Unionmare cambia pelle: diventa centro studi, il SIB rafforza la rappresentanza in Veneto

Al momento stai visualizzando Unionmare cambia pelle: diventa centro studi, il SIB  rafforza la rappresentanza in Veneto
Photo by Riedelmax . on Pexels

 La storica sigla del comparto turistico-balneare del Veneto cambia funzione e si riposiziona come centro studi, mentre la rappresentanza sindacale del settore si consolida nel perimetro del SIB Confcommercio.

Unionmare volta pagina. Secondo quanto riportato da VeneziaToday, l’associazione veneta del comparto balneare si avvia a diventare un centro studi, segnando un passaggio che non appare solo nominale ma anche politico e organizzativo per l’intero sistema della rappresentanza sulla costa.

Il punto di partenza è il peso che Unionmare ha avuto fin qui nel turismo balneare regionale. Le fonti del sistema Confcommercio descrivono infatti Unionmare Veneto come un’organizzazione di livello regionale collegata direttamente al Sindacato Italiano Balneari e composta da consorzi di gestori e singole imprese, per un totale di circa 70 aziende aderenti. Alla guida dell’associazione risulta Alessandro Berton, figura che negli ultimi anni ha rappresentato uno dei volti più riconoscibili del comparto veneto.

Il riassetto si inserisce dentro una trasformazione più ampia già in corso nel sistema SIB in Veneto. Nell’ottobre 2024 è stato infatti formalizzato e riunito il SIB interprovinciale Venezia-Rovigo, guidato da Lorenzo Braida, con la partecipazione del vertice nazionale del sindacato e di diversi amministratori del litorale. Nel luglio 2025 Confcommercio Veneto ha poi annunciato la nascita del nuovo SIB Veneto, ancora con Braida come primo presidente regionale, presentando il passaggio come un rafforzamento della rappresentanza di categoria ai tavoli di programmazione.

In questo quadro, la trasformazione di Unionmare in centro studi sembra indicare una separazione più netta tra due funzioni: da una parte la rappresentanza sindacale e politico-istituzionale affidata al SIB, dall’altra l’elaborazione tecnica, l’analisi dei dati, il supporto progettuale e la produzione di contenuti strategici affidati a una struttura più specialistica. Il modello sarebbe coerente con un settore che oggi ha bisogno non solo di tutela associativa, ma anche di strumenti tecnici per affrontare gare, transizione normativa, pianificazione del litorale e sostenibilità delle imprese.

Non è un caso che i dossier più sensibili sul tavolo restino quelli delle concessioni e dell’organizzazione dei servizi. Nelle comunicazioni ufficiali del SIB interprovinciale Venezia-Rovigo e del successivo SIB Veneto tornano infatti con forza la richiesta di chiarezza normativa sulla direttiva Bolkestein, il tema degli eventuali indennizzi e la riforma della disciplina del personale di salvataggio, considerata strategica per la tenuta economica delle imprese balneari.

Per il Veneto, quindi, non si tratta solo di un cambio di etichetta. La riorganizzazione fotografa il tentativo di dare al comparto una struttura più moderna, con il sindacato chiamato a presidiare il confronto politico e il futuro centro studi destinato verosimilmente a produrre analisi, scenari e proposte su concessioni, turismo, erosione costiera, accessibilità e servizi di spiaggia. Anche perché il sistema balneare veneto continua a essere una componente rilevante del turismo regionale, con circa 630 concessioni legate al turismo balneare secondo i dati diffusi da Confcommercio Veneto nel 2025.

Resta ora da capire quali saranno tempi, governance e compiti concreti del nuovo assetto. Ma il messaggio di fondo è già chiaro: nel pieno della partita sulle concessioni, il comparto balneare veneto punta a distinguere sempre di più il livello della rappresentanza da quello dell’elaborazione tecnica, cercando di presentarsi con una voce sindacale unitaria e con un supporto di analisi più strutturato

Lascia un commento