Laigueglia, “bando capestro” sulle spiagge: balneari sul piede di guerra, a rischio l’economia del paese

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Concessioni di massimo cinque anni, premi per chi cede arenile come spiaggia libera, contributi per manifestazioni e servizi pubblici: per gli operatori è “il peggior bando letto finora, un colpo al cuore dell’economia di Laigueglia”.

Il Comune di Laigueglia ha pubblicato il bando per l’assegnazione delle concessioni balneari con finalità turistico‑ricreative, prorogando nel frattempo gli attuali titolari solo per la stagione 2026 e fissando la conclusione delle gare entro il 31 ottobre.
Negli atti ufficiali si parla di “fare squadra” tra amministrazione e stabilimenti, di ambiente, accessibilità e occupazione, ma la lettura che ne danno molti operatori sui social è opposta: “forse il peggior bando che abbiamo letto finora, qui non si condanna a morte solo i concessionari balneari, ma un intero paese e un’economia delicata e già indebolita da mille fattori”.

Durata breve e incertezza: “così si blocca ogni investimento”

L’amministrazione ha scelto di fissare la durata delle nuove concessioni in massimo cinque anni, richiamando la necessità di adeguare il Piano di Utilizzazione delle aree Demaniali e di rispettare, dal 2027, l’obbligo di destinare il 40% del litorale comunale a spiaggia libera. Ma, per chi lavora sul mare, questo significa programmare investimenti importanti – su strutture, accessibilità, risparmio energetico – senza un minimo di orizzonte temporale: “qui non si condannano a morte gli invisi concessionari balneari, ma un intero paese – scrive un operatore – perché in queste condizioni nessuno sano di mente può investire sul lungo periodo”.

Arenile ceduto e spiagge libere: “premiati se ti riduci, ma i costi restano”

Nel racconto ufficiale il bando è un “gioco di squadra”: il Comune rinuncerà ai “Bagni San Matteo”, trasformandoli in arenile pubblico, e chiede ai privati di cedere porzioni delle proprie concessioni per creare nuovi tratti di spiaggia libera.
Sui social, però, la lettura è molto diversa: “premiare chi cede porzioni di arenile come spiaggia libera, fare da bancomat a manifestazioni varie del Comune e smantellare servizi è pura follia”, scrive un concessionario. Il timore è che, a fronte di una superficie commerciale ridotta, restino invariati – se non aumentati – i costi per pulizia, sorveglianza e salvataggio, con il risultato di comprimere ulteriormente i margini delle imprese.

 Contributi, servizi e “bancomat del Comune”

Il disciplinare richiama come “punti premianti” la mobilità, i servizi di pulizia e salvataggio sulle spiagge pubbliche, l’infopoint, la promozione turistica e la sinergia con le strutture ricettive. Tradotto in pratica, però, significa che il concessionario diventa un co‑finanziatore obbligato di servizi pubblici: “fare da bancomat alle manifestazioni del Comune – si legge in un altro commento – e allo stesso tempo ridurre strutture e arenile è insostenibile”. Per molti operatori questa impostazione assomiglia a una “tassa parallela”, che si somma a canoni e tassazione ordinaria, scaricando sui privati costi che dovrebbero competere alla fiscalità generale.

Esperienza non tutelata e rischio speculazione

Nei comunicati ufficiali si parla di valorizzare “esperienza maturata”, “prevalenza della fonte di reddito” e “mantenimento dei livelli occupazionali”. Eppure, nel mondo degli operatori prevale la sensazione opposta: “quello pubblicato è un bando capestro che non tutela esperienza e professionalità ma apre solo le porte agli speculatori”, accusa un commento. L’idea diffusa è che, tra contributi richiesti e premi per chi cede arenile, il vero vantaggio non sia per le piccole imprese familiari che hanno costruito la storia turistica del paese, ma per soggetti più capitalizzati, pronti a subentrare in un mercato reso più fragile e meno redditizio.

Degrado del modello turistico: stabilimenti “spezzettati” e spiagge libere a macchia di leopardo

Tra i balneari circola anche una preoccupazione più strategica: la trasformazione del modello turistico. “Le persone con una disponibilità economica importante non vengono in stabilimenti con accanto una spiaggia libera – osserva un operatore – e visto che l’idea dell’amministrazione è fare uno stabilimento balneare intervallato da piccoli o medi tratti di spiaggia libera, non può che portare a un degrado generalizzato”. Secondo questa lettura, il bando rischia di sacrificare la qualità complessiva dell’offerta – ordine, servizi, percezione di sicurezza – in cambio di “qualche metro di spiaggia libera in più”, con il risultato di indebolire l’attrattività di Laigueglia rispetto ad altre località concorrenti.

Economie locali, immobili e “punto di svolta” per Laigueglia

Nei commenti più duri il bando viene inserito in una traiettoria più ampia, che riguarda il futuro stesso del borgo: “è la strada che Laigueglia ha preso da anni nel campo immobiliare: prezzi degli appartamenti alle stelle e residenti decimati”, scrive un cittadino. Per molti questo bando potrebbe essere il punto di svolta anche per l’economia turistica: “anche quelli che ora esultano nel vedere in difficoltà i concessionari – si legge – andranno a prendere a casa chi ha ideato questo bando assurdo”. L’idea di fondo è che, colpendo una filiera già fragile, l’effetto boomerang ricadrà su negozi, ristoranti, seconde case e sul tessuto sociale complessivo.

Le parole del sindaco e la distanza con i balneari

Il sindaco Giorgio Manfredi, commentando il bando, insiste sulla necessità di “fare squadra”, ricordando che “Laigueglia non è solo un luogo geografico, è una comunità: questo bando è l’invito a camminare uniti per costruire, tutti insieme, un futuro prospero per il nostro borgo”. Parole che, alla prova dei fatti, cozzano con la percezione di molti operatori: “comico leggere che l’amministrazione vuole fare squadra – replica un concessionario – quando la verità è che il sindaco per mesi ha rifiutato un incontro chiesto per affrontare e risolvere le problematiche del settore”. Il rischio, segnalato dai balneari, è che il dialogo si apra solo a giochi fatti, quando “piangere sul latte versato non servirà più a nulla”.

“Bloccare questa assurdità” o ripensare il bando?

Tra le righe dei commenti emerge una richiesta chiara: “bisogna bloccare questa assurdità, la qualità del nostro turismo andrà a farsi benedire”. Al netto della necessità di adeguarsi alla legge regionale e di aumentare la quota di spiaggia libera, il giudizio degli addetti ai lavori è netto: “insostenibile”, “bando capestro”, “punto di svolta per tutta l’economia di Laigueglia”. L’alternativa, anziché contrapporre slogan sulla “squadra”, potrebbe essere aprire finalmente un confronto vero con chi in questi anni ha tenuto in piedi le spiagge e, insieme ad esse, una parte fondamentale dell’identità del borgo.

Questo articolo ha un commento

  1. paolo mascarino

    Ho letto quanto scritto. Ad un profano queste sembrano regole demenziali!
    Ma chi ha steso il bando?
    E come hanno fatto negli altri comuni?
    Come spesso succede che legifera è ben lungi dalla realtà.

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