Fiba toscana: “Azione forte sul Governo per verifica scarsità della risorsa”

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FIBA Confesercenti Toscana sollecita l’avvio di un percorso regionale per definire criteri e procedure uniformi nella valutazione della scarsità della risorsa naturale sul demanio marittimo toscano. L’obiettivo è assicurare istruttorie comunali fondate su dati verificabili, aderenti alle caratteristiche dei singoli territori costieri e coerenti con i principi europei.

L’associazione ha trasmesso alla Regione Toscana una proposta normativa preliminare, indicata come base di confronto tecnico-giuridico con gli uffici regionali, le associazioni di categoria e i Comuni costieri.

Il riferimento alla Corte di giustizia UE

L’iniziativa prende le mosse dal quadro normativo e giurisprudenziale in evoluzione e, in particolare, dall’ordinanza della Corte di giustizia dell’Unione europea del 10 luglio 2026, nella causa C-574/25, richiamata nella circolare n. 5072 dell’Ufficio legislativo e affari giuridici di Confesercenti nazionale.

Secondo quanto evidenziato da FIBA Confesercenti Toscana, la Corte ha ribadito che l’applicazione dell’articolo 12 della direttiva 2006/123/CE — la direttiva Bolkestein — richiede una concreta valutazione della scarsità delle risorse naturali disponibili. Tale accertamento deve fondarsi su criteri oggettivi, trasparenti, non discriminatori e proporzionati.

La valutazione, inoltre, può derivare dalla combinazione di due livelli di analisi: uno generale e astratto e uno riferito alla concreta situazione del territorio costiero interessato.

Le specificità della costa toscana

Per FIBA Confesercenti Toscana, una verifica costruita esclusivamente su dati nazionali aggregati non sarebbe sufficiente a rappresentare la realtà regionale. Le coste toscane presentano infatti condizioni diverse da Comune a Comune, sia per incidenza delle concessioni demaniali sia per vincoli e concreta utilizzabilità delle aree.

Tra gli elementi da considerare rientrano:

  • La presenza di vincoli ambientali, paesaggistici e territoriali.
  • Gli strumenti urbanistici comunali e i piani di utilizzazione degli arenili.
  • La tutela e l’effettiva consistenza delle spiagge libere.
  • L’estensione realmente disponibile delle superfici demaniali.
  • L’effettiva utilizzabilità economica delle aree per attività turistico-ricreative.

L’associazione sottolinea però anche il rischio opposto: lasciare ai singoli Comuni l’elaborazione autonoma di parametri e metodologie potrebbe produrre decisioni disomogenee, incertezza amministrativa e nuovo contenzioso, con trattamenti differenti per imprese che operano lungo la medesima costa regionale.

La proposta: indirizzi regionali e istruttorie comunali

La proposta predisposta da FIBA Confesercenti Toscana individua un modello nel quale la valutazione concreta della scarsità venga svolta dai Comuni costieri, all’interno però di un quadro regionale uniforme di indirizzo, coordinamento e supporto.

In particolare, il testo propone:

  • La preventiva verifica comunale della scarsità della risorsa naturale e dell’eventuale esistenza di un interesse transfrontaliero certo.
  • L’adozione, da parte della Giunta regionale, di linee guida con criteri oggettivi, trasparenti, proporzionati e uniformi.
  • La trasmissione alla Regione degli esiti delle istruttorie comunali, per verificarne la coerenza con gli indirizzi regionali.
  • Un supporto tecnico e amministrativo regionale ai Comuni nello svolgimento delle istruttorie.
  • La creazione di una base conoscitiva regionale aggiornata e omogenea sulle aree demaniali, sulle concessioni esistenti e sulle superfici effettivamente disponibili e utilizzabili.

Secondo l’associazione, un simile intervento non avrebbe la funzione di sottrarre il settore balneare all’applicazione delle norme europee o ai principi di concorrenza. Al contrario, servirebbe a garantire che ogni decisione amministrativa sia preceduta da una verifica reale e motivata, fondata su dati attendibili e sulle specificità territoriali.

La richiesta alla Regione Toscana

FIBA Confesercenti Toscana richiama l’esperienza avviata dalla Regione Calabria come esempio di un possibile modello: valutazione concreta affidata agli enti locali, accompagnata da criteri regionali, indirizzi comuni e assistenza tecnica.

L’associazione chiede quindi alla Regione Toscana di:

  • Aprire un tavolo tecnico con associazioni di categoria e rappresentanti dei Comuni costieri.
  • Avviare una ricognizione dei dati relativi alle aree demaniali marittime, alle concessioni e alle superfici realmente disponibili.
  • Definire criteri regionali uniformi per le istruttorie comunali.
  • Valutare un intervento legislativo regionale, corredato dalle necessarie linee guida applicative.
  • Attivare un confronto preventivo con Governo, ANCI Toscana e uffici competenti, per verificare la coerenza dell’iniziativa con il quadro statale ed europeo.

FIBA Confesercenti Toscana dichiara infine la propria disponibilità a mettere a disposizione della Regione le informazioni raccolte attraverso le strutture territoriali e il dialogo quotidiano con le imprese balneari. La finalità indicata è contribuire a una disciplina equilibrata, sostenibile sul piano giuridico e applicabile in modo uniforme lungo l’intera costa toscana.

Questo articolo ha un commento

  1. Teo

    Da una BANALISSIMA ricerca con le AI si erge che ci sono 7500 stabilimenti balneari circa, la media degli stabilimenti non passa dei 50 metri che sommati farebbero 375 mt su guasi 8.000 km di costa, senza contare laquali e fluviali. !!! COME POTRÀ MAI ESSECI SCARSITÀ DI RISORSA???? Bolkestein nel dimenticatoio subito!!!

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