Interrogazione scritta sui balneari: il gruppo Vannacci chiede una svolta al Governo

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Immagine tratta dalla pagina Facebook di Roberto Vannacci

Dopo l’interrogazione depositata al Parlamento europeo il 27 luglio, con la quale l’eurodeputato Roberto Vannacci ha chiesto alla Commissione europea se intenda archiviare immediatamente la procedura d’infrazione aperta contro l’Italia sulle concessioni balneari, il tema approda ora alla Camera dei deputati. L’iniziativa europea si fondava sull’interpretazione dell’ordinanza della Corte di giustizia UE del 10 luglio 2026 e sulla rivendicazione della competenza statale nell’accertamento dell’eventuale scarsità della risorsa naturale.

Nel frattempo, anche l’Associazione Turistica Balneare Siciliana (ATBS), presieduta da Antonio Firullo, ha rivolto una richiesta di chiarimenti alle istituzioni europee e italiane sui rapporti tra la Direzione generale Mercato interno della Commissione europea e l’associazione Mare Libero. L’ATBS chiede documentazione sulla natura di eventuali rapporti di collaborazione, garanzie scritte di imparzialità nell’istruttoria sulle concessioni e trasparenza su ulteriori interlocutori esterni della Commissione; in mancanza di risposta entro 30 giorni, l’associazione si è riservata ulteriori iniziative nelle sedi nazionali e comunitarie.

In questo quadro, i deputati Ziello, Davide Bergamini, Bof, Furgiuele, Pierro, Pozzolo, Ravetto e Sasso hanno presentato un’interrogazione a risposta scritta indirizzata al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, al Ministro per gli affari europei, il PNRR e le politiche di coesione e al Ministro della giustizia.

Il testo dell’interrogazione

Camera dei deputati

Interrogazione a risposta scritta

Al Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, al Ministro per gli Affari Europei, il PNRR e le Politiche di Coesione e al Ministro della giustizia – Per sapere – premesso che:

il settore delle concessioni demaniali marittime, lacuali e fluviali ad uso turistico-ricreativo versa in uno stato di grave incertezza giuridica ed economica, aggravato dal protrarsi della procedura di infrazione avviata dalla Commissione europea e da un contenzioso giurisprudenziale complesso e articolato che ha determinato un grave pregiudizio per la certezza del diritto;

pur non sussistendo, nei Trattati, una gerarchia che subordini la proprietà alla concorrenza, ciononostante, la CGUE è pervenuta a praticare una riqualificazione funzionale della concessione demaniale marittima da mero contratto di locazione a provvedimento di autorizzazione all’esercizio di un’attività di servizi;

peraltro, l’articolo 12 della Direttiva 2006/123/CE (cd. Bolkestein) individua espressamente nella scarsità delle risorse naturali la condizione pregiudiziale e vincolante per l’applicazione delle procedure di selezione pubblica e il divieto di rinnovo automatico delle autorizzazioni;

nell’ambito dell’attuazione delle direttive UE, gli Stati membri godono per principio di un preciso margine di discrezionalità nell’individuare i criteri, i parametri e le metodologie scientifiche e amministrative più adeguate a valutare la sussistenza di tali condizioni sul proprio territorio;

il Governo italiano ha esercitato tale discrezionalità adottando quale parametro di valutazione il criterio dei macro-aggregati su scala nazionale, da cui è emerso che oltre due terzi della risorsa costiera italiana risultano liberi e pienamente erogabili per nuove iniziative economiche;

la Commissione europea, ex art. 12 Bolkestein, ha rigettato la mappatura per macro-aggregati imponendo il parametro locale-comunale, ignorando la Corte UE (causa C-598/22 dell’11 luglio 2024 “S.I.I.B.” e causa C-464/24 del 4 giugno 2024 “Balneari Rimini”) che ha confermato la discrezionalità statale e l’esclusione dalla Bolkestein per le concessioni antecedenti al 28 dicembre 2009 prorogate solo ex lege.

l’illegittimo sconfinamento della Commissione UE sul margine di discrezionalità e la conseguente violazione dei principi di sussidiarietà, proporzionalità e leale collaborazione sono stati evidenziati dalla stessa Corte di giustizia UE nella recente ordinanza “Balneari Rimini II” del 10 luglio 2026 (paragrafi 50-57), ha confermato il carattere non auto-esecutivo della direttiva 2006/123/CE, con una risposta secca e chiara sulla necessità di una preventiva verifica della non scarsità della risorsa naturale da parte dello Stato, validando come corretta la mappatura nazionale comunicata dal Governo con la nota del 6 ottobre 2023, prima di procedere, solo in caso di scarsità accertata, all’applicazione dell’art. 12 della Bolkestein;

peraltro, le Sezioni Unite della Cassazione (ord. 14568/2026) evidenziano che la Plenaria del Consiglio di Stato (sent. 17/2021) ha violato il diritto UE deliberando l’applicabilità diretta della Bolkestein, in realtà, non self-executing, e tale errore espone il Governo a responsabilità civile ex L. 117/1988;

la Commissione ha adottato un palese doppio standard, poiché accetta correntemente il parametro dei macro-aggregati nazionali in settori strategici a risorsa limitata (quali lo spettro radioelettrico, la gestione dei bacini idrografici e la pianificazione dei rifiuti), mentre ha negato il medesimo criterio al demanio marittimo italiano;

si chiede di sapere:

quali iniziative urgenti il Governo stia ponendo in essere per risolvere la situazione del comparto balneare italiano, tutelando gli investimenti e la continuità aziendale delle concessionarie;

se il Governo intenda reiterare una formale richiesta di archiviazione della procedura di infrazione, insistendo, sulla base dei principi affermati dalla Corte di giustizia UE con l’ordinanza del 10 luglio 2026, per la palese violazione del margine di discrezionalità spettante all’Italia ed affermando l’inapplicabilità della direttiva servizi sulla base del dato aggregato nazionale, denunciando l’illegittimità del doppio standard e dell’imposizione del parametro comunale quale criterio sostanzialmente unico di valutazione della scarsità della risorsa.

Ziello, Davide Bergamini, Bof, Furgiuele, Pierro, Pozzolo, Ravetto, Sasso.

Questo articolo ha 3 commenti

  1. Lamantia.luciano

    Se tolgono le aziende ai ballneari devo o mettere a concorso oni sei anni i posti di lavoro della pibblica amministrazione

  2. Puglielli Sergio

    La Meloni ha fatto, nella campagna elettorale,il suo cavallo di battaglia la questione dei balneatori,oggi che finalmente si apre uno spiraglio di speranza, tace e se ne frega altamente. E poi nel 27 ci viene a chiedere il voto?

  3. Teo

    Dopo l’interpretazione del consiglio supremo europeo per sancire questa NON novità e anche grazie a Vannacci gli effetti DIROMPENTI sono 3.
    1 ) La partita , quindi la discrezionalità e TUTTA ITALIANA, non si può più dire (o nascondersi) dietro frasi “lo vuole l’ europa.”. E ora che le promesse fatte dalla meloni, salvini, capi di regione e sindaci abbiano un seguito e soprattutto una FINE !
    2 ) Non si possono, ripeto POSSONO fare gare senza la certezza della scarsità ! E la NON SCARSITA’ è già stata stabilita.
    3 ) I giornalisti e midia hanno preso questa non novità come un cambiamento d’ atteggiamento nei confronti dei balneari TARTASSATI a destra e manca !
    Ma vi sembra normale spazzare via una categoria di “custodi del bene pubblico” per mettre chissà chi ? Bene domani tuttti i tabaccai a casa, o pizzaioli,, dentisti….Cose da Pazzi !
    Spezzo un’ ultima lancia sui giudici, la giustizia in italia è lenta ma giusta !

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