di Avv. Maximiliano Granata
La decisione del Comune di Rimini di procedere alla predisposizione di bandi per l’assegnazione delle concessioni balneari, invocando l’applicazione della Direttiva Bolkestein, apre uno scenario giuridico estremamente delicato e, sotto diversi profili, criticabile. In qualità di avvocato che segue il settore delle concessioni demaniali marittime, ritengo necessario evidenziare come l’iniziativa dell’amministrazione comunale presenti evidenti profili di illegittimità e rischi di generare un contenzioso amministrativo destinato a protrarsi per anni.
Un quadro normativo ancora incompleto
Il primo elemento da sottolineare è l’assenza, ad oggi, di un quadro normativo nazionale completo e definitivo. Il legislatore italiano ha stabilito che le concessioni balneari attualmente in essere restano valide fino al 2027. Tuttavia, le norme attuative relative alle future gare pubbliche risultano ancora incomplete: mancano criteri chiari per la valutazione delle offerte, indicazioni
uniformi sugli indennizzi per i concessionari uscenti e parametri definitivi sulla durata delle nuove concessioni. In questo contesto, appare quantomeno discutibile che un singolo ente locale decida di anticipare unilateralmente una procedura che dovrebbe essere disciplinata in modo uniforme su tutto il territorio nazionale.
Il rischio di una frammentazione amministrativa
Se ogni Comune costiero decidesse di muoversi autonomamente, si verrebbe a creare un sistema profondamente disomogeneo: bandi differenti, criteri diversi e procedure non coordinate. Una simile situazione contrasterebbe con i principi di certezza del diritto e di parità di trattamento tra operatori economici. È evidente che un tema di tale portata non possa essere affrontato con iniziative isolate di singole amministrazioni locali, ma richieda un intervento organico dello Stato.
La tutela degli investimenti e dell’affidamento legittimo
Non può essere ignorato, inoltre, il tema degli investimenti realizzati negli anni dagli attuali concessionari. Molte imprese balneari hanno costruito e sviluppato nel tempo strutture complesse, investendo capitali significativi in servizi turistici, ristorazione, sicurezza e qualità dell’offerta. Ignorare questo elemento significherebbe compromettere il principio di tutela dell’affidamento legittimo, riconosciuto sia dall’ordinamento nazionale sia da quello europeo. Qualunque procedura di gara dovrà necessariamente prevedere meccanismi chiari di valorizzazione delle professionalità maturate e di indennizzo per le opere realizzate.
Un contenzioso amministrativo inevitabile
Alla luce di tali criticità, appare inevitabile che eventuali bandi emanati dal Comune di Rimini possano essere impugnati dinanzi al Tribunale Amministrativo Regionale. Il rischio concreto è quello di aprire una lunga stagione di contenziosi che, lungi dal risolvere il problema, finirebbe per paralizzare il settore e creare ulteriore incertezza per imprese, lavoratori e operatori turistici.
La necessità di una soluzione equilibrata
Il settore balneare rappresenta una componente fondamentale dell’economia turistica italiana e non può essere oggetto di interventi affrettati o giuridicamente fragili. È necessario che il legislatore nazionale definisca con chiarezza regole certe, uniformi e sostenibili, in grado di coniugare il rispetto dei principi europei con la tutela di un sistema imprenditoriale che costituisce da decenni un elemento distintivo del turismo italiano. Fino a quando tale quadro normativo non sarà pienamente definito, iniziative come quelle prospettate dal Comune di Rimini rischiano di produrre più problemi che soluzioni.
