Non si arrendono e tornano in piazza per difendere le loro aziende, i loro sacrifici e la storia delle coste italiane. Una giornata di accesa mobilitazione è in corso in queste ore a Roma, segnata da un’esasperazione ormai palpabile che non risparmia nessuno. A guidare la protesta nazionale è una delegazione del movimento spontaneo “Balneatori Incazzati Uniti”, che raccoglie il crescente malcontento della categoria già esploso nelle scorse settimane con la clamorosa manifestazione a Sanremo durante il Festival. Il movimento, che afferma di essere organizzato in 13 regioni italiane, ha rivolto una dura critica ai principali sindacati del settore, accusati di non aver preso posizione con sufficiente decisione. Secondo gli organizzatori della mobilitazione, le principali sigle sindacali erano state invitate ad aderire alla protesta nazionale ma, almeno fino a questa mattina, non avrebbero dato una risposta ufficiale.
Proprio per questo, prima ancora di puntare verso i palazzi della politica, questa mattina il gruppo di concessionari balneari ha fatto tappa sotto la sede nazionale di Confcommercio: una protesta iniziale volta a scuotere anche le associazioni di categoria, chiedendo prese di posizione ancora più nette, incisive e intransigenti a difesa del comparto.
Successivamente, la vibrante e disperata mobilitazione si è spostata nel cuore politico della Capitale, proprio davanti a Montecitorio. L’area antistante la Camera dei Deputati è stata transennata e interdetta al pubblico per motivi di sicurezza, creando quasi una barriera fisica tra le istituzioni e una categoria logorata da troppi anni di incertezza normativa.
Sotto i palazzi del potere, gli imprenditori del mare stanno manifestando la loro legittima rabbia con striscioni inequivocabili: da un perentorio “No Bolkestein” a un più diretto “Siete dei lazzaroni”, rivolto a chi siede in Parlamento. Il momento più amaro ed emblematico del presidio è scandito dalla riproduzione, diffusa in sottofondo, di un vecchio intervento in Aula dell’attuale Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni. Un audio in cui l’allora deputata denunciava a gran voce le storture della direttiva europea, schierandosi apertamente a difesa della categoria. Parole che oggi, per molti operatori, suonano come una promessa dimenticata, come denunciano senza filtri i cartelli poggiati a terra: “Giorgia, dove ti sei nascosta?”. “Vogliamo sapere cosa è cambiato rispetto a quando anche l’attuale Presidente del Consiglio sosteneva che la nostra categoria fosse vittima di un’interpretazione sbagliata della direttiva. Oggi chiediamo risposte chiare e un confronto diretto con il Governo”, incalzano i manifestanti.
I balneari denunciano a gran voce di essere vittime di una “grave ingiustizia” causata da una distorta applicazione della Direttiva Servizi, una mannaia che rischia di “mettere in ginocchio” oltre 30 mila micro-imprese familiari. Il movimento afferma inoltre che la propria posizione si fonda su tre punti principali:
1. Le concessioni balneari non sarebbero qualificabili come servizi e quindi non rientrerebbero nell’ambito della direttiva.
2. In Italia non esisterebbe una reale scarsità della risorsa “spiaggia”, condizione necessaria per l’applicazione della direttiva.
3. Una recente pronuncia della Corte di Giustizia dell’Unione Europea del 5 giugno 2025, secondo i promotori della protesta, avrebbe escluso le concessioni balneari dall’applicazione della direttiva.
L’indignazione degli operatori esplode in un momento drammaticamente cruciale: proprio in queste settimane pende infatti l’attesa pubblicazione da parte del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti (MIT) di un “bando tipo” per le riassegnazioni delle concessioni. Un passaggio burocratico che rischia di cancellare imprese costruite in decenni di sacrifici da famiglie che hanno investito i propri risparmi. “Si parla di mettere a bando le spiagge – dichiarano i rappresentanti del movimento – ma nessuno si chiede a chi andranno, cosa ne sarà di trentamila partite IVA e quale sarà il futuro di un settore strategico per il turismo italiano”. Il timore, fondato, è che un sistema di gare indiscriminato finisca per favorire esclusivamente i grandi gruppi economici e le multinazionali, snaturando per sempre il nostro modello turistico d’eccellenza basato sull’impresa familiare.
Dal presidio di Roma, i manifestanti non fanno passi indietro e ribadiscono la loro unica, vitale richiesta: la non applicazione della direttiva Bolkestein. “Siamo famiglie perbene e lavoratori onesti che chiedono soltanto la corretta applicazione della normativa. Non è vero che lo chiede l’Europa, ma sono interessi economici molto forti a spingere in questa direzione”, accusano dalla piazza, avvertendo che la mobilitazione non si fermerà qui. Durante la manifestazione di questa mattina i rappresentanti del movimento hanno infatti ribadito la volontà di proseguire la mobilitazione fino a ottenere un confronto politico diretto. I manifestanti hanno inoltre dichiarato che la protesta potrebbe proseguire nei prossimi giorni con iniziative permanenti nella Capitale.