Spagna, concessioni fino a 75 anni e diritti consolidati: il modello ignorato nel dibattito italiano

Mentre in Italia il sistema delle concessioni demaniali marittime viene progressivamente orientato verso le gare pubbliche, in Spagna si è consolidato negli anni un modello completamente diverso, fondato sulla tutela dei diritti acquisiti e sulla stabilità delle imprese costiere. Un modello che affonda le sue radici nella Ley de Costas e che, attraverso successive modifiche, è arrivato fino alla recente conferma del Tribunal Supremo nel luglio 2025.

Dalla Ley de Costas del 1988 alla continuità delle attività esistenti

Il punto di partenza è la Ley 22/1988, con cui la Spagna ridefinisce l’intero sistema costiero, qualificando le spiagge e il litorale come dominio pubblico marittimo-terrestre. Una riforma incisiva, che avrebbe potuto determinare una rottura netta con il passato.

E invece accade l’opposto.

La legge introduce infatti un articolato regime transitorio che non cancella le attività esistenti, ma le trasforma in concessioni amministrative, riconoscendo una continuità giuridica ed economica. È una scelta chiave: lo Stato riafferma la natura pubblica del bene, ma evita di azzerare il tessuto imprenditoriale già presente.

La svolta del 2013: stabilità e proroghe fino a 75 anni

È però con la Ley 2/2013 che il modello spagnolo assume la sua forma attuale. La riforma interviene proprio per risolvere le criticità emerse nel tempo, introducendo un principio di stabilità molto più marcato.

Le concessioni possono arrivare fino a 75 anni complessivi, anche attraverso proroghe di titoli già esistenti, e vengono inserite in un sistema che privilegia la continuità economica delle attività.

Il regolamento del 2014 consolida ulteriormente questo impianto, rendendo evidente l’obiettivo: garantire certezza giuridica e orizzonte temporale agli operatori. La logica è chiara: stabilizzare, non sostituire

Le tensioni più recenti e il ritorno all’impianto originario

Non sono mancati tentativi di restringere l’uso del demanio marittimo, ma tali spinte sono state in parte ridimensionate. Il sistema continua quindi a fondarsi su concessioni lunghe, prorogabili e funzionali alla continuità delle attività economiche.

Il Tribunal Supremo nel 2025: la conferma definitiva

Il passaggio decisivo arriva con la sentenza del Tribunal Supremo del 17 luglio 2025 (STS 3705/2025).

La pronuncia, resa dalla Sala de lo Contencioso-Administrativo, chiarisce che le concessioni anteriori al 1988 – trasformate ope legis – mantengono una propria autonomia rispetto al regime ordinario, potendo essere prorogate fino a 75 anni senza essere assoggettate ai limiti più restrittivi previsti per le nuove concessioni.

In particolare, la Corte esclude l’applicazione del requisito della “non delocalizzabilità” dell’attività, ritenendo che la sua imposizione determinerebbe una “denegación encubierta” della proroga, in contrasto con la funzione compensativa del regime transitorio.

La proroga resta subordinata esclusivamente alla valutazione ambientale favorevole, configurata come unico vero limite sostanziale, mentre viene escluso qualsiasi automatismo che conduca alla rimessa in gara delle concessioni storiche.

La decisione si inserisce in una lettura sistematica che privilegia la certezza del diritto e la tutela delle situazioni giuridiche consolidate, riconoscendo alle concessioni storiche un ruolo strutturale nell’ordinamento spagnolo.

Un elemento spesso ignorato: la procedura europea ancora ferma

In questo quadro si inserisce anche la procedura di infrazione avviata dalla Commissione europea nei confronti della Spagna (INFR(2022)4121), aperta con lettera di costituzione in mora nel febbraio 2023 e seguita da un parere motivato nel dicembre 2024. Ad oggi, tuttavia, non risultano ulteriori sviluppi né un deferimento alla Corte di giustizia. Un dato tutt’altro che secondario, perché conferma come il sistema spagnolo, fondato su proroghe di lunga durata, continui a rimanere operativo in una fase ancora interlocutoria sul piano europeo.

Il nodo europeo: chi decide davvero?

Un elemento particolarmente rilevante, spesso trascurato nel dibattito, riguarda la composizione stessa della Commissione europea. Dal 1° dicembre 2024, il ruolo di Commissario europeo alla concorrenza è ricoperto da Teresa Ribera Rodríguez, di nazionalità spagnola, che riveste anche la carica di Vicepresidente esecutiva della Commissione.

Si tratta di una delle posizioni più incisive dell’intero assetto europeo, poiché competente in materia di antitrust, controllo delle concentrazioni e vigilanza sugli aiuti di Stato: ambiti che costituiscono competenza esclusiva dell’Unione europea.

Il fatto che tale incarico sia oggi ricoperto da una figura espressione dello stesso ordinamento che ha costruito un sistema fondato su proroghe fino a 75 anni rappresenta un elemento che, quantomeno sul piano politico-istituzionale, merita di essere attentamente considerato nel confronto europeo sulle concessioni demaniali.

Due modelli a confronto

Il confronto con l’Italia è inevitabile.

La Spagna ha scelto di:

  • tutelare i diritti consolidati
  • garantire continuità alle imprese
  • utilizzare le proroghe come strumento ordinario

In Italia, invece, il dibattito si concentra sulle gare e sulla scarsità della risorsa, spesso senza considerare modelli europei alternativi già consolidati.

Alla base di tutto c’è una scelta precisa.

La Spagna ha riconosciuto che la trasformazione del demanio non può tradursi nella cancellazione delle attività esistenti, ma deve essere accompagnata da strumenti che ne garantiscano la continuità.

La sentenza del Tribunal Supremo del 2025 rappresenta la chiusura di questo percorso: le concessioni storiche non sono un’anomalia, ma un elemento strutturale da preservare.

E mentre in Spagna si consolidano concessioni fino a 75 anni, in Italia si continua a discutere se azzerare o meno il sistema.

Due modelli. Due visioni.
E una domanda sempre più attuale: chi sta davvero interpretando il diritto europeo, e chi invece lo sta piegando a scelte interne?

Questo articolo ha un commento

  1. Vincenzo

    La cosa più scandalosa di tutto questo è che la vicepresidente della comunità europea è Teresa Ribeira Rodriguez, , con delega alla concorrenza.
    Uno scandalo targato Ursula Von Der Leyen/ Meloni/ Fitto.

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