Spiagge invase dal legname: ora tocca ai “paladini delle spiagge libere”?

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Le immagini che arrivano da Montesilvano e Ortona non lasciano spazio a interpretazioni: chilometri di spiaggia coperti da tronchi, rami, canne e detriti. Uno scenario che ogni anno si ripete, ma che puntualmente viene raccontato come se fosse solo il risultato delle mareggiate.

In realtà, la storia è un’altra. E parte da molto più lontano.

Il mare, infatti, non crea nulla. Riporta semplicemente a riva quello che i fiumi gli consegnano. E dopo giorni di piogge intense, i corsi d’acqua si trasformano in veri e propri nastri trasportatori: trascinano alberi, legname, materiale vegetale accumulato lungo gli argini e nei letti dei torrenti. Materiale che troppo spesso resta lì per mesi, a volte anni, lasciato in condizioni di incuria o, nel migliore dei casi, tagliato ma abbandonato sulle sponde. Poi arriva la piena. E tutto finisce in mare. Da lì il passaggio è breve: basta una mareggiata e quel materiale ritorna a terra, trasformando la spiaggia in quello che oggi vediamo. A questo punto, però, la domanda è inevitabile. E anche volutamente provocatoria.

Chi pulisce?

Perché parlare di “spiagge libere” è semplice quando si resta nel mondo delle idee. Molto meno quando ci si trova davanti a tonnellate di legname da rimuovere, sabbia da sistemare, condizioni di sicurezza da ripristinare in tempi rapidi. E allora forse è arrivato il momento di fare un piccolo passo in più, passando dalle parole ai fatti. I tanti sostenitori delle spiagge completamente libere potrebbero cogliere l’occasione: organizzarsi, intervenire, contribuire direttamente alla pulizia di questi tratti di costa. Un’esperienza concreta, reale, che restituisce immediatamente il senso di cosa significhi davvero gestire una spiaggia.

Perché la spiaggia non è solo quella perfetta di agosto, ordinata e pronta all’uso. È anche questa: fango, detriti, tronchi, lavoro pesante. C’è poi un aspetto che raramente entra nel dibattito pubblico. Nelle aree in concessione, situazioni come questa vengono affrontate ogni anno, spesso nel silenzio generale. In pochi giorni si interviene, si rimuove il materiale, si ripristina la spiaggia e si rende nuovamente fruibile il litorale. È un lavoro complesso, costoso, ma essenziale.

Senza quel lavoro, le spiagge resterebbero esattamente come oggi le vediamo.

Eppure il vero problema non nasce sulla battigia. Nasce molto prima, nei fiumi e nei torrenti lasciati senza una manutenzione adeguata. È lì che si accumula il materiale che poi, alla prima piena, viene trascinato verso il mare. È lì che si decide, in anticipo, cosa arriverà sulle spiagge. Il resto è solo la conseguenza.

Si può continuare a discutere di modelli, di concessioni, di principi. Ma poi arriva il mare, e con lui la realtà. E la realtà, oggi, è fatta di chilometri di costa da ripulire. Forse, prima degli slogan, varrebbe la pena partire proprio da qui.

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