Spotorno, l’estate del caos: balneari all’attacco del Comune tra PUD imposto, stabilimenti cancellati e servizi spariti

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immagine tratta dalla pagina Facebook dei Bagni Miramare di Spotorno

A Spotorno l’estate 2026 si apre sotto il segno dello scontro totale, con i balneari che accusano il Comune di aver gestito la partita del litorale in modo autoritario, tardivo e dannoso per il paese.

Dopo mesi di silenzio, i concessionari hanno deciso di parlare apertamente e il quadro che descrivono è quello di una stagione partita in salita, con molte attività rimesse in moto solo a luglio, quando il grosso dell’estate avrebbe già dovuto essere avviato da settimane.

Secondo i Bagni Marini, il nuovo PUD non sarebbe nato da un vero confronto, ma sarebbe stato di fatto imposto, nonostante una proposta alternativa presentata dalla categoria e costruita per raggiungere comunque il 40% di spiagge libere richiesto dal Comune senza cancellare le attività esistenti. La denuncia è netta: il progetto dei concessionari prevedeva una redistribuzione degli spazi, con porzioni di arenile lasciate libere ma sorvegliate e pulite dagli stessi stabilimenti, salvando allo stesso tempo imprese, occupazione e servizi.

Il punto politico più pesante riguarda però gli effetti concreti delle scelte comunali. Otto stabilimenti sono stati costretti allo sgombero entro il 12 giugno dopo essere stati considerati abusivi per la mancata firma del titolo provvisorio, mentre il sindaco Mattia Fiorini ha ribadito che i tempi erano noti da mesi e che i ritardi non sarebbero imputabili all’amministrazione.
I balneari, al contrario, sostengono che il Comune abbia semplicemente chiuso attività che garantivano lavoro, sorveglianza, pulizia e servizi turistici senza sostituirli con un’organizzazione pubblica equivalente.

Ed è qui che la polemica diventa durissima, perché i concessionari legano questa scelta non solo al danno economico, ma anche al rischio di impoverire l’intera offerta turistica di Spotorno. Nella loro ricostruzione, non sono stati eliminati soltanto pezzi di impresa privata, ma presìdi che contribuivano alla qualità complessiva del litorale e a quei requisiti di ricettività e servizi che vengono richiamati anche quando si parla di Bandiera Blu.

I gestori contestano inoltre il metodo seguito dal Comune nella formazione del piano demaniale. Riferiscono che il percorso sarebbe partito nell’agosto 2024, che una prima illustrazione sarebbe arrivata solo nel novembre 2025 tramite slide e che i documenti completi non sarebbero stati messi a disposizione in tempo utile, tanto che osservazioni e rilievi sarebbero arrivati soltanto in una fase avanzata. Da qui la contestazione giuridica più delicata: secondo i balneari, il mancato rispetto della concertazione prevista dalla legge regionale 13/99, articolo 11 bis, potrebbe tradursi in un vizio formale capace di mettere in discussione la legittimità stessa della delibera di adozione del PUD.

A rendere ancora più amaro lo scontro è il fatto che gli operatori rivendicano di aver investito sul territorio anche oltre il business balneare. Richiamano il progetto di cardioprotezione con 15 defibrillatori distribuiti sul fronte mare e quello per l’ancoraggio ecocompatibile dei gavitelli a tutela della posidonia, lamentando però l’assenza del Comune nelle fasi di valorizzazione pubblica di queste iniziative e una burocrazia ritenuta perfino ostile.

Il risultato è l’immagine di una Spotorno spaccata, dove il Comune rivendica una svolta nel segno di più spiagge accessibili e i balneari denunciano invece una demolizione del tessuto economico locale senza una vera strategia sostitutiva. Più che una riforma ordinata del litorale, per chi lavora sulla spiaggia il 2026 somiglia a un laboratorio di improvvisazione amministrativa scaricato sulla stagione turistica, sulle imprese e sui lavoratori.

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