Calabria, il Governo non impugna la legge sulle concessioni balneari. Si rafforza la linea della “specificità del territorio”

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La decisione del Consiglio dei ministri di non impugnare la legge della Regione Calabria sulle concessioni demaniali marittime rappresenta uno dei passaggi più significativi degli ultimi mesi nel confronto tra Stato, Regioni e imprese balneari sull’applicazione della direttiva Bolkestein.

Non si tratta di una notizia isolata, ma dell’approdo di un percorso seguito fin dall’inizio dell’iter legislativo regionale. Abbiamo infatti raccontato l’evoluzione della proposta di legge, il confronto politico e tecnico sulla scarsità della risorsa, il ruolo attribuito ai Comuni e la volontà della Regione di costruire una disciplina capace di tenere conto delle reali caratteristiche del proprio territorio. Una posizione maturata anche alla luce delle eccezionali criticità che hanno interessato il litorale calabrese negli ultimi anni, tra erosione costiera, mareggiate, eventi meteorologici estremi e la necessità di consentire la ricostruzione di numerose imprese balneari gravemente danneggiate.

In questo contesto si inserisce la decisione del Governo di non sollevare rilievi di costituzionalità nei confronti della legge regionale n. 15 del 14 maggio 2026, lasciando così in vigore una disciplina che punta a valorizzare le peculiarità del territorio calabrese nella gestione delle concessioni demaniali marittime. La scelta è stata accolta con soddisfazione da Federalberghi Calabria, che l’ha definita un passaggio significativo per il comparto turistico regionale. Secondo l’associazione, il mancato ricorso rappresenta un riconoscimento delle peculiarità del litorale calabrese e offre un quadro di maggiore certezza normativa agli enti locali e agli operatori economici. La legge regionale introduce alcuni elementi destinati a incidere direttamente sull’applicazione della direttiva 2006/123/CE. In particolare, affida ai Comuni il compito di verificare, caso per caso, l’effettiva scarsità della risorsa naturale disponibile e l’eventuale interesse transfrontaliero certo, presupposti richiamati dall’articolo 12 della direttiva per l’applicazione delle procedure selettive. Inoltre, prevede la possibilità di prorogare fino a cinque anni le concessioni quando calamità naturali abbiano impedito il normale svolgimento dell’attività.

Si tratta di un’impostazione che NewsBalneari aveva seguito fin dall’inizio dell’iter legislativo. Nei mesi scorsi avevamo ricostruito il lavoro della IV Commissione del Consiglio regionale, che aveva approvato due distinti interventi: uno destinato, limitatamente alla stagione balneare 2026, a consentire il rilascio di concessioni in aree alternative agli stabilimenti resi inutilizzabili dagli eventi calamitosi, e un secondo volto ad affrontare il tema della scarsità della risorsa attraverso un ruolo centrale affidato ai Comuni.

Avevamo inoltre evidenziato come la Regione avesse scelto di non arretrare rispetto a questa impostazione, sostenendo che la disciplina europea non possa essere applicata mediante automatismi, ma richieda una valutazione concreta delle condizioni del territorio, soprattutto in presenza di fenomeni eccezionali come erosione costiera, mareggiate e calamità naturali. Su questa linea si era espressa favorevolmente anche Assobalneari Italia, che aveva definito la normativa calabrese una corretta applicazione dell’articolo 12 della direttiva Bolkestein, proprio perché fondata sulla verifica effettiva della scarsità della risorsa e non sulla sua presunzione.

Nel suo insieme, la vicenda calabrese assume oggi un significato che va oltre i confini regionali. Pur non modificando il quadro nazionale delle concessioni demaniali marittime né chiudendo il contenzioso ancora aperto sulla materia, il mancato ricorso del Governo rafforza politicamente la tesi secondo cui l’applicazione della direttiva servizi non dovrebbe fondarsi su automatismi, ma richiedere una verifica concreta della disponibilità della risorsa e delle peculiarità economiche, ambientali e territoriali delle singole realtà costiere.

La Calabria diventa così uno dei primi casi in cui una disciplina regionale imperniata sulla verifica della scarsità della risorsa supera il vaglio preventivo del Governo, destinando inevitabilmente ad alimentare il dibattito nazionale sul futuro delle concessioni balneari.

Questo articolo ha 3 commenti

  1. Caterina

    Ma le concessioni in mano alla mafia sono contemplate?

  2. Matteo

    Che strano proprio in Calabria…..

  3. Guido

    Non importa se impugna o no la legge regionale. Per la Giustizia Europea è comunque lo stato ad essere responsabile di infrazione al diritto comunitario

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