Concessioni idroelettriche, attesa alta: la sentenza UE può riscrivere gare e proroghe

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La Corte Costituzionale, con l’ordinanza n. 161 del 2024 (depositata il 7 ottobre 2024), ha disposto un rinvio pregiudiziale alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea (CGUE) per chiarire l’applicabilità della Direttiva 2006/123/CE (nota come Direttiva Bolkestein) alle concessioni per piccole derivazioni idroelettriche. Il caso nasce da un ricorso del Presidente del Consiglio dei Ministri contro l’articolo 3 della legge regionale dell’Emilia-Romagna n. 17 del 2023, che prevede una proroga automatica di queste concessioni (fino a un massimo di 30 anni) per consentire ai concessionari di sfruttare integralmente gli incentivi per la produzione di energia da fonti rinnovabili, su richiesta del titolare.

La Corte ha sollevato tre quesiti pregiudiziali alla CGUE:

  • Se l’articolo 12 della Direttiva si applichi anche a impianti che producono mera energia elettrica, qualificandola come “servizio” o piuttosto come “produzione di un bene”.
  • In caso di applicabilità, se gli Stati membri possano distinguere tra grandi e piccole derivazioni idroelettriche per valutare la scarsità della risorsa naturale, considerando che i piccoli impianti hanno un impatto ambientale limitato e dimensioni ridotte.
  • Se la proroga prevista dalla norma regionale sia compatibile con la Direttiva, purché non superi i 30 anni e sia motivata dall’uso di incentivi per energie rinnovabili.

La questione della scarsità è centrale nel secondo quesito. La Corte Costituzionale dubita che per le piccole derivazioni (con potenza nominale media annua inferiore o pari a 3.000 kW) si configuri una situazione di scarsità, a differenza delle grandi derivazioni, già regolate dal legislatore italiano. Richiamando la giurisprudenza della CGUE sulle concessioni balneari (ad esempio, le sentenze Promoimpresa e AGCM), la Corte sottolinea che gli Stati membri hanno un margine di discrezionalità per adottare criteri generali o caso per caso nella valutazione della scarsità. In particolare:

  • Per le piccole derivazioni, gli impianti sono descritti come a basso impatto e di dimensioni contenute, il che potrebbe escludere la scarsità e rendere inapplicabile l’obbligo di gara previsto dalla Direttiva.
  • La Corte chiede se rientri in tale discrezionalità distinguere tra grandi e piccole derivazioni come criterio astratto per determinare la scarsità delle risorse idroelettriche.

Il dibattito si inserisce in un contesto di stallo normativo: l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM) insiste sull’obbligo di gara per i rinnovi, mentre Regioni e Province attendono norme nazionali uniformi. La pronuncia della CGUE potrebbe avere ripercussioni più ampie, inclusi settori come le concessioni balneari, distinguendo tra impianti piccoli e grandi in base alla tipologia e alla grandezza. Al momento, non ci sono aggiornamenti sulla decisione della CGUE, ma l’ordinanza rappresenta un passo significativo per chiarire se la produzione di energia idroelettrica rientri nella Direttiva Bolkestein e come valutare la scarsità.

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