Scuole aperte dal 31 agosto in Emilia-Romagna, il turismo riminese insorge: “Così si accorcia la stagione

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La Regione lancia una sperimentazione nelle primarie di 42 Comuni con laboratori, sport e attività educative fino al 14 settembre, ma da Rimini si alza la protesta di bagnini e albergatori, preoccupati per gli effetti sul finale d’estate.

La scuola ufficialmente inizierà il 15 settembre, ma in Emilia-Romagna per molte famiglie il rientro potrà partire con due settimane di anticipo. La Regione ha infatti messo in campo una sperimentazione che consentirà alle scuole primarie di 42 Comuni e Unioni di Comuni di restare aperte dal 31 agosto al 14 settembre con attività extrascolastiche dedicate ai bambini dai 6 agli 11 anni.

Non si parlerà di lezioni vere e proprie, bensì di laboratori, sport, musica, creatività, gioco e servizi di assistenza pensati per offrire un sostegno concreto ai genitori nei giorni che precedono l’avvio dell’anno scolastico. Il progetto sarà gestito a livello locale dai Comuni, con il coinvolgimento di educatori e operatori esterni al personale docente.

La misura, sostenuta da uno stanziamento iniziale di 3 milioni di euro, viene presentata dalla Regione come una risposta ai nuovi bisogni organizzativi delle famiglie e come un tassello di un modello destinato a diventare più stabile nei prossimi anni. L’obiettivo dichiarato è quello di estendere il servizio su scala più ampia a partire dall’anno scolastico 2027-2028.

Ma mentre sul fronte istituzionale l’iniziativa viene letta come un servizio aggiuntivo, sulla Riviera riminese prevale la preoccupazione. Il comparto turistico teme infatti che l’anticipo dell’apertura scolastica, pur senza obblighi di frequenza, possa trasmettere il segnale di una stagione estiva già conclusa alla fine di agosto.

È questa la critica avanzata dagli operatori balneari, secondo cui il legame tra calendario scolastico e turismo familiare resta fortissimo, soprattutto per una destinazione che vive di vacanze concentrate tra agosto e i primi giorni di settembre. Il timore è che la novità finisca per comprimere ulteriormente il lavoro di stabilimenti, hotel e attività collegate proprio nel periodo in cui da anni si invoca la destagionalizzazione.

Da Rimini, dunque, arriva una contestazione netta: il sostegno alle famiglie viene considerato comprensibile sul piano sociale, ma non a costo di indebolire un segmento economico che continua a dipendere dalla durata percepita dell’estate. Ed è su questo equilibrio, tra servizi educativi e tenuta della stagione turistica, che ora si apre un nuovo confronto politico ed economico in Emilia-Romagna.

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