“Il mare è di tutti”: poi ombrelloni sulla battigia e posti prenotati all’alba

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Si chiedono più spiagge libere, meno concessioni e più spazio per tutti. Ma sulle spiagge libere c’è chi arriva alle cinque del mattino, pianta ombrelloni e sistema sdraio sulla battigia per riservarsi il posto. E quando arrivano i controlli, scattano sequestri e multe. Il paradosso italiano è servito.

«Il mare è di tutti». È una delle frasi più ripetute ogni estate nel dibattito sulle spiagge italiane. Il concetto è semplice: il litorale è un bene pubblico e tutti devono poter accedere al mare, senza barriere e senza privilegi. Un principio assolutamente condivisibile.

Peccato che, proprio quando si parla di spiagge libere, qualcuno sembri interpretarlo in un modo molto particolare: il mare è di tutti, ma il posto migliore è meglio occuparlo prima degli altri. E così, all’alba, sulle spiagge libere compaiono ombrelloni, sdraio, asciugamani e lettini. Il proprietario, però, spesso non c’è. È arrivato alle cinque o alle sei, ha sistemato l’attrezzatura e poi se n’è andato, lasciando una sorta di “segnaposto” in attesa di tornare più tardi con familiari e amici. Non è soltanto una questione di inciviltà. Quando l’attrezzatura viene lasciata sulla battigia o nelle fasce che devono rimanere libere, il problema diventa anche quello del rispetto delle regole sul demanio marittimo. E questa estate le forze dell’ordine sono intervenute in diverse località.

Il caso più emblematico è quello di Riva Trigoso, dove il 12 luglio la Guardia Costiera è intervenuta all’alba sulla spiaggia libera più grande della Liguria. I militari hanno controllato la presenza di ombrelloni e asciugamani lasciati incustoditi per occupare la prima fila, anche per conto di altre persone. Secondo quanto riferito dalla Guardia Costiera, c’era chi arrivava alle 5 o alle 6 del mattino, sistemava l’attrezzatura sulla battigia e poi la abbandonava per ore, in attesa dell’arrivo dei bagnanti. Per i trasgressori sono previsti il sequestro del materiale, una sanzione e, nei casi previsti, anche la denuncia per occupazione abusiva di suolo demaniale. Il messaggio dei militari è difficilmente equivocabile: la spiaggia libera è di tutti e non soltanto di chi arriva prima per accaparrarsi il posto.

Qualche giorno dopo, il 19 luglio, la scena si è ripetuta a Moneglia. La Capitaneria di porto ha effettuato un blitz all’alba e ha sequestrato 10 ombrelloni e altrettante sdraio che erano stati lasciati sulla battigia proprio per occupare i posti migliori. Anche in questo caso il materiale veniva lasciato per ore, prima dell’arrivo dei proprietari. Per i trasgressori è prevista una multa da 200 euro e, in caso di rivalsa, anche la denuncia per occupazione abusiva di suolo demaniale. Due località diverse, lo stesso comportamento. E soprattutto, lo stesso problema: un bene pubblico viene trattato come se fosse una proprietà privata da prenotare in anticipo.

Il caso di Eraclea Mare, riportato anche nelle cronache di questi giorni, rende ancora più evidente la questione. Il regolamento comunale stabilisce infatti che nei primi cinque metri dalla battigia non possano essere collocati ombrelloni, sedie, sdraio o altri oggetti che ostacolino il transito e la balneazione. Nella stessa fascia è vietato qualsiasi comportamento che limiti o impedisca il passaggio delle persone e dei mezzi di servizio e di soccorso, sia lungo il lido sia dalla spiaggia verso il mare e viceversa. Non siamo quindi di fronte a una semplice indicazione di buon comportamento. È una regola precisa, legata alla natura stessa della battigia e alla necessità di garantire il libero transito e la sicurezza. E allora diventa difficile sostenere che lasciare per ore un ombrellone o una sdraio proprio in quella zona equivalga semplicemente a “tenere il posto”.

Ed è qui che emerge il vero paradosso. Da anni una parte del dibattito sulle concessioni balneari insiste sulla necessità di aumentare le spiagge libere. L’argomento è che più arenile pubblico significherebbe maggiore libertà di accesso al mare. Benissimo. Ma una spiaggia libera non significa una spiaggia senza regole. E soprattutto non significa che il primo che arriva possa trasformare una porzione di demanio pubblico in una prenotazione privata. Perché se io arrivo alle sei del mattino, pianto un ombrellone sulla battigia, sistemo due sdraio, lascio tutto lì e torno dopo tre o quattro ore, non sto semplicemente usufruendo della spiaggia. Sto impedendo a qualcun altro di farlo. La contraddizione è evidente: si invoca il diritto di tutti alla spiaggia libera e contemporaneamente si limita il diritto degli altri a fruirne.

Il problema non sono le spiagge libere, ma il rispetto delle regole

Sia chiaro: non c’è nulla di sbagliato nel principio della libera fruizione del demanio. Il problema nasce quando il principio viene trasformato in una sorta di liberi tutti. Perché le regole valgono per tutti: per i concessionari, per gli operatori balneari e anche per chi frequenta una spiaggia libera. Non sarebbe accettabile che un concessionario occupasse abusivamente la battigia. E non può diventarlo neppure per il singolo bagnante, semplicemente perché ha portato da casa un ombrellone. Anzi, proprio la spiaggia libera dovrebbe essere il luogo nel quale il concetto di bene comune viene applicato con maggiore attenzione.

A Riva Trigoso, a Moneglia e in altri tratti del litorale i controlli delle forze dell’ordine stanno dimostrando che il fenomeno non è affatto teorico: ci sono ombrelloni e sdraio sequestrati, sanzioni e contestazioni per occupazione abusiva del demanio. E il fenomeno non è nuovo neppure altrove: sul litorale teramano, per esempio, la Guardia Costiera ha effettuato numerosi sequestri di attrezzature lasciate sulle spiagge libere proprio per garantire la libera fruizione del bene pubblico.

Più spiagge libere sì, ma anche più rispetto

Forse allora la discussione dovrebbe essere impostata diversamente. Non stabilimenti contro spiagge libere. Non concessionari contro bagnanti. Ma semplicemente regole contro comportamenti abusivi. Se si ritiene che l’Italia debba avere più spiagge libere, benissimo. Ma quelle spiagge devono essere realmente disponibili a tutti, non trasformarsi in un territorio nel quale chi è più mattiniero, più organizzato o semplicemente più spregiudicato riesce a garantirsi i posti migliori. Perché il mare è davvero di tutti solo quando nessuno può prendersene una fetta in anticipo a danno degli altri. La battigia non è un parcheggio per ombrelloni. Non è una fila da prenotare. Non è uno spazio privato. È parte di quel bene pubblico che, secondo molti, dovrebbe essere restituito sempre più alla collettività. Ma se vogliamo davvero più spiagge libere, forse dovremmo cominciare da una domanda molto semplice: siamo disposti anche a rispettare le regole delle spiagge libere?

Perché altrimenti rischiamo l’ennesimo paradosso tutto italiano: “il mare è di tutti”, ma il posto in prima fila è già occupato dalle cinque del mattino.

Questo articolo ha un commento

  1. Marco

    Dov’è scritto che chi arriva in spiaggia alle11 del mattino debba avere il posto vicino alla battigia e chi è lì dalle 8 si debba spostare.

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