Tutto quello che avresti voluto sapere sulla vita da spiaggia (e non hai mai osato chiedere) 1a parte

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"Arma di Taggia" by cercamon is licensed under CC BY-NC-SA 2.0

Di Stefano Franchi

Il conto alla rovescia verso il ponte di Ferragosto è ufficialmente iniziato. Le spiagge italiane si trasformano nel teatro di una meravigliosa, tragica e affascinante commedia umana. È il momento dell’anno in cui il demanio marittimo smette di essere solo una questione di carte bollate e delibere comunali per diventare un campo di battaglia a cielo aperto tra opposte visioni del mondo.

Da una parte c’è il popolo del relax assoluto, armato di e-reader, crema protezione 50 e un bisogno quasi mistico di silenzio; dall’altra i bagnanti festaioli, pronti a trasformare tre metri di bagnasciuga nel main stage di un festival estivo. Ci sono i bambini esuberanti che scambiano il lettino del vicino per una rampa di lancio e i nostalgici del pallone che si credono Messi o Maradona, capaci di sventare un contropiede tra un asciugamano e l’altro con la stessa foga di una finale di Champions League.

La sfida si fa ancora più accesa all’ora di pranzo. Il fronte del “chiosco con insalatina di mare” osserva con un misto di terrore e segreta ammirazione le famiglie ben organizzate, pronte a sguainare la teglia di lasagne ancora calda, la parmigiana di melanzane d’ordinanza e il kit di sopravvivenza da grandi occasioni: frigobar portatili pesanti come macigni e angurie gigantesche immerse in catini d’acqua gelata insieme alle immancabili birre. Il tutto mentre si intrecciano le trattative con i venditori ambulanti e si cerca di capire dove finisca il proprio diritto di piantare un ombrellone e dove inizi la legalità.

Sopravvivere a questo micro-universo senza perdere la calma (e senza infrangere le norme amministrative) è un’arte.

Analizziamo ora quali sono i veri limiti imposti dai regolamenti comunali e dalle ordinanze balneari, e come il buon senso, unito a un pizzico di galateo, possa salvarci la giornata.

1. La linea d’ombra: la battigia

Se c’è un posto dove a Ferragosto scoppiano le vere “guerre d’indipendenza”, è quel metro di sabbia umida dove l’onda viene a morire. È una striscia di terra contesa da due grandi classici dell’estate: il bagnante che ci piazza la sedia a sdraio tipo trono per stare con i piedi a mollo tutto il giorno, e il gestore dello stabilimento che arriva a scacciare chiunque ostacoli il passaggio fluido. 

Ma di chi è, alla fine, quel pezzetto di spiaggia vicinissimo all’acqua?

La risposta è semplice: è di tutti. Nessuno può comprarselo, nessuno può recintarlo e nessuno può appropriarsene.

Funziona un po’ come il corridoio di un condominio o la corsia delle ambulanze. La battigia deve restare sgombra: serve uno spazio di passaggio per la signora che fa i suoi tre chilometri di camminata salutare, per i bambini e soprattutto deve poterci passare a tutta velocità il bagnino se qualcuno si trova in difficoltà in mare.

Mettere lo spiaggino fisso a due centimetri dall’acqua, stendere il telo per ore occupando il passaggio o piazzarsi lì a prendere il sole come se fosse il proprio balcone privato non si può fare. Se un bagnante blocca il passaggio, sta togliendo un diritto a tutti gli altri.

Il galateo della riva in parole povere

  • Il tuffo “mordi e fuggi”: Volete fare il bagno? Lasciate pure il telo sulla sabbia umida, tuffatevi, uscite, asciugatevi e poi tornate al vostro posto (che sia il lettino pagato o la spiaggia libera). La riva non è un parcheggio.
  • Non fare il muro umano: Quando andate a fare la camminata in gruppo, evitate di procedere a braccetto in quattro. Non siete i vigilantes del litorale: lasciate lo spazio per chi viene nel senso opposto!
  • La sedia a mollo con giudizio: Fare le chiacchiere da bar seduti nell’acqua bassa è bellissimo, ma spostatevi leggermente di lato per non bloccare i bambini che vogliono entrare in acqua, chi sta passeggiando o chi potrebbe intervenire per una emergenza 

2. L’invasione delle 7:00 del mattino: il mistero dell’asciugamano fantasma

È una scena che conoscono tutti: vi svegliate con calma, preparate la borsa, arrivate in spiaggia libera verso le nove e vi trovate davanti a uno spettacolo desolante. Le prime tre file vicino al mare sono completamente deserte… ma tappezzate di asciugamani, ombrelloni chiusi, sassi appoggiati sulle sdraio e persino catene. Nessuna presenza umana in vista per chilometri. Gli “occupanti” sono ancora a casa a fare colazione o a dormire, ma hanno pensato bene di “prenotarsi” il posto all’alba.

Ma davvero un telo mare abbandonato sulla sabbia basta a diventare padroni di un pezzo di spiaggia pubblica?

Ovviamente no. Anzi, è una vera e propria illegalità.

La spiaggia libera è di tutti e si chiama “libera” proprio perché chi arriva trova posto in base a chi c’è in quel momento. Quando viene lasciato un oggetto fisso (l’ombrellone, la sdraio o anche solo il telo) senza essere presenti, non state facendo i furbi: state commettendo quella che in burocrazia si chiama occupazione abusiva del demanio pubblico.

In parole molto povere: è esattamente come se metteste una sedia in mezzo alla strada pubblica per prenotarvi il parcheggio sotto casa per la sera.

Le regole dei Comuni e della Guardia Costiera (Capitaneria di Porto) dicono tutte la stessa cosa: di notte e prima dell’apertura ufficiale della balneazione è vietatissimo lasciare materiale sulla spiaggia libera.

Il galateo dell’alba in parole semplici

  • Chi prima arriva, meglio alloggia (ma davvero): Il posto si occupa con la presenza fisica, non con i fantasmi. Se volete la prima fila, ci piazzate sopra il telo e ci rimanete voi a prendervi il fresco del mattino, la brezza e il primo caffè dal thermos.
  • La sosta bar sì, il giretto in paese no: Se vi allontanate mezz’ora per andare al bar della spiaggia o a fare un bagno lungo, nessuno vi dirà mai nulla. Ma se lasciate l’asciugamano alle 7:00 e vi ripresentate alle 11:30 freschi di doccia e colazione, non stupitevi se trovate il vostro telo spostato o… finito nel cassone della nettezza urbana durante la pulizia della spiaggia!
  • Rispetto per i mezzi di pulizia: Chi lascia gli ombrelloni piantati di notte impedisce agli operatori ecologici di pulire e setacciare la sabbia. La mattina dopo vi lamentate della spiaggia sporca? La colpa è anche dell’asciugamano fantasma.

3. La Sovranità Sonora: dalla cassa Bluetooth alla chiamata in vivavoce

Se c’è una cosa che appiana le differenze tra spiaggia libera e stabilimento a cinque stelle, è l’illusione di molti bagnanti che l’aria aperta cancelli magicamente il concetto di disturbo della quiete pubblica. C’è chi scambia la spiaggia per la consolle del DJ di Ibiza e chi la confonde con la sala riunioni della propria azienda.

Ma la sabbia amplifica i suoni, e la libertà di ascoltare la propria musica finisce esattamente dove inizia il diritto del vicino di fare un controriposo senza il subwoofer a tre metri dalle orecchie.

La realtà (e cosa dicono i regolamenti)

Molti pensano che “essendo all’aperto si possa fare quello che si vuole”. La realtà burocratica e amministrativa è ben diversa:

  1. Le ordinanze balneari parlano chiaro: Praticamente ogni Comune costiero e ogni Capitaneria di Porto inserisce nell’Ordinanza Balneare estiva il divieto assoluto di disturbare la quiete dei bagnanti.
  2. La “fascia di controriposo”: In moltissime zone d’Italia (di solito tra le 13:00 e le 16:00) è stabilito il silenzio rigido: zero musica, zero schiamazzi.
  3. Il reato di disturbo della quiete pubblica: Non è solo una questione di galateo. Se il volume è tale da disturbare una moltitudine di persone, si rischia la violazione del Codice Penale. E nei casi più ostinati, la Polizia Locale può intervenire ed elevare sanzioni amministrative salate.

Il Galateo del Suono in 3 punti semplici

  • La cassa Bluetooth è tua, non del litorale: Vuoi sentire la tua playlist estiva? Benissimo, esistono le cuffiette. Se proprio vuoi usare la casettina portatile, il volume deve essere regolato in modo che la musica non superi il perimetro del tuo asciugamano. Se il vicino riesce a indovinare il cantante, il volume è troppo alto.
  • La chiamata aziendale (o il gossip) non è una conferenza stampa: Parlare al telefono in vivavoce mentre si prende il sole è uno dei gesti più odiati d’Italia. A nessuno interessa sapere com’è andata la riunione di bilancio, né tantomeno con chi è uscita tua cugina la sera prima. Microfono all’orecchio e tono di voce da confessionale.
  • I videogiochi dei bambini: Vale anche per i più piccoli. Tablet e cellulari con i cartoni animati o i videogiochi a tutto volume sotto l’ombrellone sfiniscono chiunque. Un bel paio di cuffiette morbide per bambini salva la pace della spiaggia (e la salute mentale dei genitori).

4. La racchetta vagante e il tuffo a bomba: sport estremi e colpi a sorpresa

Se il relax da ombrellone avesse un nemico giurato, questo sarebbe sicuramente il pallone bagnato (di plastica o simile cuoio) scagliato a duecento chilometri orari o la pallina da racchettone che atterra puntuale nel bicchiere della granita del vicino. Per non parlare del classico tuffo a bomba che trasforma la battigia in una piscina con onde anomale, spazzando via occhiali da sole, libri e tranquillità.

La spiaggia è di tutti e il desiderio di fare due tiri o un tuffo è sacrosanto, ma tra un dribbling sul bagnasciuga e il pronto soccorso il passo è spesso più breve di quanto si pensi.

La realtà (e cosa dicono le ordinanze di sicurezza)

Molti sono convinti che, siccome il mare e la sabbia sono pubblici, la spiaggia si trasformi automaticamente in un campo da calcetto o in un parco acquatico. Non è così. 

  1. Il divieto di giochi pericolosi: Praticamente tutte le ordinanze delle Capitanerie di Porto e dei Comuni vietano in modo tassativo i giochi con il pallone, i racchettoni, il frisbee e il volo di aquiloni nella zona destinata ai bagnanti (sia in acqua che sulla sabbia), tranne dove ci sono aree appositamente autorizzate e delimitate (es. i campi da beach volley dedicati).
  2. Il tuffo “a rischio e pericolo”: La fascia d’acqua bassa vicino alla riva (di solito fino a 300 metri dalla costa) è la zona riservata alla balneazione. Tuffarsi di testa dove l’acqua arriva alla pancia o fare il “tuffo a bomba” a un metro dagli anziani che fanno acqua-gym non è solo da maleducati: in molte ordinanze è espressamente vietato per motivi di incolumità pubblica.
  3. La responsabilità civile (e i danni): Se una pallinata spacca gli occhiali da vista del signore della sdraio a fianco o fa cadere il vassoio del caffè del bagnino, chi ha tirato il calcio paga di tasca propria. La scusa “stavo solo giocando” non funziona. 

Il Galateo dello Sportivo in 3 punti semplici

  • I racchettoni si fanno dove c’è spazio (o in acqua alta): Volete fare la partita del secolo? Allontanatevi dagli ombrelloni e andate dove la spiaggia è deserta, oppure entrate in acqua oltre la linea dove la gente fa il bagno. E se la pallina scappa e finisce sul telo di qualcuno, chiedete scusa prima di fiondarvi a recuperarla calpestando la pancia del vicino.
  • Il pallone non è per la battigia: I palleggi a riva a Ferragosto, con la spiaggia stipata a tappo, sono garanzia di scontro sociale. Riservate i tiri per le aree sportive attrezzate o per i parchi vicini.
  • Il tuffo a bomba richiede rispetto (e profondità): Volete mostrare le vostre doti acrobatiche? Verificate prima due cose: che l’acqua sia abbastanza profonda per non sfracellarvi sul fondo e che non ci sia nessuno nel raggio di tre metri che non abbia voglia di fare un lavaggio imprevisto.

5. Il pranzo da matrimonio in prima fila: lasagne, parmigiane e finti divieti

Raggiunta l’ora di pranzo, la spiaggia si divide in due grandi correnti di pensiero: chi punta al chiosco per un’insalatina leggera e chi estrae dal bagagliaio il kit da sbarco composto da frigobar da sessanta litri, teglie di melanzane alla parmigiana ancora fumanti, focaccia a fette e l’immancabile anguria tenuta in fresco nel catino.

Ma qui nasce il grande corto circuito dell’estate: lo stabilimento balneare può davvero vietarvi di portare la borsa frigo da casa?

La realtà (e cosa dicono davvero le norme)

Negli anni si è diffusa la leggenda che, una volta varcato l’ingresso di un bagno privato, il gestore possa perquisirvi la borsa e sequestrarvi la piadina o il panino per mandarvi al bar dello stabilimento.

Ebbene, la risposta giuridica è chiarissima: è un abuso.

  1. Il diritto al cibo proprio: La concessione demaniale assegna al gestore l’uso della spiaggia per offrire servizi (lettini, ombrelloni, cabine), ma non trasforma la spiaggia in un ristorante privato ad accesso esclusivo. Non esiste alcuna norma nazionale o regionale che vieti al bagnante di portarsi da mangiare e da bere da casa.
  2. Il limite dell’igiene e del decoro: C’è però un “ma”. Il gestore e i regolamenti comunali possono vietare l’allestimento di tavolinate da matrimonio, l’uso di fornelli da campeggio, barbecue o l’occupazione di spazi comuni (come i camminamenti) con frigobar giganti. Il consumo di cibo deve avvenire nel rispetto dell’igiene e del decoro dell’impianto.

Il Galateo del Pranzo in 3 punti semplici

  • La Parmigiana sì, il banchetto no: Portarvi il panino, la pasta fredda o persino la teglia di lasagne fatta dalla nonna è un vostro sacro santo diritto. Ma consumatelo con discrezione sotto il vostro ombrellone, senza trasformare la fila di lettini nella sala ricevimenti di un matrimonio.
  • Resistete al barbecue: Cucinare sul posto con fornelli a gas, griglie o piastre elettriche è vietato da praticamente tutti i regolamenti comunali d’Italia per motivi di sicurezza, fumi e incendi. Il cibo si porta eventualmente già pronto.
  • Profumi e rifiuti sotto controllo: Evitate cibi dalle aromatismi estremi che possono infastidire il vicino sotto la calura estiva e, soprattutto, riportate via ogni singolo scarto. La spiaggia non è una pattumiera e l’unto del contenitore non deve finire sulla sabbia.

Segue……

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