Quando vuole, lo Stato sa essere rapidissimo. Soprattutto se dall’altra parte non c’è una piccola impresa familiare, ma un grande operatore del lusso internazionale. A Cala Finanza il Consiglio dei ministri ha respinto l’opposizione della Regione Sardegna, riaprendo la strada al progetto Tavolara Bay/JHSF in un tratto di costa che la stessa Regione descrive come di straordinario pregio ambientale e paesaggistico.
E qui cade già la prima maschera. Perché non stiamo parlando di una semplice struttura ricettiva: le fonti descrivono un disegno molto più ampio, con hotel di fascia alta, ville, marina, golf e servizi leisure, mentre il gruppo ha già acceso il motore del proprio Fasano Al Mare Beach Club. Il sito ufficiale del progetto parla perfino di “spiagge con servizio”. Chiamatelo come volete, ma la sostanza è chiara: pezzi sempre più importanti dell’esperienza di spiaggia vengono incorporati dentro un prodotto immobiliare e turistico di lusso.
A questo punto vale la pena guardare anche a un’altra contraddizione. Mare Libero si presenta come il movimento nato per “liberare il mare e le spiagge” e nei suoi testi sostiene che i concessionari abbiano trasformato le concessioni in una sorta di proprietà privata, accumulando privilegi, canoni irrisori e peso politico. È una critica che negli anni si è abbattuta soprattutto sul sistema dei balneari tradizionali, tanto che l’associazione insiste anche sul fatto che molte concessioni siano scadute e che stabilimenti e lidi non possano continuare come se nulla fosse.
Ma oggi la domanda è un’altra: dov’è la stessa durezza quando sulle coste più pregiate avanzano progetti integrati da centinaia di milioni, sostenuti da grandi gruppi capaci di sommare ospitalità, residenze, marina e servizi di spiaggia nello stesso perimetro? Per anni il bersaglio perfetto è stato il piccolo concessionario, il volto locale, familiare, spesso facile da trasformare nel simbolo di tutti i mali. Ora però si comincia a intravedere uno scenario ancora più radicale: non la restituzione del mare ai cittadini, ma la sostituzione di una gestione diffusa con una concentrazione in poche mani fortissime.
Ed è qui che il caso Cala Finanza smette di essere soltanto sardo. Perché il futuro delle spiagge italiane rischia di assomigliare sempre meno a una rete di piccole attività familiari e sempre più a un sistema dominato da marchi, fondi e gruppi capaci di controllare l’intera filiera, dall’hotel al pontile, dal ristorante al beach club. Il paradosso è che, perfino nelle linee richiamate nel dibattito sulle concessioni, si parla di favorire l’accesso delle micro e piccole imprese, di prevedere piccoli lotti e di limitare la concentrazione delle concessioni. Eppure, quando arriva il progetto giusto, nel posto giusto, con il capitale giusto, quelle cautele sembrano diventare improvvisamente molto più deboli.
Hanno passato anni a indicare il piccolo balneare come il nemico assoluto, ma intanto il vero salto di scala avviene altrove: resort, beach club e spiagge servite dentro maxi operazioni immobiliari autorizzate perfino in aree delicatissime. Non è la fine della privatizzazione del mare: è la sua versione industriale.
Come al solito la Sardegna è vista solo dall’occhio turistico……..non importano i vincoli esistenti,grazie governo!!!!
N.B, non credere siamo contenti della tua valutazione sulla nostra terra,anzi tutt’altro si farà il possibile per bloccare questo abuso/obbrobrio che avete deliberato
Mobilitatevi!!!Non svendetela!!! La Sardegna ai sardi!!!
Se riescono ad andare avanti con questo progetto, avranno ancora più prepotenza nell’idearne ulteriori. Non so come, ma bisogna agire
VISTO CHE QUESTO GOVERNO HA REALIZZATO TANTISSIME RIFORME E PROGETTI ( NEANCHE UNO ) FACCIAMO CHE QUESTO ABUSO NON VENGA PERPETRATO BASTA CEMENTO SUL MATE IN SARDEGNA
Dopo essersi presi il nostro territorio installando pale eoliche da tutte le parti( ma stranamente in Sardegna l’energia costa più cara che da altre parti) ora si prendono la costa, unica cosa che ci rimane sarebbe, fare attenzione alle prossime elezioni sia regionali che nazionali,
Non si limiteranno a cala finanza. Poi vorranno Tavolara. Scandaloso
Come al solito in Sardegna ci abassiamo i pantaloni ,quando arrivano un po di soldi.Si diventa cidchi e sordi a tutto cio” che veramente conta.
Che tristezza una speculazione selvaggia effettuata dai soliti gruppi finanziari bandito, sponsorizzato da un governo connivente senza nessun riguardo per un ambiente naturalistico di eccezionale e irripetibile pregio che la natura ha impiegato milioni di anni per crearli, e un manipolo di arroganti insensibili politici del governo nazionale con una altrettanto ignobile legge fatta per gli amici intendono distruggere per sempre.
Come possono degli esseri umani essere così insensibili?
Tutti contro i balneari (con la Bolkestein europea) e ora ci si lamenta giustamente per le giuste piccole gestioni familiari paventata e difesa dal Governo Meloni. Ci sono casi di infiltrazioni mafiose e malavitose oltre ad una cattava gestione (antieconomica) dei beni demaniali. Ci vuole buon senso e buon governo, senza approcci ideologici. Difficile in Italia.
Siamo alle solite, la Sardegna continua ad essere terra di conquista da parte dei prepotenti ed un governo che non mostra il minimo rispetto la la terra e le persone.
Bisogna renderglielo antieconomico in tutti i modi, così se ne tornano da dove sono venuti, sui metodi da usare non dico nulla, chi ha orecchi per intendere…intenda
Ricordatevi come è finito il villaggio turistico che, tentarono di costruire sulla costa in Corsica…. Mi pare che ancora ci siano le macerie dopo l’esplosione. . tanto con la prepotenza legalizzata non ci sono molte scelte. .
Io ricordo sempre la fine del villaggio turistico che, volevano costruire sulla costa della Corsica……mi pare che ancora ci siano visibili le macerie…..certo loro sono Corsi …