Coste siciliane, dopo il Ciclone Harry l’allarme di Antonio Firullo: “Servono opere di difesa”

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Il presidente dell’Associazione Turistica Balneare Siciliana denuncia i ritardi dei Comuni nella presentazione dei progetti per accedere ai finanziamenti regionali destinati alla difesa dei litorali. «La sicurezza delle spiagge riguarda l’intera comunità, non soltanto gli operatori balneari».

La violenza del Ciclone Harry e l’onda record di 16,6 metri registrata nel Canale di Sicilia lo scorso gennaio riportano al centro dell’attenzione la necessità di mettere in sicurezza le coste siciliane. A lanciare l’allarme è Antonio Firullo, presidente dell’Associazione Turistica Balneare Siciliana, che richiama le amministrazioni comunali alla necessità di accelerare la programmazione degli interventi di difesa costiera.

Secondo Firullo, nonostante la disponibilità manifestata dall’assessore regionale al Territorio e all’Ambiente, on. Giusi Savarino, e le risorse messe a disposizione dalla Regione per la realizzazione di opere di protezione, tra cui frangiflutti e ripascimenti, sono ancora pochi i Comuni che hanno presentato le necessarie richieste di finanziamento. Una situazione che desta preoccupazione perché i ritardi nella progettazione e nell’attivazione degli interventi rischiano di lasciare esposti interi tratti di costa agli effetti delle mareggiate e dell’erosione.

Le conseguenze non riguardano soltanto i concessionari balneari, direttamente interessati dai danni provocati dagli eventi estremi, ma coinvolgono cittadini, operatori turistici, attività economiche e il patrimonio naturale e paesaggistico dell’isola.

La difesa della costa non può essere confusa con la rimozione degli stabilimenti

Uno dei punti centrali della posizione espressa dal presidente dell’Associazione Turistica Balneare Siciliana riguarda il rischio che la gestione delle emergenze venga impropriamente ricondotta alla sola rimozione temporanea delle strutture balneari. La questione, tuttavia, è molto più ampia. La sicurezza delle spiagge non può essere affidata esclusivamente alla capacità dei concessionari di proteggere le proprie strutture, né può esaurirsi nell’adozione di misure temporanee in occasione delle mareggiate.

Il passaggio del Ciclone Harry, che nel gennaio 2026 ha interessato il Mediterraneo centrale, ha evidenziato in maniera drammatica la vulnerabilità di numerosi tratti costieri. L’onda di 16,6 metri, registrata da una boa ISPRA nel Canale di Sicilia, tra Portopalo di Capo Passero e Malta, rappresenta un dato eccezionale, recentemente approfondito anche da uno studio scientifico pubblicato su Communications Earth & Environment.

Per Firullo, questi eventi impongono un cambiamento nell’approccio alla tutela del territorio: non è sufficiente intervenire dopo ogni emergenza, ma occorre predisporre una strategia preventiva capace di proteggere l’intero sistema costiero.

PUDM e investimenti: la pianificazione deve essere accompagnata dalle opere

Un altro aspetto evidenziato nella presa di posizione riguarda la programmazione comunale del demanio marittimo. Secondo Firullo, alcune amministrazioni hanno avviato i procedimenti per l’approvazione dei Piani di utilizzo del demanio marittimo (PUDM), senza però affiancare alla pianificazione una concreta strategia di investimenti per la protezione e la valorizzazione delle spiagge.

La pianificazione delle aree demaniali rappresenta certamente uno strumento importante per organizzare l’utilizzo del territorio costiero, ma non può sostituire gli interventi necessari a garantirne la conservazione e la sicurezza.

Individuare nuove aree, programmare i ripascimenti, realizzare opere di protezione e coordinare gli interventi lungo i diversi tratti di costa sono passaggi che devono procedere parallelamente. Senza una visione d’insieme, il rischio è quello di disporre di strumenti urbanistici formalmente approvati, mentre gli arenili continuano a essere esposti agli stessi fenomeni erosivi e ai medesimi rischi. Da qui l’appello dell’Associazione Turistica Balneare Siciliana ai Comuni affinché accelerino la presentazione dei progetti e sfruttino concretamente le opportunità di finanziamento messe a disposizione dalla Regione.

Una responsabilità che riguarda l’intera comunità costiera

La posizione di Antonio Firullo richiama infine un principio fondamentale: la difesa delle spiagge è una responsabilità pubblica e rappresenta un investimento sulla sicurezza del territorio, sulla continuità delle attività economiche e sul futuro delle comunità costiere.La spiaggia, infatti, non è soltanto uno spazio destinato alla fruizione turistica, ma un bene collettivo, un elemento identitario e una risorsa economica fondamentale per numerosi territori siciliani.

La sua perdita o il progressivo deterioramento degli arenili producono conseguenze che vanno ben oltre il comparto balneare. Per questo la tutela della costa non può essere demandata esclusivamente agli operatori economici, ma deve diventare una priorità condivisa tra Regione, Comuni e soggetti interessati. Dopo il Ciclone Harry, il tempo delle sole dichiarazioni dovrebbe lasciare spazio a una programmazione concreta. Le risorse disponibili devono tradursi in progetti, cantieri e opere capaci di proteggere realmente i litorali.

È questo, in sostanza, il messaggio lanciato dal presidente dell’Associazione Turistica Balneare Siciliana: per salvaguardare le spiagge siciliane non basta gestire i danni dopo ogni mareggiata. Occorre prevenire, investire e mettere in sicurezza il territorio prima che si verifichi la prossima emergenza.

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