Vasto, quindici concessionari balneari ricorrono al TAR: nel mirino gli atti del Comune dopo la sentenza AGCM

A Vasto si apre un nuovo capitolo nella complessa vicenda delle concessioni balneari. Quindici concessionari aderenti al Consorzio Lidi Vastesi hanno infatti presentato un nuovo ricorso al TAR Abruzzo contro gli atti adottati dal Comune in seguito alla sentenza n. 217/2026, che aveva imposto l’immediato avvio delle procedure di evidenza pubblica.

Alla base dell’iniziativa legale vi la sentenza n. 217 del TAR Abruzzo che, accogliendo il ricorso promosso dall’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM) contro il Comune di Vasto, ha ritenuto illegittimo il rinvio delle gare fino al 2027, ordinando all’amministrazione comunale di procedere senza ulteriori ritardi all’avvio delle procedure di affidamento delle concessioni demaniali marittime. In esecuzione della decisione, il Comune ha avviato gli adempimenti necessari, predisponendo gli atti propedeutici ai bandi e procedendo anche all’accertamento della presunta scarsità della risorsa naturale disponibile.

I quindici operatori balneari, aderenti al Consorzio Lidi Vastesi e assistiti dagli avvocati Carmine Di Risio e Cino Benelli, hanno però deciso di impugnare proprio gli atti adottati dal Comune dopo la sentenza del TAR. Secondo i ricorrenti, infatti, essi sarebbero stati esclusi dal contraddittorio nel giudizio promosso dall’AGCM e non avrebbero quindi avuto la possibilità di far valere le proprie ragioni prima che venissero assunte decisioni destinate a incidere direttamente sulle loro concessioni.

Al centro la “scarsità della risorsa”

Uno degli aspetti più rilevanti del ricorso riguarda il tema della scarsità della risorsa demaniale marittima. La tesi sostenuta dai concessionari è che la sentenza del TAR non avrebbe accertato direttamente la scarsità del bene, ma si sarebbe limitata a imporre al Comune di dare corso alle procedure di gara. L’effettiva valutazione sulla disponibilità limitata delle aree demaniali sarebbe stata invece compiuta successivamente dall’amministrazione comunale attraverso specifici atti amministrativi. Per questo motivo i ricorrenti chiedono che tale accertamento venga sottoposto a un autonomo scrutinio giurisdizionale, sostenendo che si tratti di un presupposto fondamentale per l’applicazione delle procedure concorrenziali previste dalla direttiva servizi.

Con il nuovo ricorso i concessionari chiedono l’annullamento degli atti comunali successivi alla sentenza n. 217/2026, ritenuti lesivi dei propri interessi, e contestano in particolare il procedimento con cui il Comune avrebbe accertato la scarsità della risorsa senza il coinvolgimento diretto dei concessionari interessati. La vicenda potrebbe quindi aprire un nuovo fronte giudiziario, distinto dal contenzioso promosso dall’AGCM, concentrandosi non tanto sull’obbligo di indire le gare quanto sulla correttezza dell’iter amministrativo seguito dal Comune e sulla legittimità dell’accertamento della scarsità del demanio marittimo.

L’esito del giudizio sarà seguito con attenzione dall’intero comparto balneare, poiché potrebbe fornire ulteriori indicazioni sul ruolo del contraddittorio e sulle modalità con cui le amministrazioni locali devono motivare e dimostrare la presunta scarsità della risorsa naturale prima di procedere con le gare per l’assegnazione delle concessioni.

Questo articolo ha un commento

  1. Raffaele Nardi

    se non c’è scarsità si possono fare i bandi?

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