Imperia rilascia 12 concessioni dopo ricorsi e sentenze, investimenti milionari da parte dei balneari

A Imperia la partita delle gare si chiude, con il rilascio di dodici conceesioni, al termine di un percorso amministrativo lungo e tutt’altro che lineare, iniziato con gli avvisi pubblicati dal Comune e sviluppatosi tra aggiudicazioni, verifiche, ricorsi e aggiornamento del Piano di utilizzo del demanio.

È l’approdo finale di una vicenda che ha ridisegnato gli equilibri del fronte mare tra Borgo Marina, Borgo Prino e Borgo Cappuccini e che oggi viene presentata come un passaggio decisivo per il riassetto turistico della città. Ma per capirne davvero la portata bisogna tornare indietro di due anni, quando tutto ha avuto inizio.

La storia recente comincia infatti nell’autunno del 2024, quando il Comune di Imperia pubblica gli avvisi per l’assentimento delle concessioni demaniali marittime relative alla gestione di stabilimenti balneari, attività di bar-ristorazione e centro velico. Da quel momento si apre una fase completamente nuova, perché il sistema locale entra concretamente nella stagione delle procedure comparative: istruttorie tecniche, controlli sui requisiti, valutazioni sui progetti e, soprattutto, verifica della sostenibilità economica delle offerte.

Ma questo passaggio non avviene nel vuoto. Sullo sfondo c’è il PUD, il Piano di utilizzo del demanio marittimo, che rappresenta la vera cornice dell’intera operazione. Le gare, infatti, non sono un semplice avvicendamento tra concessionari, ma si inseriscono in una visione più ampia di riassetto del litorale, che riguarda stabilimenti, chioschi, accessi, scogliere e spiagge libere. Non a caso, nel novembre 2025, il Consiglio comunale approva l’aggiornamento del piano, ridisegnando alcune concessioni e formalizzando una quota di spiagge libere pari al 66,5%. È un passaggio decisivo, perché rende evidente che la partita non riguarda solo i singoli operatori, ma l’intera configurazione del waterfront cittadino.

Le prime aggiudicazioni emergono nei primi mesi del 2025 e coinvolgono diversi operatori storici o già presenti sul territorio, tra cui Bagni Oneglio, Buraxen e Kalima. Gli affidamenti vengono accompagnati da verifiche positive, autorizzazioni all’anticipata occupazione e successivi passaggi formali fino al rilascio delle concessioni, generalmente fissate per una durata di circa vent’anni. Non si tratta quindi di semplici rinnovi, ma di un percorso amministrativo pieno, con effetti rilevanti sia per le imprese sia per l’assetto complessivo delle spiagge imperiesi.

Nel frattempo, però, si apre il fronte del contenzioso. Il primo scontro è quello con l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, che impugna l’impostazione del Comune mettendo in discussione proroghe, criteri di gara e meccanismi come gli indennizzi. Il TAR Liguria interviene nel settembre 2025, ma con una decisione che segna un punto di svolta: il ricorso viene dichiarato improcedibile, perché nel frattempo le proroghe sono cessate e le gare sono già state avviate. In sostanza, il giudice prende atto che il sistema è ormai partito e lascia che vada avanti.

Ma è sulle singole gare che il contenzioso diventa davvero incisivo. Il caso simbolo è quello del Papeete Beach, aggiudicato nel marzo 2025 alla Lucky s.r.l.s. e poi confermato dal TAR Liguria nel gennaio 2026 dopo il ricorso della seconda classificata. In parallelo, altre decisioni del giudice amministrativo chiariscono un punto fondamentale: il piano economico-finanziario non è un elemento accessorio, ma il cuore della valutazione.

Non basta promettere investimenti: bisogna dimostrarne in modo puntuale la sostenibilità economica.

È questo il principio che, più di ogni altro, finisce per ridefinire il modello Imperia. Le commissioni sono chiamate a valutazioni sempre più rigorose, le offerte devono essere analitiche, i costi verificabili. Il risultato è un sistema che prende forma non solo attraverso le delibere comunali, ma anche attraverso le sentenze che ne affinano progressivamente i criteri.

E mentre il contenzioso contribuisce a ridefinire le regole, le procedure vanno avanti fino ad arrivare all’ultimo passaggio.

Nel marzo 2026 risultano così definite dodici pratiche, comprendenti otto stabilimenti, tre attività commerciali o chioschi e la pratica PM20 del Prino. Tra i soggetti figurano Il Moletto, Conca, Balneare Turistica Imperiese, Kalima, Bagni Buraxen, Nautilus, Manè e Bagni Oneglio per gli stabilimenti, oltre a Capo Horn, Tapas e La Terrazza sul Mare per i chioschi, mentre la pratica PM20 è stata aggiudicata a Jobel Società Cooperativa Sociale.

Per il Comune si tratta della conclusione amministrativa di una lunga transizione e, allo stesso tempo, dell’inizio di una nuova fase per il litorale, da presentare alla stagione turistica come più ordinato, rinnovato e attrattivo.

Ma c’è un aspetto che emerge con forza e che cambia completamente la lettura di questa vicenda.

Se si prende come riferimento un ammontare complessivo di circa 7,5 milioni di euro distribuito su dodici concessioni, il calcolo porta a una media teorica di circa 625.000 euro per pratica. È una stima semplificata, perché ogni concessione ha caratteristiche diverse, ma rende bene l’idea della soglia economica richiesta.

Aggiudicarsi oggi una concessione non significa solo vincere una gara: significa sostenere investimenti consistenti.

Servono risorse finanziarie, capacità progettuale, coperture economiche e solidità nel medio-lungo periodo. Lo dimostrano le stesse procedure imperiesi, passate attraverso verifiche, piani economico-finanziari, conferenze di servizi e controlli tecnici.

In questo senso, la concessione non è più soltanto un titolo amministrativo, ma un vero investimento imprenditoriale.

Ed è proprio qui che il caso Imperia diventa esemplare. La chiusura delle dodici pratiche non rappresenta solo la fine di una trafila burocratica, ma il passaggio a un modello in cui stare sul demanio costa molto, richiede strutture solide e impone un salto di scala finanziario agli operatori.

Per questo il risultato finale può essere letto in due modi: come il punto di arrivo di una lunga fase amministrativa, ma anche come il segnale che il mercato balneare locale è ormai entrato in una stagione molto più selettiva e capitalizzata.

Una stagione in cui, sempre più chiaramente, vince chi può davvero permettersi di investire.

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