Vademecum sulla scelta delle fonti di copertura del fabbisogno per le concessioni demaniali
Di Paolo Gervasi Conviene che non sia sostituito il finanziamento strutturale Nei Piani economico-finanziari dei bandi per le concessioni demaniali marittime l’apertura di credito può figurare fra le fonti di copertura, ma usarla in luogo del mutuo come finanziamento strutturale costa fino al doppio, erode il flusso di cassa della gestione operati va (cosiddetto Free cash flow from operations) degli esercizi iniziali e priva il piano degli indicatori Llcr e Plcr (rispettivamente l’indicatore di bancabilità durante il periodo di sussistenza del debito e quello che invece considera i flussi di cassa per tutto il periodo di concessione). La raccomandazione professionale è una scala graduata di soluzioni che colloca il fido entro il 20% degli investimenti in immobilizzazioni durevoli (Capex) e con rientro entro il punto di pareggio economico. Sono alcune delle considerazioni frutto di casi pratici di operatori di settore, alle prese con valutazioni sul ricorso massiccio all’apertura di credito come fonte di finanziamento. A fare da sfondo normativo e di prassi in merito alla verifica dell’equilibrio finanziario ci sono, invece, sia il Codice dei contratti pubblici (il dlgs 36/2023, agli artt. 182, c. 5 e 185, c. 5), sia le Linee guida per la redazione del piano economico-finanziario nelle procedure di partenariato pubblico-privato, diffuse dal Consiglio nazionale dei dottori commercialisti ed esperti contabili (Cndcec) e dalla Fondazione nazionale commercialisti (Fnc). Piani economici strutturati. Le nuove procedure di evidenza pubblica per le concessioni demaniali marittime (dlgs 36/2023) im pongono Piani economico-finanziari (Pef) sempre più strutturati. Fra le scelte cruciali figura quella delle fonti di copertura del fabbisogno e capita di ascoltare richieste del tenore: «non voglio impegnarmi con un mutuo, preferisco un’apertura di credito». La preferenza è comprensibile, il fido sembra flessibile e leggero, ma riposa su una percezione che non regge alla quantifi cazione e merita un esame attento prima di tradursi nella struttura finanziaria del piano. L’apertura di credito in conto corrente è uno strumento revolving: la banca mette a disposizione una somma, l’impresa la utilizza secondo le esigenze, gli interessi maturano sull’utilizzato e la commissione di disponibilità fondi (Cdf) grava sull’intero accordato. Non vi è piano di ammortamento né scadenza fissa e la linea è revocabile. Funzione propria dello strumento è la copertura di squilibri di natura congiunturale: differenziali fra incassi e pagamenti, anticipazione dell’Iva, picchi stagionali tipici di un’attività balneare. Non è pensato per sostenere investimenti pluriennali e ogni utilizzo prolungato nel tempo ne snatura la funzione. Ammissibilità e costo. Il fido può comparire fra le fonti di copertura di un investimento iniziale, il Capex (Capital Expenditure, gli investimenti in immobilizzazioni durevoli), a una condizione precisa: che sia programmato un rientro rapido attraverso i flussi operativi dei primi esercizi. È la logica dello strumento ponte, oltre la quale il fido diventa finanziamento strutturale improprio. Su un investimento di 180.000 euro coperto da 100.000 di equity (capitale proprio) e 80.000 di fido utilizzato (linea accordata 100.000, tasso 8% sull’utilizzato e 1% di Cdf), con rientro lineare quinquennale, il costo finanziario complessivo è di21.000 euro, circa il doppio…