La finta imparzialità della Bolkestein: per fare le gare bisogna prima distruggere l’avviamento

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C’è una contraddizione enorme, e continua a essere rimossa dal dibattito pubblico. Si pretende di applicare ai balneari il principio della concorrenza come se ci si trovasse davanti a due soggetti che partono dallo stesso punto, quando invece uno dei due ha costruito negli anni un’azienda vera, con clientela, reputazione, organizzazione, investimenti e identità commerciale, mentre l’altro entra in gara senza quel peso e senza quella storia.

È qui che il discorso sull’“imparzialità” mostra tutta la sua debolezza. Perché l’imparzialità di una procedura, in astratto, può anche essere garantita da un bando formalmente aperto a tutti; ma nella realtà economica degli stabilimenti balneari quella parità non esiste, e non può esistere. Il concessionario uscente porta con sé un valore immateriale che non è un privilegio, ma il frutto del lavoro: l’avviamento.

Ed è proprio questo il punto che il sistema fatica ad ammettere. Quando si parla di stabilimenti balneari, l’azienda viene spesso ridotta a una semplice occupazione di suolo pubblico, quasi che tutto ciò che è stato costruito nel tempo — relazioni con la clientela, qualità del servizio, nome dello stabilimento, affidabilità, riconoscibilità sul territorio — non abbia un rilievo autonomo. Eppure, in qualunque altro settore economico, questo valore è parte essenziale dell’impresa.

Il paradosso è evidente: se il balneare ha un avviamento, allora non parte in condizioni identiche al nuovo concorrente; ma per azzerare questa differenza non si interviene sul mercato, si colpisce l’impresa esistente. In altre parole, per rendere “pari” due soggetti, si finisce per sottrarre a uno di essi la sua caratteristica principale. Non è concorrenza: è una sterilizzazione forzata del valore creato nel tempo. Negli ultimi passaggi normativi e istituzionali, il tema degli indennizzi è stato affrontato soprattutto con riferimento agli investimenti non ammortizzati e a forme di equa remunerazione, mentre il pieno riconoscimento dell’avviamento commerciale resta il punto più controverso e più compresso. È esattamente qui che si misura la distanza tra la teoria e la vita reale delle imprese balneari.

Perché uno stabilimento non è una porzione di spiaggia astratta. È un organismo economico vivo, costruito spesso in decenni di lavoro, con rischi assunti dall’imprenditore, capitale impiegato, professionalità sedimentate e un rapporto fiduciario con il pubblico. Fingere che tutto questo non esista solo perché il suolo è demaniale è una semplificazione che giuridicamente può anche essere sostenuta, ma economicamente e moralmente resta difficilissima da difendere. La verità è scomoda, ma va detta con chiarezza: la Bolkestein, applicata ai balneari senza un pieno riconoscimento del valore d’impresa, rischia di trasformarsi in un meccanismo che non apre davvero il mercato, bensì trasferisce valore da chi lo ha creato a chi arriva dopo. E quando la concorrenza può funzionare solo a condizione di cancellare o svalutare l’avviamento del soggetto uscente, allora non siamo più davanti a un mercato imparziale. Siamo davanti a una procedura formalmente neutra che, nella sostanza, pretende l’espropriazione del lavoro imprenditoriale.

Il punto politico, prima ancora che giuridico, è tutto qui. Non si può continuare a dire ai balneari che devono accettare la gara “come qualunque altra impresa”, e nello stesso tempo negare che siano un’impresa come tutte le altre. O si riconosce fino in fondo che lo stabilimento balneare produce anche avviamento, valore commerciale e identità aziendale, oppure si abbia il coraggio di dire apertamente che, in questo settore, la concorrenza viene costruita comprimendo il diritto d’impresa di chi ha lavorato per anni.

Questo articolo ha 7 commenti

  1. Corpolongo

    Concordo pienamente.

  2. Riccardo Filidei

    Concordo pienamente,spero che qualche mente rifletta su come operare giustamente questo malessere .

  3. fabger

    Ma la legge certamente non impone all’impresa balneare di costruire strutture edili permanenti, semplicemente non glielo impedisce: quindi l’investimento e’ ovviamente a fondo perso e sotto sua responsabilita’. Semmai e’ un privilegio non essere costretto ad abbattere e a smantellare.

  4. Gas

    Lettura asettica ed afferente!!!

  5. Barbara

    Concordo pienamente

  6. Casto Edoardo

    Stanno semplicemente svendendo la bella Italia ! Quel posto che tutti invidiano nel mondo , dove la storia culturale gastronomica e artistica verrà molto presto sostituita da multinazionali dove verrà spazzata via tutta la storia di intere culture !! Non si può paragonare L Italia ad altri paesi del mondo ! L Italia resta un paese fatto di arte passione e grande cultura 👍

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