La classifica Altroconsumo 2026 incorona Alassio come la spiaggia più cara d’Italia. Peccato che quella classifica guardi solo 10 località su migliaia. Fuori dal panel, ci sono beach club dove una coppia spende in una giornata più di quanto si spenda in una settimana intera sulla riviera ligure.
Ogni estate, puntuali come le meduse, arrivano i titoli contro Alassio. “La più cara d’Italia”, “il salasso del lettino”, “la spiaggia che svuota il portafoglio”. E ogni estate la città del Muretto si ritrova sul banco degli imputati del caro ombrellone nazionale, come se fosse lei la responsabile di un fenomeno che riguarda tutta la penisola.
Il problema è che quei titoli raccontano solo una parte della storia, e non la più importante.
L’indagine Altroconsumo 2026, da cui tutto nasce, ha monitorato 222 stabilimenti in appena 10 località italiane, confrontando i prezzi della settimana dal 2 all’8 agosto. Dentro quel perimetro ristretto, Alassio risulta la più cara con 368 euro a settimana per un ombrellone e due lettini in prima fila, e con una media di 340 euro considerando le prime quattro file. Lignano chiude la classifica a 164 euro, meno della metà. Il dato è reale. Ma usarlo per definire Alassio “la spiaggia più cara d’Italia” in senso assoluto è come dire che il più alto di una classe elementare è il più alto d’Italia.
Fuori da quel panel, il panorama cambia completamente. In Puglia, a Marina di Pescoluse, Le Cinque Vele ha fatto segnalare prezzi fino a 696 euro al giorno per un gazebo Exclusive da due persone, con lettini king‑size, champagne e servizio concierge. Codacons aveva già rilevato cifre fino a 1.010 euro al giorno per formule più ampie. In Versilia, al Twiga di Forte dei Marmi, una tenda araba è costata 600 euro al giorno, con punte da 1.500 euro al giorno per le formule premium e stagionali tra 14mila e 20mila euro. Al Lido di Venezia, l’Hotel Excelsior ha proposto capanne in prima fila a 515 euro al giorno, con la possibilità di superare i 1.000 euro includendo pranzo e cena.
Sono prezzi che non compaiono in nessuna classifica nazionale sul caro ombrellone. Non perché siano un segreto, ma perché nessuna delle principali indagini di settore le include nel campione di riferimento.
Una precisazione è però necessaria, per non fare lo stesso errore che si contesta agli altri: i dati su Alassio sono rilevamenti certi dell’estate 2026. I prezzi-record dei lidi di lusso citati, invece, provengono per lo più da indagini pubblicate tra il 2023 e il 2025, non da una ricognizione nazionale omogenea aggiornata a quest’anno. È un limite reale del quadro informativo disponibile, ma non cambia la sostanza: una giornata in quei stabilimenti costa quanto o molto più di un’intera settimana ad Alassio.
Il quadro generale dell’estate 2026, del resto, parla di rincari diffusi su tutto il territorio nazionale. Altroconsumo certifica un aumento medio del 6% rispetto al 2025 e del 24% negli ultimi cinque anni. Federconsumatori stima una crescita media del 2,7% e un costo giornaliero di 37,35 euro per la formula con ombrellone, lettino e sdraio. I rincari più pesanti nel panel Altroconsumo 2026 riguardano Taormina‑Giardini Naxos a +16%, Alghero a +14% e Gallipoli a +10%, non Alassio. Insomma, esiste un’Italia balneare spaccata in due: da una parte le località turistiche tradizionali, dove i prezzi crescono anno dopo anno ma restano in una fascia riconoscibile; dall’altra i beach club di lusso, dove i listini entrano in un altro campionato e dove nessuna indagine standardizzata arriva.
Alassio appartiene alla prima categoria. È una meta non proprio economica, questo è vero, ma è anche una destinazione con servizi consolidati, una tradizione balneare riconosciuta e una domanda turistica che giustifica prezzi superiori alla media nazionale. Additarla ogni estate come simbolo del “caro spiagge” italiano significa prendere di mira la più cara di un gruppo selezionato, ignorando deliberatamente tutto ciò che sta fuori da quel gruppo.
Più che un primato, quello di Alassio è un equivoco mediatico. E ogni anno si ripete.