“Le proteste di una parte dei balneari risultano francamente incomprensibili: continuare a rivendicare la possibilità di trarre profitto dalla gestione senza fine del demanio marittimo, che è invece un bene pubblico, appartenente a tutte e tutti i cittadini”.
Lo afferma Guglielmo Calcerano, co-portavoce di Europa Verde Lazio, commentando il sit-in di protesta organizzato da alcune organizzazioni di categoria davanti a Palazzo Chigi lunedì 16 marzo.
“Le concessioni balneari, come tutte le concessioni, hanno una durata limitata: alla scadenza, il bene deve tornare allo Stato ed essere rimesso a gara. Si tratta di un principio elementare di legalità e di buon senso, senza nemmeno scomodare la Direttiva Bolkestein. Se oggi alcune imprese del settore dichiarano difficoltà economiche, nonostante abbiano beneficiato per anni di proroghe discutibili — più volte censurate dall’Unione Europea e dal Consiglio di Stato — è evidente che il problema risiede in piani di investimento sbagliati. Piani fondati sull’illusione che le concessioni potessero durare indefinitamente nelle mani degli stessi soggetti, spesso a fronte di canoni irrisori e, in alcuni casi, accompagnati da abusi edilizi sulle spiagge.
Quando si parla di partite IVA e lavoratori a rischio – prosegue Calcerano – è necessario guardare anche alle opportunità: nuove gare trasparenti possono generare occupazione, innovazione e un indotto più ampio, rilanciando in modo sano e sostenibile il settore turistico balneare. Il Governo smetta di rinviare e adotti al più presto una normativa chiara, capace di garantire concorrenza reale e legalità, sostenendo i Comuni costieri che da tempo cercano di avviare procedure di gara serie, trasparenti e orientate alla sostenibilità.
Cittadine e cittadini – chiosa Calcerano – chiedono da anni stabilimenti accessibili, a norma, servizi di qualità e spiagge libere realmente fruibili. Ed è a loro che la politica deve rispondere”.
Se ti avanza del tempo libero chiamami. Dovrei spiegarti un po di cose che non sai o hai omesso di scrivere…..solo per essere più chiari e comprensibili con i lettori che non conoscono l’argomento. 328 8519022
Ma lei, Guglielmo Calcerano, che parla di noi bagnini non conoscendo minimamente il nostro lavoro, ma lei nella sua vita, che cosa fa?
Perdonatelo, non sa cosa dice!!!!!
Ma questi ignoranti vengono anche pagati per scrivere idiozie?nel caso fosse così io offro il doppio per farlo smettere,qualcuno rilancia?
comprendo che ognuno, deve giustificare in qualche modo la sua esistenza, ed Europa Verde, in modo particolare, deve trovare una ragione per far credere agi elettori che ci siete anche voi ed è giusto riservarvi una parte di poltrone su cui mettere i vostri deretani. Cosa c’entra la bolkestein con la spiaggia libera ? Perchè non spieghi che con le aste, il vostro lurido ed unico scopo è solo espropriare una risorsa produttiva ad un piccola impresa italiana per offrirla ad una multinazionale o ad un gruppo di potere, fondo di investimento una lobby con cui avete fatto accordi per chissa’ cosa in europa? Perchè non spieghi che i balneari non sono una categoria, di servizi ma di beni e quindi non devono rientrare nella direttiva, come spiego’ lo stesso promotore della direttiva il sig. Bolkestein , anche nel parlamento italiano e che oggi da morto vi stra- maledice? Perchè tanta cattiveria verso l’Italia nel nascondere altresi’ che non c’è , assolutamente scarsita’ di risorse , nella penisola Italiana che occupa appena meno del 35% delle sue coste, anche qualora si volesse applicare comunque la direttiva? PERCHE’ TANTA INGIUSTIZIA E TANTA CATTIVERIA VERSO L’IMPRESA E LE FAMIGLIE ITALIANE ? COSA AVETE RICEVUTO IN CAMBIO PER COMPORTARVI COSI?
In relazione alle dichiarazioni rese da Guglielmo Calcerano, si ritiene necessario fornire alcune precisazioni di carattere giuridico e normativo, al fine di evitare rappresentazioni parziali o non pienamente conformi al quadro legislativo vigente.
Natura pubblica del demanio e regime concessorio
È corretto affermare che il demanio marittimo costituisce bene pubblico ai sensi degli articoli 822 e seguenti del Codice civile. Tuttavia, la stessa normativa prevede espressamente la possibilità di affidarne l’uso a soggetti privati mediante concessione amministrativa.
Il Codice della Navigazione stabilisce infatti:
Art. 36: l’amministrazione può concedere l’uso di beni demaniali marittimi a privati per finalità compatibili con l’interesse pubblico
Art. 37: disciplina i criteri di preferenza e di rinnovo, includendo la tutela dell’interesse economico e produttivo
Ne consegue che il profitto derivante dalla gestione non costituisce un’anomalia, bensì l’effetto fisiologico di una concessione legittimamente rilasciata dallo Stato.
Durata delle concessioni e legittimità delle proroghe
L’affermazione secondo cui “alla scadenza il bene deve necessariamente tornare allo Stato ed essere rimesso a gara” non tiene conto della normativa nazionale stratificatasi negli anni.
Il legislatore italiano ha disposto più volte proroghe generalizzate delle concessioni demaniali marittime, tra cui:
Art. 1, commi 682 e seguenti, della Legge n. 145/2018 (Legge di bilancio 2019), che ha previsto l’estensione fino al 31 dicembre 2033
Precedenti interventi normativi analoghi (es. D.L. n. 194/2009 convertito in L. n. 25/2010)
Tali proroghe costituiscono atti legislativi pienamente efficaci nell’ordinamento interno fino a eventuale abrogazione o declaratoria di illegittimità costituzionale.
Rapporto con il diritto dell’Unione Europea
Il richiamo alla Direttiva 2006/123/CE (c.d. Bolkestein) richiede maggiore precisione.
La direttiva:
non impone automaticamente la cessazione immediata delle concessioni esistenti
prevede procedure comparative solo in presenza di scarsità della risorsa e nel rispetto del principio di proporzionalità
lascia agli Stati membri un margine significativo di attuazione
Inoltre, la Corte di Giustizia dell’Unione Europea ha più volte sottolineato la necessità di salvaguardare il legittimo affidamento degli operatori economici.
Posizione della giurisprudenza nazionale
È vero che alcune pronunce del Consiglio di Stato hanno espresso dubbi sulla compatibilità delle proroghe automatiche con il diritto UE. Tuttavia, la stessa giurisprudenza ha riconosciuto la necessità di un intervento legislativo organico e di misure transitorie.
Il Consiglio di Stato ha evidenziato che:
la materia presenta profili di complessità tali da richiedere una disciplina chiara da parte del Parlamento
occorre tutelare gli investimenti effettuati e la continuità economica delle imprese
la cessazione improvvisa delle concessioni potrebbe generare rilevanti contenziosi risarcitori
Tutela del legittimo affidamento e degli investimenti
Nel diritto amministrativo italiano ed europeo vige il principio di tutela dell’affidamento legittimo, che impedisce allo Stato di modificare retroattivamente situazioni consolidate senza adeguate misure compensative.
Molte imprese balneari hanno effettuato investimenti sulla base di concessioni rilasciate dallo Stato e delle successive proroghe legislative. Pertanto, la loro posizione non può essere ridotta a una “pretesa di utilizzo senza fine”, ma configura una situazione giuridica complessa meritevole di tutela.
Canoni concessori e presunti vantaggi economici
L’entità dei canoni demaniali è determinata dalla legge e dai regolamenti statali, non unilateralmente dai concessionari. Eventuali criticità nel sistema tariffario attengono alla responsabilità del legislatore e dell’amministrazione concedente.
Gare pubbliche e occupazione
L’assunto secondo cui nuove gare garantirebbero automaticamente maggiore occupazione e qualità dei servizi non trova riscontro in alcuna previsione normativa. L’esito delle procedure competitive dipende da molteplici fattori economici e non costituisce una conseguenza giuridicamente necessaria.
In breve,,
Alla luce del quadro normativo vigente:
la gestione economica del demanio tramite concessione è pienamente legittima
le proroghe sono state stabilite da leggi dello Stato tuttora efficaci
l’applicazione del diritto europeo richiede una disciplina di riordino, non semplificazioni retoriche
le imprese concessionarie operano in base a titoli giuridici validi e non su presunte occupazioni sine titolo
Pertanto, il dibattito pubblico dovrebbe svilupparsi su basi giuridiche complete, tenendo conto della necessità di conciliare concorrenza, tutela dell’ambiente, continuità economica e salvaguardia degli investimenti legittimamente effettuati.