Dal TAR al Tribunale civile per salvare il 2033, Viareggio diventa il banco di prova nazionale per le concessioni balneari

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Photo by Diederik Smit on Unsplash

Una nuova offensiva legale scuote il fronte balneare versiliese. Diciotto stabilimenti balneari di Viareggio, affiancati da due attività di ristorazione del lungomare, hanno depositato una citazione in giudizio davanti al Tribunale civile contro il Comune di Viareggio, la Regione Toscana, l’Agenzia del Demanio e l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (Antitrust). Una mossa senza precedenti che segna il passaggio dai ricorsi amministrativi — fin qui il terreno di battaglia preferito — alla tutela civilistica del patrimonio d’impresa.

Il cuore della strategia legale è chiaro: i balneari sostengono che le proprie concessioni siano tuttora giuridicamente valide e operative fino al 31 dicembre 2033, in forza della proroga disposta dalla Legge 145/2018 (il cosiddetto decreto Centinaio), mai annullata dalla Corte Costituzionale e mai oggetto di procedura di infrazione europea. «La continuità dell’impresa balneare non è mai stata annullata e ci sono sentenze che lo riconoscono», ha dichiarato Carlo Monti, titolare del bagno Vespucci e tra i promotori dell’azione, sottolineando che i concessionari rivendicano il diritto di restare titolari almeno fino a quella data.

Le imprese denunciano inoltre un danno economico concreto e quantificabile: l’incertezza normativa prolungata e lo spettro dei bandi di gara imposti dalla direttiva Bolkestein avrebbero di fatto svalutato le attività, bloccato ogni investimento e azzerato il valore di mercato delle strutture, tradizionalmente considerate beni commerciali privati pur insistendo su suolo demaniale.

Questa citazione civile non nasce dal nulla, ma è il precipitato di una lunga e intricata guerra legale. Già nel novembre 2025, l’Antitrust (AGCM) aveva bacchettato duramente il Comune di Viareggio, contestando le procedure di rinnovo di 38 concessioni — 20 già assegnate per vent’anni e 18 sospese — ritenute in contrasto con i principi di concorrenza, con la direttiva Bolkestein e con l’articolo 49 del Trattato sul funzionamento dell’UE. Il Comune aveva ottenuto uno slittamento dell’udienza al TAR della Toscana, poi programmata per la primavera 2026.

Nell’aprile 2026, l’Antitrust ha rinnovato le proprie critiche al Comune, con un’udienza a Firenze attesa come potenziale punto di svolta verso l’accelerazione delle aste. In parallelo, il TAR della Toscana aveva già confermato in passato la validità delle proroghe al 2033, rigettando però le richieste di maxirisarcimento preventivo avanzate da quattro stabilimenti della Versilia, ritenendole premature in assenza di atti formali di revoca.

La vera novità di questa mossa è la scelta del Tribunale civile come arena di scontro. Mentre i ricorsi al TAR si muovono sul piano del diritto pubblico e della legittimità degli atti amministrativi, la citazione civile punta direttamente alla tutela del diritto di proprietà e del valore d’impresa, terreno su cui i balneari sperano di avere maggiori chances. Una strategia che potrebbe fare scuola: se dovesse produrre risultati, altri concessionari lungo la costa toscana potrebbero seguire l’esempio, aprendo un fronte del tutto nuovo nel già complesso contenzioso nazionale sulle spiagge.

Vale ricordare che, a livello nazionale, il quadro normativo è ancora in evoluzione: il Consiglio dei ministri ha stabilito che le nuove concessioni avranno una durata minima di 5 anni e massima di 20 anni, ma la tensione tra le norme italiane e gli obblighi europei resta irrisolta. In Toscana, a maggio 2025, erano solo sei i Comuni ad aver avviato procedure di gara — tra cui Viareggio stessa, sebbene con concessioni prorogate al 2033 e ricorsi pendenti.

Il procedimento civile si preannuncia lungo e complesso, con la necessità per il Tribunale di pronunciarsi su questioni che intrecciano diritto comunitario, demanio marittimo e tutela del patrimonio aziendale privato. Nel frattempo, il TAR della Toscana dovrà a breve esprimersi sui ricorsi dell’Antitrust contro le delibere comunali, in un intreccio giudiziario senza precedenti. Il caso di Viareggio è destinato a diventare un banco di prova nazionale per la gestione delle concessioni balneari nell’era post-Bolkestein.

Questo articolo ha 2 commenti

  1. Nando Albano

    Per me stanno svendendo l’Italia, le concessioni balneari sono i confini naturali dello Stato. Noi italiani saremo preclusi da questo utilizzo.Quelli che ci stanno combattendo sono i primi ad essere pagati per la svendita. Ci stanno facendo buttare denaro che servirebbe a rilanciare le nostre imprese familiari. La nostra Presidente Meloni che in tutto si sta impegnando girando il mondo a favore delle multinazionali.Lei ci ha garantito il proseguimento con lo scambio dei voti e Lei ci deve tirare fuori da una legge europea che non ci riguarda.E Lei che dobbiamo chiamare in giudizio per falso nei programmi politici.

  2. Cinzia

    La politica ci ha promesso tanto e poi ha disatteso le nostre aspettative alleata con gruppi di imprenditori potenti che vogliono accaparrarsi le nostre spiagge,noi abbiamo investito soldi e realizzato le nostre aziende con i nostri sacrifici, ciò che avevamo èra solo spiaggia e adesso rischiamo di perdere tutto,ma molti italiani sono contenti perché pensano che siamo ladri,che non abbiamo pagato il giusto,che il nuovo concessionario abbasserà i prezzi degli ombrelloni ma non sanno che questi realizzeranno spiagge schic ad appannaggio di pochi e con prezzi elevati che solo alcuni possono permettersi e il resto delle persone tornerà alla spiaggia libera ,per terra sugli asciugamani,ma io ne sono quasi felice perché leggo tanti commenti pieni di invidia e cattiveria

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