UNI/PdR 125 e concessioni demaniali: perché la parità di genere può diventare un vantaggio competitivo

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Le future procedure per l’affidamento delle concessioni demaniali marittime, lacuali e fluviali non chiameranno le imprese a confrontarsi soltanto sul piano economico. La qualità dei servizi, la capacità organizzativa, gli investimenti, la sostenibilità ambientale, l’accessibilità e la tutela del lavoro sono tutti profili destinati ad assumere un peso crescente nella valutazione delle proposte.

In questo quadro, anche la certificazione della parità di genere secondo la UNI/PdR 125 può diventare un elemento di interesse per le imprese balneari e turistico-ricreative. Non si tratta di un requisito automaticamente necessario per partecipare alle procedure né di un certificato che garantisca punteggi in ogni bando. Il suo rilievo dipenderà dalle norme applicabili e dalle scelte della singola amministrazione.

Ma una cosa è certa: disporre di un sistema organizzativo già verificato, documentato e orientato alla qualità del lavoro può rendere l’impresa più solida e competitiva.

Concessioni: non conta soltanto l’offerta economica

La gestione di un tratto di demanio marittimo, lacuale o fluviale riguarda un bene pubblico e un servizio rivolto alla collettività. Per questa ragione, nelle procedure comparative assumono rilievo aspetti che vanno oltre la dimensione economica dell’offerta.

A seconda del quadro normativo e delle previsioni del bando, le amministrazioni possono valorizzare elementi quali:

  • La qualità e l’innovazione dei servizi turistico-ricreativi.
  • Gli interventi per la sicurezza, l’accessibilità e la fruibilità dell’area.
  • Gli investimenti per la manutenzione e la riqualificazione.
  • La sostenibilità ambientale della gestione.
  • L’organizzazione del lavoro e la formazione del personale.
  • Le misure di inclusione e responsabilità sociale.
  • Le garanzie di continuità, affidabilità e qualità dell’impresa.

Lo stabilimento balneare, quindi, non è soltanto una struttura sull’arenile. È un’impresa che seleziona e coordina lavoratori, organizza turni e mansioni, accoglie il pubblico, gestisce servizi complessi e opera in rapporto costante con il territorio e con le amministrazioni.

La capacità di dimostrare una gestione seria, trasparente e attenta alle persone può pertanto diventare un valore concreto.

Che cos’è la certificazione UNI/PdR 125

La UNI/PdR 125 è una prassi di riferimento che definisce linee guida per l’adozione di un sistema di gestione della parità di genere nelle organizzazioni.

La certificazione è volontaria ed è rilasciata da organismi accreditati. Si inserisce nel quadro normativo introdotto dalla legge n. 162 del 2021, che ha rafforzato gli strumenti per promuovere la parità tra donne e uomini nel mondo del lavoro.

Non consiste in una dichiarazione generica di adesione al principio delle pari opportunità. L’impresa deve invece adottare politiche, procedure e indicatori capaci di misurare concretamente il proprio impegno e di verificarne l’evoluzione nel tempo.

Le aree considerate dalla UNI/PdR 125 sono sei:

  • Cultura e strategia aziendale.
  • Governance e presenza femminile nei ruoli decisionali.
  • Processi di gestione delle risorse umane.
  • Opportunità di crescita, inclusione e sviluppo professionale.
  • Equità remunerativa tra i generi.
  • Tutela della genitorialità e conciliazione tra vita privata e lavoro.

L’obiettivo non è applicare indistintamente lo stesso modello a ogni attività economica. Il sistema deve essere proporzionato alle dimensioni, alla struttura e alle caratteristiche dell’impresa, ma deve consentire di dimostrare che l’organizzazione ha individuato obiettivi, strumenti e risultati verificabili.

Perché interessa anche gli stabilimenti balneari

Il comparto balneare è formato in larga parte da piccole e medie imprese, spesso a conduzione familiare e con un utilizzo importante di lavoratori stagionali. Ciò non significa che i temi della parità di genere e dell’organizzazione del lavoro siano estranei al settore. Al contrario, sono temi che riguardano direttamente la quotidianità di molti stabilimenti.

Basti pensare alla selezione degli addetti per la stagione, alla distribuzione delle mansioni, alla gestione dei turni, alla formazione, alla possibilità di assumere responsabilità, alla tutela della maternità e della genitorialità o alla prevenzione di comportamenti discriminatori e molestie.

Molte imprese già operano con correttezza e attenzione verso il personale. Spesso, però, queste prassi rimangono informali: non sono raccolte in politiche aziendali, criteri trasparenti, registri, procedure o indicatori.

La certificazione può servire proprio a rendere visibile ciò che l’impresa fa già, correggendo allo stesso tempo eventuali criticità. Per esempio, uno stabilimento può formalizzare criteri non discriminatori per il reclutamento stagionale, stabilire modalità trasparenti per l’assegnazione delle mansioni, organizzare la formazione e predisporre canali per segnalare problematiche interne.

Non si tratta soltanto di “avere un documento in più”, ma di strutturare meglio l’azienda e di poter dimostrare, con evidenze oggettive, il livello della propria organizzazione.

Il collegamento con i criteri premiali nei bandi

La UNI/PdR 125 non attribuisce automaticamente un vantaggio nelle procedure per l’affidamento delle concessioni. È essenziale chiarirlo per evitare aspettative improprie.

Ogni amministrazione dovrà definire i requisiti di partecipazione e i criteri di valutazione nell’ambito delle disposizioni applicabili. Soltanto il bando potrà stabilire se e come una certificazione di parità di genere potrà essere valutata, eventualmente attraverso punteggi, premialità o altri meccanismi di valorizzazione.

Tuttavia, la certificazione può assumere rilievo quando la procedura premi aspetti come:

  • La qualità dell’organizzazione aziendale.
  • Le politiche di pari opportunità.
  • La tutela, la stabilità e la qualificazione del lavoro.
  • Le misure di inclusione e conciliazione.
  • La responsabilità sociale dell’impresa.
  • La disponibilità di certificazioni o sistemi verificabili di gestione.

In queste circostanze, una certificazione rilasciata da un soggetto terzo e accreditato può offrire un elemento più forte rispetto a una semplice autodichiarazione. L’operatore non si limita ad affermare di prestare attenzione alla parità di genere, ma può dimostrare di aver adottato e sottoposto a verifica un sistema organizzato.

Naturalmente, il certificato non sostituisce un progetto tecnico adeguato, gli investimenti richiesti, la regolarità contributiva, l’esperienza o gli altri requisiti fissati dalla procedura. Può però concorrere a rafforzare il profilo complessivo dell’impresa.

I vantaggi concreti per gli operatori

Per una società o una ditta individuale del settore turistico-ricreativo, intraprendere il percorso UNI/PdR 125 può produrre benefici che non si esauriscono nella prospettiva dei futuri affidamenti.

Tra i vantaggi più rilevanti vi sono:

  • La possibilità di documentare in modo verificabile l’attenzione dell’impresa alle pari opportunità e alla qualità del lavoro.
  • Un’organizzazione più ordinata dei processi di selezione, inserimento, formazione e gestione del personale.
  • Il rafforzamento della reputazione verso comuni, clienti, dipendenti, fornitori e partner.
  • Un elemento potenzialmente valorizzabile nelle gare o procedure che assegnino peso alla responsabilità sociale e alle politiche di inclusione.
  • L’individuazione preventiva di criticità organizzative o di possibili disparità di trattamento.
  • Un posizionamento aziendale più moderno e coerente con l’evoluzione della domanda turistica e delle politiche pubbliche.
  • L’eventuale accesso ai benefici previsti dalla normativa, a condizione di rispettare requisiti, limiti e modalità operative stabiliti dalle disposizioni vigenti.

Tra le misure previste dall’ordinamento figura anche un esonero contributivo per i datori di lavoro privati in possesso della certificazione. L’agevolazione è subordinata alle condizioni fissate dalla legge e dalle istruzioni annuali dell’INPS, oltre che ai limiti delle risorse disponibili. Prima di programmare il percorso, è quindi opportuno verificare la disciplina in vigore al momento della domanda.

Perché conviene muoversi in anticipo

Affrontare la certificazione soltanto quando un bando è già stato pubblicato può essere una scelta rischiosa. Un percorso effettivo richiede infatti tempo, raccolta documentale e un coinvolgimento reale dell’organizzazione.

L’impresa deve analizzare la propria situazione iniziale, individuare le procedure esistenti, formalizzare quelle mancanti, definire obiettivi e indicatori, predisporre la documentazione necessaria e affrontare l’audit dell’organismo di certificazione.

La certificazione ha una durata triennale ed è soggetta a verifiche periodiche di sorveglianza. Non può quindi essere considerata un adempimento estemporaneo da ottenere pochi giorni prima della scadenza di una domanda.

Prepararsi per tempo consente di valutare se il percorso sia adeguato e sostenibile per la propria realtà aziendale, distribuire gli interventi nel corso dell’anno e arrivare alle eventuali procedure comparative con un patrimonio documentale già disponibile.

In un settore nel quale la stagionalità impone ritmi molto intensi, programmare il lavoro organizzativo nei mesi meno gravosi può fare una differenza significativa.

Un investimento che rende dimostrabile la qualità

La UNI/PdR 125 non garantisce la vittoria in una procedura di affidamento e non costituisce, di per sé, un requisito universale per mantenere o ottenere una concessione demaniale. Il suo possibile valore dipenderà sempre dai contenuti del bando e dalle regole concretamente applicabili.

Può però rappresentare uno strumento strategico per le imprese che vogliono trasformare il proprio impegno nella gestione del personale in un elemento documentato e verificabile.

Le future procedure per le concessioni non guarderanno soltanto a ciò che un operatore promette di realizzare. Sarà sempre più importante dimostrare cosa l’impresa è già in grado di fare, quale livello organizzativo possiede e con quali strumenti assicura qualità, affidabilità e responsabilità sociale.

Per gli stabilimenti balneari, le imprese lacuali e le attività fluviali, la parità di genere può dunque diventare non solo un principio da condividere, ma una componente concreta della competitività aziendale.

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