A Chiavari parte il nuovo servizio comunale di noleggio di ombrelloni, lettini e sedie regista sulle spiagge libere di Marina Giulia e dei Velieri. Una novità presentata come misura di “servizio pubblico” e di calmierazione dei prezzi, ma che rischia di sollevare più di un dubbio: dietro la formula della spiaggia libera attrezzata si sta forse costruendo un modo per offrire servizi a pagamento senza assumersi fino in fondo i costi e gli obblighi che normalmente accompagnano l’organizzazione dell’arenile?
Il servizio, affidato a Marina Chiavari Srl, sarà attivo dall’8 giugno al 13 settembre, tutti i giorni dalle 9 alle 19, con tariffa unica di 5 euro al giorno per ciascuna attrezzatura. In totale saranno disponibili 320 dotazioni tra ombrelloni, lettini e sedie regista. La procedura è semplice: pagamento alle casse automatiche, ricevuta, ritiro dell’attrezzatura. Ma è proprio dietro questa apparente semplicità che si apre il vero nodo della vicenda.
L’ordinanza balneare comunale del 3 giugno 2026 contiene infatti una previsione molto significativa: sulle spiagge libere è vietato il noleggio di attrezzature balneari, salvo che il servizio sia svolto direttamente dall’ente o da una società partecipata, al fine di garantire la fruizione a prezzo di costo e senza scopo di lucro. Una deroga costruita su misura, che consente al Comune di introdurre un’attività economica pubblica anche su arenili formalmente liberi.
Il problema è che, così facendo, si rischia di creare una zona grigia pericolosa. Da un lato si offre un servizio organizzato, stabile, strutturato e con gestione affidata a una società in house; dall’altro si continua a parlare di spiaggia libera, come se l’assetto dell’arenile non fosse ormai cambiato nella sostanza. È proprio qui che si annida l’escamotage: mantenere la veste della spiaggia libera, con tutti i vantaggi che ne derivano, senza però arrivare fino in fondo agli obblighi tipici di un vero impianto balneare.
La questione più delicata riguarda il servizio di salvataggio. Nell’ordinanza comunale si legge chiaramente che per le spiagge libere attrezzate gli obblighi dei concessionari e gestori si applicano integralmente e che i servizi essenziali gratuiti comprendono anche il salvataggio. Ma Chiavari sembra voler collocare Marina Giulia e Velieri in una posizione diversa: non vere spiagge libere attrezzate, ma spiagge libere sulle quali viene semplicemente innestato un servizio di noleggio. Il risultato, però, è che l’utenza si trova davanti a uno spazio organizzato, presidiato commercialmente e funzionale alla balneazione, senza che sia chiarito con la stessa evidenza quale presidio di sicurezza sia effettivamente garantito.

Ed è proprio questo il punto politico e regolamentare della vicenda: se si organizza l’arenile, si posizionano attrezzature, si disciplina il noleggio, si gestisce l’accesso e si struttura un servizio pubblico continuativo, allora non si può trattare la spiaggia come una semplice distesa libera quando si parla di sicurezza. Il rischio è evidente: usare la forma della spiaggia libera per evitare i costi connessi all’allestimento di un vero servizio di salvataggio, scaricando di fatto il problema sul quadro normativo e sulle sue ambiguità.
In altre parole, Chiavari sembra tentare un modello ibrido che consente di monetizzare parte della fruizione dell’arenile senza assumere fino in fondo gli oneri di una spiaggia attrezzata. Un’operazione che può essere letta come innovazione amministrativa, ma che può apparire anche come un modo per aggirare, almeno in parte, gli effetti economici e organizzativi del presidio balneare, a partire proprio dal nodo del salvataggio.
La domanda, allora, è inevitabile: questo è davvero un servizio pubblico per i cittadini o piuttosto un modello costruito per mantenere basso il livello di obblighi pur introducendo una gestione economica strutturata della spiaggia? È su questo che dovranno concentrarsi le verifiche sulle ordinanze comunale e marittima, perché la forma non può servire a cancellare la sostanza.
Che si può dire di più Chiavari si distingue sempre x le sue uscite fai quel che ti dico ma non fare ciò che faccio parlano sempre di abusivismo ma io penso che quelli più scorretti siano proprio loro. Io mi accontenterei di vederne almeno tre di questi energumeni in galera e forse tante cose cambierebbero.facviamo come i cinesi attendiamo il passare del cadavere dei nostri nemici ed allora tornerà il sorriso anche sulle nostre labbra