Concessioni balneari, stop del Quirinale agli emendamenti: bandi in ordine sparso

Il Quirinale è intervenuto nuovamente sulla vicenda delle concessioni balneari, bloccando gli emendamenti che avrebbero potuto migliorare l’attuale quadro normativo e impedendo, di fatto, qualsiasi intervento correttivo.

Nel frattempo, diversi Comuni stanno procedendo all’approvazione di bandi – o si apprestano a farlo – adottando criteri tra loro difformi e introducendo regole eterogenee. In molti casi, tali impostazioni derivano da interpretazioni discrezionali dei singoli funzionari o, ancor più gravemente, da indicazioni di consulenti esterni, generando una situazione di forte incertezza e di evidente disparità di trattamento sull’intero territorio nazionale. Alla base di questa deriva vi è una precisa responsabilità politica. Il Governo avrebbe dovuto sostenere con determinazione, nelle sedi europee, una corretta applicazione della direttiva, nel rispetto degli articoli 11 e 12, difendendo le peculiarità del comparto balneare italiano. Al contrario, si è assistito a un atteggiamento di sostanziale arrendevolezza nei confronti della Commissione per il Mercato Interno, arrivando persino ad abrogare una norma strategica come quella sulla mappatura delle concessioni, che rappresentava un passaggio fondamentale per dimostrare la non scarsità della risorsa.

A ciò si aggiunge l’approvazione di un Decreto Legge fortemente condizionato dall’impostazione dei tecnici europei, invece di intraprendere un percorso di tutela del sistema turistico nazionale nelle sedi competenti, a partire dalla Corte di Giustizia.
Il risultato è oggi sotto gli occhi di tutti: caos normativo, disomogeneità territoriale e un settore lasciato senza certezze, esposto a decisioni frammentate e prive di una visione unitaria. Gli equilibri mondiali sono in continuo mutamento: quelli che fino a ieri sembravano capisaldi intoccabili oggi si sgretolano, dimostrando che, quando esiste una reale volontà politica, tutto può essere rimesso in discussione. Per questo motivo, oggi più che mai, il Governo italiano – a distanza di 14 mesi dalle elezioni – è chiamato a dimostrare coerenza e credibilità, dando seguito agli impegni assunti in campagna elettorale. È necessario ottenere da Bruxelles un deciso cambio di rotta sulla questione balneare, superando un’impostazione che sta penalizzando ingiustamente il nostro Paese.

Difendere le piccole e medie imprese balneari non è una scelta corporativa, ma una priorità strategica: significa tutelare un modello di turismo costiero costruito nel tempo, che ha garantito qualità dei servizi, occupazione e sviluppo economico diffuso, e che oggi rischia concretamente di sgretolarsi sotto il peso di decisioni sbagliate e prive di visione.

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