L’Associazione Turistica Balneare Siciliana interviene ufficialmente sulla diffida trasmessa da MARE LIBERO APS alla Regione Siciliana in merito allo stanziamento dei fondi pubblici per l’emergenza “Ciclone Harry” (gennaio 2026). Una presa di posizione netta, indirizzata al Presidente della Regione Renato Schifani e all’Assessore al Territorio e Ambiente Giusi Savarino, con cui i concessionari chiedono di non tenere conto della diffida e di procedere senza indugio all’erogazione dei ristori.
“In Sicilia nessun rinnovo tacito”
Al centro della replica vi è la rivendicazione della piena validità dei titoli concessori demaniali marittimi rilasciati in Sicilia fino al 2033. L’Associazione evidenzia come la situazione dell’Isola sia radicalmente diversa rispetto ad altre regioni italiane. Viene richiamata la sentenza della Corte di Cassazione n. 3657 del 29 gennaio 2026, precisando però che il caso riguardava uno stabilimento balneare di Teramo e non la realtà siciliana. Secondo i balneari, la stessa pronuncia avrebbe riconosciuto la legittimità del procedimento adottato dalla Regione Siciliana, fondato su un nuovo iter istruttorio e non su un rinnovo automatico.
Determinante, in questo quadro, è la Legge Regionale Sicilia n. 32 del 16 dicembre 2020, che – diversamente da quanto previsto a livello nazionale con la legge 145/2019 – non ha consentito il “tacito” rinnovo delle concessioni, ma ha imposto la presentazione di una nuova istanza tramite il portale regionale e l’avvio di un procedimento amministrativo completo. L’Associazione sottolinea come i concessionari siciliani abbiano dovuto affrontare un percorso istruttorio complesso e articolato: pagamento dei diritti di istruttoria, nuova fideiussione a garanzia del canone fino al 2033, imposte di registrazione, regolarità DURC, certificazione antimafia e acquisizione di pareri e autorizzazioni da parte degli enti competenti. Un procedimento che, secondo i balneari, trova conferma anche nella giurisprudenza del Consiglio di Stato, che con le sentenze gemelle del 19 marzo 2024 (nn. 2662, 2664 e 2679) ha escluso la validità del rinnovo tacito in assenza di un nuovo iter istruttorio.
Un altro punto centrale riguarda l’applicazione della Direttiva 2006/123/CE, la cosiddetta Bolkestein. L’Associazione sostiene che la direttiva non imponga automaticamente una gara, ma richieda procedure di evidenza pubblica solo in presenza di scarsità della risorsa. In Sicilia, si evidenzia, su circa 1.800 chilometri di costa gli stabilimenti balneari occuperebbero soltanto l’8% del demanio marittimo. Da ciò deriverebbe l’assenza del presupposto di scarsità e, quindi, la non obbligatorietà di procedure comparative generalizzate. Viene inoltre richiamato l’articolo 49 del TFUE sulla libertà di stabilimento, ritenendo che il sistema siciliano non introduca restrizioni, in quanto fondato su titoli concessori ancora validi.
Quanto ai fondi emergenziali per il Ciclone Harry, l’Associazione ribadisce che il regolamento regionale (modello C1) consente l’accesso ai ristori esclusivamente ai concessionari in regola con i titoli edilizi e commerciali. Le risorse, inoltre, avrebbero anche finalità di pubblica incolumità, essendo destinate alla messa in sicurezza delle aree demaniali danneggiate. Secondo i firmatari, i dirigenti responsabili della gestione finanziaria garantirebbero la legittimità e la correttezza dell’azione amministrativa, escludendo profili di danno erariale.
L’invito alla Regione
In conclusione, l’Associazione Turistica Balneare Siciliana invita formalmente il Presidente Schifani e l’Assessore Savarino a non tenere conto della diffida di Mare Libero APS e a procedere senza ulteriori indugi al rilascio dei ristori previsti dal decreto regionale in favore delle imprese balneari colpite dal ciclone.