C’è un dettaglio curioso nella polemica sulla battigia di Rimini. L’“Avvocato della battigia” — così potremmo chiamare chi sui social ripete che “stendere un asciugamano per fare un bagno non costituisce permanenza né occupazione” — invita gli altri a “studiare” le ordinanze.
Peccato che proprio le ordinanze dicano una cosa molto meno comoda. Non esiste una regola generale secondo cui il telo da mare sarebbe sempre e comunque consentito nella fascia dei cinque metri. In numerose ordinanze il telo è espressamente vietato.
A Cerveteri, l’ordinanza balneare 2026 vieta di “occupare con ombrelloni, sdraio, sedie, sgabelli, teli, tavoli, mezzi nautici” la fascia di arenile profonda cinque metri dalla battigia, destinata “esclusivamente al libero transito con divieto di permanenza”.
A Cariati la disciplina è analoga: vieta di “occupare con ombrelloni, sdraio, sedie, sgabelli, teli ecc.” la fascia di cinque metri, anch’essa riservata “esclusivamente al libero transito con divieto di permanenza”.
A Grado il divieto riguarda “ombrelloni, sedie, sedie a sdraio, sgabelli, teli, ecc.” nella stessa fascia.
A Formia il testo è ancora più esplicito e include “teli, asciugamani” tra ciò che non può occupare i cinque metri.
Anche l’ordinanza di sicurezza balneare dell’area di Ancona richiama “teli, ombrelloni ecc.” tra gli ostacoli da tenere fuori dalla fascia di sicurezza.
A Rimini, l’ordinanza comunale stabilisce che la fascia di battigia è destinata “esclusivamente al libero transito con divieto di permanenza”: cinque metri a Rimini Nord e, in diversi tratti di Rimini Sud, venti metri. Dunque affermare in assoluto che “stendere un asciugamano non costituisce permanenza” non è sostenibile come regola generale. Dipende dall’ordinanza applicabile. E a Rimini quella fascia è soggetta a un espresso divieto di permanenza.
Far rispettare le regole non significa sostituirsi all’autorità
Il bagnino e il concessionario hanno il dovere di far rispettare le ordinanze. Se ritengono che un bagnante stia violando il divieto di permanenza, devono segnalarlo a Polizia Locale, Capitaneria di Porto o altra autorità competente. Saranno questi organi ad accertare i fatti e a intervenire. Non possono, invece, trasformarsi in autorità di polizia e impartire autonomamente ordini di allontanamento come se quel tratto di demanio fosse una proprietà privata.Il cittadino deve rispettare l’ordinanza. Il concessionario deve farla rispettare chiamando chi ha il potere di farlo.
Ed è qui che entra in scena la campagna: “La presa della battigia”. ,Uno slogan volutamente provocatorio, certo. Ma proprio per questo rivela un controsenso., .Come si può parlare di “presa” della battigia, se la battigia dovrebbe essere, per definizione e per disciplina, una fascia da lasciare libera? La battigia non è un territorio da conquistare. Non è del concessionario. Ma non è nemmeno un territorio da “prendere”, simbolicamente o materialmente, in nome della spiaggia libera. Se l’obiettivo è difendere il carattere pubblico del demanio, la parola dovrebbe essere una sola: fruizione, non conquista. Trasformare la battigia in un campo di battaglia — da una parte il concessionario accusato di volerla occupare, dall’altra l’attivista che proclama di “prenderla” — produce esattamente la rappresentazione sbagliata: quella di uno spazio pubblico che qualcuno deve conquistare. La battigia non deve essere presa da nessuno. Deve essere rispettata da tutti.
Ed è qui che la campagna di Hallissey dovrebbe fare i conti con una realtà molto semplice. Il principio “il mare è di tutti” è condivisibile. Ma “di tutti” non significa “senza regole”. Se un’ordinanza vieta la permanenza e la collocazione di teli nella fascia di sicurezza, quella regola va rispettata. Se il concessionario occupa abusivamente la stessa fascia con attrezzature che non vi possono stare, deve essere contestato allo stesso modo. E soprattutto, nessuno può trasformarsi nell’autorità che decide autonomamente chi può stare dove. Non ci sono teli buoni e teli cattivi. Non ci sono regole per i turisti e regole per i concessionari. Non ci sono battigie da “prendere”. C’è un bene demaniale pubblico, sottoposto a precise regole di sicurezza e di fruizione. Per questo l’“Avvocato della battigia” farebbe bene a studiare le ordinanze fino in fondo.
E Hallissey, prima di trasformare ogni episodio in una nuova battaglia contro i balneari, dovrebbe ricordare un principio ancora più semplice: la battigia non si conquista, non si privatizza e non si occupa. Si lascia libera. E le regole valgono per tutti.