Spiagge, la scusa Bolkestein per una “sostituzione economica”

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Non aumenteranno le spiagge libere. Non migliorerà l’offerta balneare. Perché tutto questo può avvenire già con gli strumenti di oggi, a norma di legge, senza ledere i diritti acquisiti e gli investimenti realizzati.

Aumenteranno giocoforza i prezzi, perché la finanziarizzazione del settore questo dovrà prevedere; e anche laddove, nelle periferie, non si avranno interventi delle grandi aziende centralizzate con sede a Milano o estere, l’eventuale perdita patrimoniale (perché qualsiasi concessione trasformata da manigoldi in appalto pubblico avrà valore zero alla scadenza) dovrà essere ricompensata da una redditività annua superiore per condurre al pareggio degli utili con la perdita patrimoniale.

La Direttiva Servizi detta Bolkestein è lo strumento che si è ideato per l’Italia, e solo per l’Italia, e solo per il settore balneare italiano, per una “sostituzione economica” di una classe lavoratrice con una classe imprenditoriale di altro livello. Più politicamente corretta di una “sostituzione etnica”, anche se espellere forzosamente dal mercato famiglie e lavoratori dovrebbe provocare, nei malpensanti e nei superficiali, un brivido di paura.

La stessa Direttiva è così lacunosa e fumosa che una sua puntuale applicazione è impossibile. Ogni amministrazione che volesse applicarla, sarebbe soggetta a ricorsi, da una parte e dell’altra, da rendere infinito il ricorso giudiziario.

Ma perché parliamo di “sostituzione economica” e solo per il comparto dei balneari italiani?

La Bolkestein prescrive di essere applicata se e solo se risulta la “scarsità della risorsa”. Mai definizione fu più vaga: le risorse sono per loro natura scarse, altrimenti non sarebbero suscettibili di valutazione economica. Ma facciamo un gioco: vediamo cosa si è deciso nel caso in cui le risorse (autorizzazioni) non siano scarse, ma siano finite. C’è una bella differenza. Usiamo l’intelligenza artificiale.

Ad esempio per le farmacie, le autorizzazioni concesse sono finite ma si è deciso che non rientrino nella Direttiva Servizi.

Anche per quanto riguarda gli studi notarili, le autorizzazioni concesse sono date, ma anche qui si è deciso che non rientrino nella Bolkestein

Non stiamo dicendo che questa è una ingiustizia (nei confronti dei balneari sicuramente sì). Stiamo dicendo che così si è deciso e dunque parliamo di una decisione politica e non tecnica.

Ma ci sono altri aspetti della direttiva che fanno acqua. L’articolo 11 della Costituzione consente “cessioni della sovranità in condizioni di parità con gli altri Stati”. Il settore balneare ha al momento concessioni fino a 75 anni in Spagna e Portogallo. Perché una famiglia balneare italiana dovrebbe essere “sostituita economicamente” mentre altrove non è così?

Se la Bolkestein deve applicarsi al sistema balneare italiano (e così non è), una famiglia “sostituita economicamente” cosa farà se le condizioni applicate in Italia non sono applicare, citiamo a mo’ di esempio, per aprire una farmacia, uno studio notarile, un chiringuitos in Spagna, o una pista da sci con impianto di risalita?

Perché, e finiamo la nostra carrellata parziale, in Italia (ma probabilmente anche all’estero) le piste da sci non sono soggette alla Direttiva Bolkestein. Come vediamo dal regolamento marchigiano, ma è simile nelle altre regioni e province autonome (in alcune delle quali si arriva a delle servitù perpetue…), le autorizzazioni per gli impianti sciistici non rientrano nella Bolkestein, probabilmente valutare “concessione dei beni” e non “servizi” come da articolo 9 della Direttiva.

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