A Bonassola la nuova gestione arrivata dopo il bando comunale 2025 ha portato tariffe che, secondo quanto denunciato dal Secolo XIX, risultano quasi quadruplicate in due anni, con una postazione stagionale passata da 1.350 euro nel 2024 a 4.160 euro nel 2026. Il listino 2026 allegato conferma inoltre prezzi elevati anche per i servizi giornalieri e settimanali, con 50 euro al giorno per ombrellone e due lettini in luglio-agosto, 300 euro a settimana e 600 euro per due settimane.
Per anni i balneari sono stati accusati di essere il problema, come se la gara fosse la bacchetta magica capace di abbassare i prezzi, aumentare la qualità e rendere più accessibile il mare a tutti. A Bonassola, invece, sta emergendo l’esatto contrario: il quotidiano Il Secolo XIX parla di “prezzi quadruplicati in 2 anni” e riferisce che la società che ha vinto il bando del Comune nel 2025 ha fatto schizzare le tariffe della spiaggia libera attrezzata a livelli mai visti. I numeri parlano da soli. Secondo l’articolo, una postazione stagionale con ombrellone e due lettini in prima fila fronte mare costa oggi 4.160 euro, contro i 1.850 euro del 2025 e i 1.350 euro del 2024; con l’aggiunta della cabina si arriva a 4.720 euro. Nel listino 2026 allegato si legge inoltre che il servizio giornaliero in luglio-agosto costa 50 euro per ombrellone e due lettini, mentre in giugno-settembre costa 35 euro; il lettino in riva arriva a 20 euro al giorno in alta stagione.

Ecco allora cadere una delle favole più ripetute nel dibattito sulle concessioni: quella secondo cui la gara garantirebbe automaticamente concorrenza, equilibrio e vantaggi per l’utenza. A Bonassola, almeno per ora, la gara sembra aver prodotto l’effetto opposto, cioè rincari pesantissimi che colpiscono famiglie, pensionati, lavoratori e residenti, proprio le categorie richiamate nelle proteste riportate dal giornale. I balneari lo avevano detto da tempo: quando si trasforma la spiaggia in un terreno di corsa economica, il prezzo finale non lo paga il concessionario ma il cittadino. Ed è difficile sostenere il contrario quando un semplice ombrellone con due lettini arriva a 300 euro a settimana, 600 euro per due settimane e oltre 4 mila euro per l’intera stagione.
Il punto politico è tutto qui. Se il modello delle gare porta a offerte economicamente aggressive, canoni più alti, investimenti da rientrare e margini da recuperare, il risultato inevitabile è che i listini salgano e il mare smetta di essere un servizio turistico popolare per trasformarsi in un bene per pochi. Non sorprende, quindi, che a Bonassola sia esplosa la protesta. Il Secolo XIX riferisce di bagnanti storici costretti a rinunciare, di accuse di prezzi “vergognosi” e “ingiustificati”, e perfino dell’intervento del sindaco, che ha annunciato verifiche sul bando e sulla correttezza dell’operato della società aggiudicataria.
Bonassola rischia di diventare il caso simbolo di un errore che il settore denuncia da anni: demonizzare i concessionari uscenti e idolatrare le gare senza chiedersi chi pagherà davvero il conto. Oggi la risposta è scritta nei numeri del listino e nelle proteste degli utenti: a pagare sono i cittadini, mentre il mare diventa sempre meno accessibile.