Di Riccardo Zucconi
La mobilitazione del comparto balneare italiano continua a far sentire con determinazione la propria voce. A partire proprio dal mio territorio, Viareggio, dove diciotto stabilimenti balneari il 20 maggio scorso hanno avviato una causa civile per veder riconosciuta la validità delle proprie concessioni e richiedere il risarcimento dei danni per la perdita di valore aziendale legata all’applicazione della Direttiva Bolkestein, per arrivare alla Calabria che sempre nel maggio scorso ha approvato una legge regionale che autorizza gli enti locali costieri a procedere, per i territori di rispettiva competenza, alla preventiva valutazione della sussistenza della scarsità della risorsa naturale spiaggia ovvero dell’interesse transfrontaliero certo prima di avviare le procedure di gara. Segnalo infatti che il governo Meloni ,nel corso del Consiglio dei ministri dello scorso 2 luglio ,ha deliberato di non impugnare questa legge regionale e le ragioni sono ovvie.
Il Governo Meloni fin dal suo insediamento ha dimostrato un forte e costante impegno a tutela del comparto balneare italiano avviando, per la prima volta nella storia del nostro paese, una mappatura delle coste italiane attraverso il Tavolo tecnico demaniale. I dati emersi hanno certificato che la “scarsità della risorsa”, presupposto fondamentale per l’applicazione della Direttiva Bolkestein, di fatto non sussiste nel nostro Paese, essendoci ampi margini per l’apertura di nuove imprese senza penalizzare quelle esistenti. Sappiamo come è andata a finire la mappatura; Bruxelles accolse con scetticismo queste evidenze scientifiche costringendoci a proseguire un serrato e complesso negoziato in sede europea.
A dipanare in parte la matassa è intervenuta la sentenza del 20 aprile 2023 della Corte di Giustizia europea (Causa C-348/22, Comune di Ginosa) che ha affermato che la scarsità non può essere semplicemente proclamata in astratto una volta per tutte, ma deve riferirsi a una situazione di fatto esaminata dall’amministrazione competente ovvero i comuni. Bene ha fatto quindi la regione Calabria ad introdurre una norma che condiziona l’avvio dei procedimenti di gara alla verifica della reale disponibilità delle aree demaniali. Senza dati aggiornati e una ricognizione del litorale e delle aree già assentite e di quelle libere, Infatti, il richiamo alla “scarsità” resta una formula astratta e non un accertamento oggettivo rischiando di mettere a gara concessioni che al contrario hanno tutto il diritto a continuare la propria attività.
Come ho sempre sostenuto prima di avviare qualsiasi procedura comparativa generalizzata è indispensabile che le risultanze tecniche della mappatura, inclusiva delle aree lacuali e fluviali, vengano pienamente recepite. Solo laddove la risorsa risulti effettivamente scarsa si deve procedere a bandi con l’imperativo di riconoscere il valore commerciale e l’avviamento ai concessionari uscenti: chi subentra deve indennizzare integralmente l’uscente sulla base di perizie giurate che considerino gli investimenti effettuati valutati non solo sotto il profilo fiscale ma anche sotto quello civilistico. Infine ritengo che i criteri di valutazione dei bandi debbano premiare l’esperienza professionale, il legame con il territorio e la sostenibilità ambientale, evitando che le nostre spiagge diventino terreno di conquista per grandi gruppi multinazionali o speculativi.
La sfida centrale che abbiamo davanti è salvaguardare la specificità del modello italiano del settore balneare e dare certezza lavorativa alle migliaia di aziende e alle loro famiglie. Bene ha fatto dunque il Governo a non impugnare la legge regionale della Calabria e l’auspicio è che essa possa ben rappresentare un modello per altre regioni. Il mio impegno è continuare a dare ascolto al territorio per tradurre queste istanze in norme certe, salvaguardando il futuro e la dignità del modello balneare italiano.
Grazie , sosteniamo le imprese che possono essere cancellate SOLO SE FALLITE e NON SE SVOLGONO I LORO COMPITI DI DARE LAVORO , Conservare un controllo sociale del territorio , di fornire i beni necessari ai cittadini e aumentare il PIL NAZIONALE ETC
Condivido. La Bolkestein deve essere una opportunità per migliorare il reparto turistico ricreativo, obbligando i concessionari ad adeguarsi alle norme a tutela dell’ ambiente, alle norme urbanistiche ed al territorio e non prevedere un cambio di gestore che sarebbe ingiusto e deleterio
Giusto salvaguardare chi ha creato imprese sulla base di una legge che garantiva la continuità.
L’ unico scopo della Bolkestein è rubare ai poveri per regalare I ricchi e mafiosi! Basti pensare che da un regime prettamente economico, si passerà ad un regime clientelismo determinato dai (fragili) comuni. Tanto basta per far capire che i commenti dei miei predecessori sono aria fritta.
Sicuramente lodevoli sono le “iniziative” della Regione Calabria, che, nel rispetto delle norme europee, ha varato una legge, che il governo, giustamente, non ha impugnato. Ovviamente, questo andrà benissimo per le concessioni post 2010 (a seguito recepimento della Bolckestein), mentre per le precedenti, sarebbe bene che lo Stato italiano (ma anche Bruxelles) rispettassero gli “impegni” assunti attraverso le LEGGI nazionali preesistenti (art 10 della 88/2001 che “sostituiva” l’art 37 del CDN ora modificato). Ogni “forzatura” sarà inopportuna, direi dannosa e fallimentare, oltre che poco seria, per ovvie e indiscutibili ragioni, non soltanto di carattere legale, ma anche (se non soprattutto), di buon senso e ragionevolezza! (Non è accettabile varare delle norme “garantiste” per incentivare gli investimenti, per poi annullarle a investimenti avvenuti). Questa è TRUFFA, pertanto, benissimo hanno fatto i 18 concessionari di Viareggio a presentare ricorso!