Il 14 marzo 2025, la Federazione Italiana Nuoto (FIN) e il Sindacato Italiano Balneari (SIB) hanno sottoscritto una convenzione quinquennale con l’obiettivo dichiarato di professionalizzare la figura degli assistenti bagnanti e garantire il presidio delle coste. Il protocollo è stato firmato dai presidenti Paolo Barelli (FIN) e Antonio Capacchione (SIB) e prevedeva: formazione avanzata dei bagnini, certificazione di qualità per gli stabilimenti balneari secondo gli standard internazionali ILS, e campagne di sensibilizzazione per le famiglie. Il progetto fu battezzato proprio “Spiagge Sicure” e fu lanciato ufficialmente in occasione dei Campionati Italiani Assoluti Unipol.
Nonostante le buone intenzioni dell’accordo, la realtà sul campo ha preso un’altra direzione. Sul litorale veneto, per l’estate 2026 occorrerebbe reclutare circa un migliaio di bagnini, ma trovare personale qualificato è diventato praticamente impossibile. Il presidente del SIB Veneto, Lorenzo Braida, ha denunciato apertamente le cause strutturali: requisiti di abilitazione sempre più stringenti, sussidi di disoccupazione invernale (NASpI) inadeguati e responsabilità penali crescenti in caso di incidente in mare, fattori che scoraggiano i giovani dal intraprendere la professione. Persino la sospensione del requisito della maggiore età per gli assistenti bagnanti, ottenuta dal SIB con il Decreto Milleproroghe, non è bastata a risolvere il problema.
È proprio in questo contesto che nasce la proposta dell’AI per Bibione. Il SIB Veneto, che avrebbe dovuto essere il principale beneficiario dell’accordo con la FIN, si ritrova ora a chiedere l’uso di telecamere intelligenti e una “security room” per coprire i vuoti lasciati dalla carenza di bagnini. Il SIB sostiene che la tecnologia non sostituirebbe i bagnini ma ne “riqualificherebbe” la professione e li supporterebbe nei momenti di assenza, pur mantenendo le torrette presidiate. Tuttavia, la proposta suona come un’ammissione che l’accordo “Spiagge Sicure” — fondato sulla formazione umana — non ha prodotto i frutti sperati in tempi utili, e che la tecnologia rischia di diventare una soluzione emergenziale piuttosto che un complemento consapevole.
Questa contraddizione non è sfuggita alle istituzioni: l’assessore regionale al Turismo Lucas Pavanetto ha ribadito che «l’AI non potrà mai sostituire un bagnino», mentre i sindaci del litorale si sono mostrati scettici sull’intera proposta. Il paradosso, dunque, è evidente: il SIB ha investito risorse e credibilità nell’accordo con la FIN per valorizzare la professione del bagnino, e a distanza di appena un anno si trova a proporre soluzioni tecnologiche per tamponare l’assenza di quella stessa figura professionale.