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Balneari, ITB Italia al governo: «Abrogare gli artt. 3 e 4 della legge 118/2022». Dopo l’ordinanza UE del 10 luglio le concessioni restano a durata illimitata

ITB Italia torna a scrivere al governo, al Parlamento e alle Regioni costiere e questa volta la richiesta è netta: abrogare gli articoli 3 e 4 della legge 5 agosto 2022 n. 118, la legge annuale sulla concorrenza che ha imposto la scadenza delle concessioni demaniali marittime e l'obbligo di gara. Il documento — 134 pagine di nuove osservazioni al Tavolo di consultazione per la redazione del bando-tipo previsto dall'articolo 8 del decreto-legge 11 marzo 2026 n. 32 — è firmato dal presidente Giuseppe Ricci e dall'avvocato Vincenzo De Michele, ed è stato notificato via PEC a Presidenza della Repubblica, Palazzo Chigi, MIT, MEF, Presidenze di Senato e Camera, Corte dei conti, Mediatore europeo, Commissione europea, AGCM, ANCI e a tutte le Regioni costiere. Il punto di partenza è l'ordinanza della Corte di giustizia dell'Unione europea, Sezione VII, del 10 luglio 2026 nella causa C-574/25 "Balneari Rimini II", depositata in risposta al rinvio pregiudiziale del Giudice di pace di Rimini del luglio 2025. Le richieste principali al governo Nelle considerazioni conclusive ITB Italia mette sul tavolo cinque richieste precise. 1. Abrogazione degli artt. 3 e 4 della legge 118/2022. Per l'associazione le due norme «devono essere abrogati», perché — si legge nel documento — sono stati inseriti nel disegno di legge concorrenza 2022 in cui originariamente non erano previsti, al solo scopo di «coprire» l'impianto argomentativo delle sentenze nn. 17 e 18 del 2021 dell'Adunanza plenaria del Consiglio di Stato, costruito sul «falso presupposto» di dover applicare l'articolo 12 della direttiva Bolkestein. 2. Applicare la normativa vigente sulla durata illimitata o con proroga automatica. La richiesta centrale è di riconoscere che alle concessioni balneari si applica la direttiva 2006/123/CE, ma soltanto nella regola generale dell'articolo 11 (autorizzazioni di durata illimitata o rinnovabili automaticamente), e non l'eccezione dell'articolo 12 sulla durata limitata con procedura selettiva. Le norme interne che, secondo ITB, già disciplinano correttamente la materia e sono tuttora vigenti sono: art. 10, comma 1, della legge n. 88/2001; art. 10, comma 1, e art. 19, comma 1, del d.lgs. n. 59/2010, decreto di recepimento della Bolkestein; art. 24, comma 3-septies, del d.l. n. 113/2016. 3. Un intervento legislativo chiarificatore nel ddl concorrenza 2026. ITB Italia chiede di usare il disegno di legge annuale sulla concorrenza per il 2026 come veicolo per «sanare gli errori commessi con la legge n. 118/2022», mettendo ordine in una materia oggi definita caotica anche per la carente pianificazione regionale dell'uso dell'arenile ex art. 6, comma 3, del d.l. n. 400/1993 e art. 1, comma 254, della legge n. 296/2006. 4. Nessun bando-tipo applicabile alle concessioni in corso. L'associazione riconosce che governo, MIT e molte Regioni «abbiano ben operato» non avendo ancora adottato né il decreto interministeriale previsto dall'art. 4, comma 9, della legge 118, né approvato il bando-tipo dell'art. 8 del d.l. 32/2026, che «allo stato non potrebbe trovare alcuna pratica applicazione» sulle concessioni turistico-ricreative in essere, tutte considerate di durata illimitata o con proroga automatica. Sul bando-tipo il confronto al MIT era ripartito con…

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Qualità in calo, rapporti con i clienti storici spezzati e rischio spiagge d’élite: il futuro dopo le gare

C'è una frase, raccolta fra i bagnanti di Sori e pubblicata da Il Secolo XIX del 6 settembre 2026, che vale più di mille convegni sulla direttiva Bolkestein: «Troppo alto il rischio di perdere qualità». Non la pronunciano i concessionari, non la pronunciano i sindaci: la pronunciano i clienti. Quelli che tornano allo stesso stabilimento da quaranta o cinquant'anni, che hanno visto i figli imparare a nuotare fra le stesse cabine, e che oggi si organizzano in raccolte di firme perché temono che il cambio di gestione porti multinazionali al posto di famiglie, listini gonfiati al posto di rapporti umani, standard al posto di servizio. Il quadro che emerge dalle testimonianze è netto. A Bogliasco, raccontano i frequentatori, il passaggio di mano è già avvenuto e il giudizio è impietoso: prezzi cresciuti, postazioni passate da novanta a centocinquanta, spiaggia più affollata, rotture non riparate, servizi peggiorati. A Sori, dove la gestione familiare resiste, il timore è di finire allo stesso modo. Ad Arenzano, chi frequenta la baia da mezzo secolo spera nel rilancio ma teme il contrario: che il posto smetta di essere «casa». La qualità si misura con i piedi A questo racconto si aggiunge la voce di chi la spiaggia la vive davvero, e che riassume la questione meglio di qualsiasi analisi giuridica: «Mi chiedo: se si vincono dei bandi a fronte di investimenti e migliorie, ci sarà anche una tempistica per realizzarle? Io quest'anno ho visto solo un peggioramento apocalittico, non si riesce nemmeno a passare fra i lettini per arrivare al mare. Nel primo mese di apertura: un vetro in un piede, un ferro in una gamba, con tanto di antitetanica. Sotto la sabbia si trova di tutto. Per me non è più casa, purtroppo.» È una testimonianza che sposta il discorso dal piano delle carte bollate a quello concreto. Perché la "qualità dell'offerta turistica" non è una voce di un punteggio di gara: è la larghezza del corridoio fra i lettini, è la sabbia setacciata la mattina presto, è il bagnino che ti conosce, è il pronto soccorso che non serve perché nessuno si è tagliato con un vetro. E la domanda sulla tempistica resta sospesa: le migliorie promesse in gara si vedono sulla carta molto prima che sotto i piedi. L'aritmetica del profitto contro il rapporto di fiducia Chi entra in una spiaggia solo con una logica di rendimento ha davanti a sé una matematica semplice e brutale: più postazioni per metro quadro, più margine; meno personale, meno costi; meno manutenzione invisibile — la pulizia profonda della sabbia, la sostituzione dei lettini rotti, la vigilanza — e i conti tornano ancora meglio, almeno per una stagione o due. Il problema è che tutto ciò che rende un litorale un'eccellenza turistica sta esattamente nelle voci che quella matematica taglia per prime. Lo spazio fra gli ombrelloni. Il tempo del personale. La cura del dettaglio che nessun cliente nota finché c'è, e che tutti notano quando sparisce — magari sotto forma di un vetro nel piede.…