Le ruspe sono al lavoro. Cabine smontate, chioschi abbattuti, gazebo ridotti in macerie. Lungo le spiagge di Marinella di Sarzana, i gestori balneari stanno obbedendo — obtorto collo — agli ordini del Comune: demolire tutto, liberare il demanio, azzerare anni di lavoro e investimenti in attesa del grande bando. Peccato che nel frattempo, con un tempismo degno di una farsa kafkiana, il Consiglio di Stato abbia congelato tutto. La sentenza del TAR Genova che annullava la proroga delle concessioni al 2027? Sospesa. In attesa di ulteriori valutazioni. Il 26 maggio si discuterà nel merito.
Tradotto: qualcuno potrebbe aver demolito casa propria per niente.
Il TAR Genova, il grande paralizzatore
Il TAR Liguria si è trasformato in una sorta di bomba ad orologeria per l’intera economia costiera della regione. Non solo Marinella di Sarzana: anche a Laigueglia, ridente località del savonese, qualsiasi attività balneare è di fatto bloccata in un limbo giuridico insostenibile. Stabilimenti che non sanno se potranno aprire, lavoratori stagionali che non sanno se firmare un contratto, famiglie che non sanno se prenotare una vacanza. Tutto fermo, tutto incerto, in attesa che toghe e carte bollate decidano il destino di un ombrellone.
Chi paga il conto?
La domanda che si fanno in molti — e che nessuno in sede istituzionale sembra volersi porre ad alta voce — è semplice: chi risarcirà chi ha già demolito? Se il Consiglio di Stato il 26 maggio dovesse ribaltare la sentenza del TAR e ripristinare le proroghe al 2027, i concessionari storici di Marinella si ritroveranno a gestire uno stabilimento balneare tra le macerie. Letteralmente. Muri abbattuti, strutture distrutte, investimenti polverizzati su ordine di un’autorità comunale che eseguiva a sua volta una sentenza che potrebbe presto non valere più nulla.
Il danno economico è già reale e difficilmente recuperabile. Ricostruire ciò che è stato abbattuto richiede tempo, denaro e autorizzazioni — tutte cose incompatibili con una stagione estiva che è già iniziata. Ogni giorno di chiusura o di attività ridotta significa mancato fatturato, dipendenti stagionali non assunti, indotto turistico — bar, ristoranti, parcheggi, noleggi — che non gira. Lungo una costa che vive di turismo balneare, l’effetto a cascata è devastante.
Questo è uno degli scandali di questa vicenda, ma non l’unico. Perché a monte c’è anche la Bolkestein imposta dall’Europa senza tener conto delle specificità del tessuto economico italiano, le gare a ribasso che rischiano di aprire le porte a grandi gruppi finanziari a scapito delle imprese familiari che hanno fatto della spiaggia la loro vita. E poi c’è l’inerzia dello Stato, che per vent’anni ha rinnovato le proroghe, ha incassato i canoni demaniali, ha lasciato che questi imprenditori investissero, migliorassero, assumessero — per poi scaricare su di loro, dall’oggi al domani, il peso di una riforma mai davvero governata. Il vero scandalo è che a pagare il prezzo più alto siano proprio loro: i concessionari storici, che non hanno evaso, non hanno speculato, ma hanno semplicemente creduto alle promesse di uno Stato che ora gli manda le ruspe in spiaggia.
Il Comune di Sarzana ha applicato la sentenza del TAR con encomiabile rapidità. Le ruspe sono partite. Ma nessuno si è fermato a pensare che forse, in una situazione così caotica e giuridicamente instabile, attendere il pronunciamento del Consiglio di Stato — atteso a brevissimo — sarebbe stato non solo ragionevole, ma doveroso.
Nel frattempo, il calendario non aspetta nessuno. La gara per le nuove concessioni scade il 29 maggio, le assegnazioni sarebbero previste per il 20 giugno. Alta stagione già compromessa, in uno scenario in cui i nuovi concessionari — ammesso che esistano — si troverebbero a gestire spiagge senza strutture, e i vecchi gestori a contare i danni di ciò che hanno costruito in decenni.
Se il 26 maggio il Consiglio di Stato dovesse dare ragione ai ricorrenti — Confartigianato, CNA, Confcommercio e Confesercenti — e ripristinare le proroghe, assisteremo all’epilogo perfetto di questa commedia dell’assurdo: i balneari storici tornano sulle loro spiagge, ma con strutture da ricostruire, casse vuote e una stagione 2026 già in gran parte compromessa. I danni economici sono reali e irreversibili, e nessuno — nessun TAR, nessun Comune, nessun ministero — si è assunto la responsabilità di un disastro annunciato.
Benvenuti in Italia, dove si demolisce prima e si pensa dopo.
Guardi che anche con la proroga per questa stagione devono demolire comunque entro il 2027
Bisogna mettere il conto dei danni sulle spalle dei magistrati che hanno fatto la sentenza al Tar.
In una nazione dove governa la magistratura al posto del governo legittimamente eletto, non è democrazia ma dittatura.
È chiaramente una “manovra” per svendere il litorale italiano ai poteri finanziari!
veda che avete letto male la sentenza del CDS ….. ha detto che si possono fare proroghe per tutelare la sicurezza ma assolutamente di procedere con i Bandi !!!!!
Peggio, in alcuni casi a Marinella di Sarzana le spiagge a gestori nuovi e le strutture bar, parcheggi docce e cabine rimaste ai gestori storici.. un caos assurdo