La Regione Siciliana ha aperto ufficialmente alla proroga fino al 31 dicembre 2026 delle concessioni demaniali marittime con finalità diverse da quelle turistico-ricreative e sportive, attraverso un decreto firmato dall’assessore al Territorio e ambiente Giusi Savarino e annunciato con una nota istituzionale pubblicata il 5 maggio. La misura riguarda attività come porti e pontili, distributori di carburante, cantieristica, attività commerciali e terziarie, cioè una parte rilevante degli utilizzi economici del demanio marittimo che in Sicilia continuano a essere trattati fuori dal perimetro delle concessioni balneari in senso stretto.
La proroga, precisa la Regione, non scatterà in modo automatico ma dovrà essere richiesta dagli attuali concessionari, con rilascio subordinato alle verifiche dell’amministrazione sulla regolarità amministrativo-contabile e sul possesso dei requisiti soggettivi e antimafia. Le domande potranno essere presentate fino al 20 maggio attraverso il portale del demanio marittimo, mentre per le nuove concessioni con finalità diverse da quelle turistico-ricreative e sportive il termine indicato è quello del 30 settembre.
Sul portale istituzionale del Demanio marittimo compare inoltre il riferimento al D.A. 117/Gab del 4 maggio 2026, segnale ulteriore del fatto che il provvedimento esiste ed è stato incardinato nel sistema amministrativo regionale, anche se il testo integrale del decreto non risulta ancora facilmente accessibile come altri atti precedenti. La stessa sezione del portale richiama la procedura dedicata al “rinnovo concessioni per attività non turistico-ricreative e sportive”, confermando il canale operativo scelto dall’amministrazione siciliana.
Il nuovo passaggio arriva dopo una prima proroga già disposta con il D.A. n. 2/Gab dell’8 gennaio 2026, con cui l’assessorato aveva esteso fino al 31 maggio 2026 le concessioni demaniali marittime con finalità diverse da quelle turistico-ricreative. In quel decreto si richiamava espressamente l’attesa di un parere dell’Avvocatura generale dello Stato sulla disciplina corretta da applicare a questa categoria di concessioni, distinta da quella delle concessioni turistico-ricreative.
Ed è proprio qui che la vicenda assume un rilievo politico e giuridico che va oltre la semplice proroga tecnica. Nella nota della Regione, infatti, l’assessore Savarino collega il provvedimento al parere dell’Avvocatura generale dello Stato, sostenendo in sostanza che la direttiva Bolkestein non troverebbe applicazione per queste concessioni non turistico-ricreative, e usa questo argomento per giustificare l’estensione fino a fine anno e l’avvio delle nuove istanze ex articolo 36 del Codice della navigazione.
La distinzione tracciata da Palermo è quindi molto netta: da una parte le concessioni non turistico-ricreative e sportive, per le quali si apre la strada alla proroga e alla prosecuzione del rapporto; dall’altra le concessioni turistico-ricreative, che restano il segmento continuamente esposto al tema delle procedure comparative e delle gare. È una linea che la Regione rivendica apertamente anche sul piano organizzativo, parlando di “ordine nel settore” e di un percorso di pianificazione condiviso con Comuni, assessorato alle Infrastrutture e Capitanerie.
Ma il punto politico, e anche polemico, è difficile da ignorare: in Sicilia sembra ormai consolidarsi un sistema nel quale solo le concessioni turistico-ricreative vengono trascinate stabilmente dentro il recinto della concorrenza e delle gare, mentre per molte altre utilizzazioni economiche del demanio marittimo si continua a cercare la strada della proroga, del rinnovo o comunque della continuità amministrativa. In altre parole, il mercato viene evocato soprattutto quando si parla di stabilimenti, lidi e attività balneari, mentre per porti, pontili, carburanti, cantieristica e altre attività economiche la Regione rivendica una disciplina diversa e, nei fatti, più favorevole alla permanenza degli attuali concessionari.