Le fonti turistiche ufficiali e i listini fotografati sul posto mostrano che nelle mete più prestigiose della Costa Azzurra le spiagge private sono numerose, promosse dalle istituzioni locali e organizzate come parte centrale dell’offerta turistica, con lettini, bed, ristorazione e tariffe tutt’altro che popolari.
Sui social si ripete spesso una rappresentazione semplificata della Francia balneare: grandi spazi liberi, pochi stabilimenti, arenili quasi interamente restituiti all’uso pubblico. Ma basta guardare alle località simbolo del lusso e dell’alta redditività turistica per vedere che la situazione è molto più complessa, e in diversi casi molto più simile a quella che tanti fingono di non vedere quando si parla di concessioni.

A Cannes, per esempio, il portale turistico ufficiale dedica una pagina specifica alle spiagge della Croisette, mentre il sito turistico regionale della Provenza‑Alpi‑Costa Azzurra parla apertamente della presenza di molte spiagge private lungo quel tratto di costa. Non si tratta quindi di una presenza residuale, ma di una componente pienamente riconosciuta e valorizzata dell’offerta locale, fatta di ristorazione sul mare, noleggio lettini e servizi pensati per una clientela con forte capacità di spesa.

Lo stesso accade nell’area di Saint‑Tropez e in particolare sulla celebre Pampelonne di Ramatuelle, dove il portale ufficiale del turismo elenca numerosi beach restaurants e plages privées. Anche qui, dunque, l’impresa balneare non è affatto assente: al contrario, costituisce una parte centrale del modello economico di una delle destinazioni più redditizie e iconiche della Costa Azzurra.

La narrazione non cambia a Juan‑les‑Pins. Il portale ufficiale di Antibes Juan‑les‑Pins dedica una sezione alle spiagge private e richiama strutture ben note come Yolo, Belles Rives, Royal Beach e La Lutétia, confermando che anche qui il litorale è segnato da una presenza chiara e stabile di attività balneari organizzate.

Le immagini raccolte sul posto rendono tutto questo ancora più concreto. In una delle fotografie compare il cartello di “Yolo Plage et Restaurant”, dove si legge che il transat costa 25 euro (a metà aprile!) e la serviette 8 euro; lo stesso pannello segnala inoltre spiaggia aperta e sorvegliata dalle 10 alle 18 e ristorante aperto dalle 12 alle 21 con servizio continuato.

Un secondo listino, esposto con la dicitura “Beach Side – Tarifs transats”, riporta tariffe ancora più significative (a metà aprile!): bed a 65 euro, prima fila a 45 euro, seconda fila a 40 euro, altre file a 35 euro, mezza giornata a 25 euro e asciugamano a 10 euro. Nel cartello si precisa anche che l’ombrellone è incluso e che la tariffa di mezza giornata vale dalle 10 alle 13.30, limitatamente alle file diverse dalla prima.



L’immagine social della Francia come regno delle spiagge totalmente libere è dunque fuorviante: nelle località più esclusive la presenza degli stabilimenti è massiccia, con strutture che occupano visivamente quasi tutto il fronte balneare, servizi a pagamento, ristorazione e controllo degli accessi alle aree attrezzate. Ma proprio per questo il punto va detto con precisione: non si può sostenere che in Francia sia vietato camminare sulla battigia, perché le fonti consultate richiamano il principio dell’accesso pubblico al litorale e la presenza di spiagge pubbliche accanto a quelle private, anche a Cannes, dove l’offerta ufficiale comprende 13 spiagge pubbliche oltre a numerose spiagge private.

È questa, semmai, la contraddizione che merita di essere raccontata fino in fondo. Da un lato, nei luoghi dove il turismo produce più valore, la costa francese appare fortemente privatizzata nell’impatto visivo e commerciale, con file di lettini, beach club, ristoranti e prezzi elevati; dall’altro, il racconto semplificato che circola online trasforma la Francia in un modello astratto di spiaggia “libera”, omettendo proprio ciò che accade nelle località più celebri e redditizie.

Le immagini e le fonti ufficiali parlano chiaro: nelle destinazioni francesi dove il turismo genera più reddito, l’arenile non è affatto immune dalla logica del mercato. Altro che mito della costa tutta libera: a Cannes, Saint‑Tropez e Juan‑les‑Pins gli stabilimenti balneari esistono, vengono promossi dai circuiti turistici ufficiali e applicano listini da località d’élite.








Sempre a rompere i cojoni agli italiani e poi negli altri stati Europei fanno come gli pare…. Non ci dobbiamo piegare all’Europa…. Ci stanno distruggendo!
L’avvocato De Michele ha smascherato la lobby degli espropria tori a favore dei loro amici di merende e ora difende i balneari dalle aste
fosse per me metterei il limite ogni comune può dare in concessione massimo il 50% delle spiagge. non capisco perchè in comuni come quelli della versilia praticamente il 100% sono in concessione. perchè devo essere costretto a pagare per andare al mare? e sopratutto a che prezzi. assurdo, una connivenza mafiosa tra balneari e stato. io voglio andare al mare senza pagare un euro. se qualcuno vuole pagare per stare più comodo si accomodi, ma perchè mi deve esser negato violentemente questo diritto?