Il progetto Onda rappresenta la conferma di quanto la riforma delle concessioni demaniali stia iniziando, con Blue Beach, a produrre l’effetto contrario rispetto agli obiettivi originari della direttiva Bolkestein. Mentre la normativa europea mirava a liberalizzare il mercato, sta invece emergendo un modello di concentrazione oligopolistica che rischia di escludere sia i vecchi gestori familiari sia i piccoli imprenditori indipendenti.
La direttiva Bolkestein, approvata negli anni 2000 con l’obiettivo di liberalizzare i servizi nel mercato interno, nasceva dalla necessità di abbattere le barriere che proteggevano i concessionari storici italiani nelle spiagge. La normativa imponeva l’assegnazione delle concessioni demaniali attraverso gare pubbliche trasparenti, eliminando il rinnovo automatico a favore di chi deteneva i titoli da generazioni .
L’obiettivo dichiarato era aprire il mercato alla concorrenza, garantendo pari opportunità a nuovi operatori. Tuttavia, il progetto Onda – che vede coinvolte famiglie e imprenditori come i Lunelli (Cantine Ferrari), i Marzotto, i Rivetti (Stone Island), i Zucchetti, Daniele Tavaniello (FarmacieHippocrates, Trento Doc), Enrico Giacomelli (Namirial) e altri grandi capitali – sta creando una piattaforma di consolidamento che aggrega stabilimenti lungo le principali coste italiane con decine di milioni di euro di investimento .
Il settore balneare italiano conta oltre 30 mila imprese, spesso di dimensioni familiari e radicate nei territori. La riforma prevista dal legislatore italiano, con entrata a regime entro il 2027, prevede che le nuove procedure d’asta premieranno non solo l’offerta economica, ma anche qualità dei servizi, piani di investimento e sostenibilità ambientale .
Questi criteri, apparentemente neutri, favoriscono in realtà chi dispone di risorse finanziarie significative, capacità di project management e strutture industriali. Onda si posiziona esattamente in questa nicchia: un club deal con advisor di alto profilo come Vitale&Co, Hogan Lovells e PwC, che mira a creare un “operatore leader” nel settore. L’inserimento di figure come Tavaniello, operatore nel settore farmaceutico con FarmacieHippocrates e nel panorama enogastronomico con Trento Doc, e Giacomelli di Namirial, leader nei servizi digitali e di firma elettronica, testimonia la trasversalità industriale del progetto e la capacità di attrarre capitali anche da settori estranei al turismo balneare tradizionale .
Se l’obiettivo finale della Bolkestein era davvero “scalzare i vecchi gestori” per favorire una maggiore concorrenza, il risultato che si sta ottenendo è diametralmente opposto. Invece di una molteplicità di nuovi operatori che avrebbero potuto sostituire i concessionari storici con proposte innovative, si sta profilando uno scenario di concentrazione oligopolistica dove pochi grandi gruppi industriali controllano vaste porzioni del litorale.
Le gare, così come strutturate, penalizzano i piccoli gestori tradizionali che non possono competere con business plan strutturati e garanzie finanziarie da grande gruppo. Al contempo, creano barriere all’ingresso impenetrabili per giovani imprenditori indipendenti che vorrebbero avviare un’attività balneare.
Il piano di Onda prevede investimenti significativi per l’ammodernamento delle infrastrutture, l’innalzamento della qualità dell’offerta e lo sviluppo del food e di servizi complementari, da affidare a partner locali . Si tratta di un modello che replica l’approccio dell’hospitality strutturata, trasformando gli stabilimenti balneari da attività familiari a poli di un’industria turistica integrata.
La partecipazione di operatori provenienti da settori diversificati – come la distribuzione farmaceutica di Tavaniello e i servizi digitali di Giacomelli – suggerisce che Onda non si limiterà a gestire ombrelloni e lettini, ma ambisce a creare un ecosistema balneare integrato dove la digitalizzazione, la filiera enogastronomica e i servizi aggiuntivi diventano fattori competitivi decisivi. Un approccio che pochi operatori tradizionali possono replicare.
Questo modello, per quanto possa garantire standard qualitativi elevati, rischia di omologare l’offerta e disgregare il tessuto economico locale costituito da migliaia di piccole imprese. Il settore balneare, che genera 22 miliardi di euro di giro d’affari e pesa oltre il 12% del PIL turistico italiano , sta per subire una trasformazione radicale che potrebbe consegnarlo nelle mani di pochi grandi operatori.
Se davvero l’intento della direttiva Bolkestein era aprire il mercato alle nuove leve, la riforma italiana sta ottenendo il risultato inverso. Onda rappresenta l’emblema di questo fallimento: non una liberalizzazione democratica del settore, bensì una concentrazione di potere economico nelle mani di grandi famiglie imprenditoriali, capitali industriali e operatori cross-sectoriali come Tavaniello e Giacomelli. I vecchi gestori saranno scalzati, certo, ma non per fare spazio a una nuova generazione di operatori indipendenti, bensì per cedere il passo a conglomerati finanziari con risorse praticamente inaccessibili per la stragrande maggioranza degli imprenditori.
ma in quale atto sta scritto che si devono fare le aste per riassegnare le concessioni balneari.?? potreste farceli vedere nero su bianco ? grazie