L’amministrazione comunale di Taggia ha ufficialmente dato il via alla riscrittura del litorale di Arma, pubblicando i bandi per le nuove assegnazioni delle concessioni demaniali marittime. Se da un lato la Giunta guidata dal sindaco Mario Conio presenta le nuove regole come un passo storico verso l’innovazione, dall’altro emerge una realtà ben più amara per le imprese storiche del territorio: si tratta di procedure apertamente “votate al ricambio” che si fondano sulla quasi totale cancellazione degli indennizzi per i gestori uscenti.
Il punto più critico e inaccettabile della procedura voluta dal Comune riguarda proprio il mancato riconoscimento economico degli investimenti passati. L’amministrazione ha infatti stabilito che non è previsto alcun indennizzo per la maggior parte degli stabilimenti balneari. La motivazione formale? Una presunta rinuncia tacita: i concessionari non avrebbero risposto nei tempi a una specifica richiesta inviata dall’Ente a novembre 2025, offrendo così al Comune l’appiglio burocratico per sottrarsi al calcolo dei rimborsi.
Le famiglie che per decenni hanno costruito l’offerta turistica di Arma di Taggia si vedono di fatto espropriate del proprio avviamento. L’unica eccezione riguarda il lotto SC10: solo per questo stabilimento l’Ente ha riconosciuto investimenti non ammortizzati, imponendo al subentrante di versare il 20% dell’indennizzo all’aggiudicazione e il saldo entro 12 mesi. Per tutti gli altri, la transizione si traduce in una “tabula rasa” del capitale aziendale.
La Giunta ha riscritto totalmente le regole del gioco puntando su una vera e propria “rivoluzione” strutturale e generazionale. Tuttavia, la selezione – basata unicamente sull’Offerta Tecnica (100 punti) – si traduce in una lista di requisiti dai costi esorbitanti. In assenza di indennizzi, questi criteri premiali diventano un ostacolo insormontabile per le piccole imprese familiari, favorendo i grandi capitali.
Tra i requisiti più incisivi dell’Allegato C spiccano:
- La “ghigliottina” delle strutture: Vengono assegnati ben 8 punti a chi si impegna a ridurre di oltre il 50% la superficie occupata dai manufatti rispetto all’ultima licenza, penalizzando chi negli anni aveva investito in servizi al coperto.
- Materiali green e rinnovabili: La sostenibilità pesa fino a 13 punti. Viene richiesta un’impostazione totalmente ecocompatibile, premiando l’esclusivo impiego di materiali naturali, impianti fotovoltaici, riduttori idrici e manufatti rigorosamente di facile rimozione.
- Nuove dotazioni di fabbrica: Per ottenere il punteggio massimo, cabine, lettini e ombrelloni dovranno essere nuovi (con anno di produzione dal 2025 in poi), obbligando a una sostituzione integrale e costosissima dei materiali.
- Accessibilità totale: Fino a 6 punti sono destinati ai progetti che ottimizzano al 100% la fruibilità e l’accessibilità per le persone con disabilità, proponendo anche servizi aggiuntivi specifici per migliorare la loro esperienza turistica.
- Il ricambio generazionale: Il forte richiamo al “nuovo” si riflette anche sul personale. Il bando premia apertamente i giovani, assegnando punti a chi si impegna ad assumere in modo prevalente o totalitario under 36 (2 punti) o alle imprese a partecipazione giovanile (1 punto). Un chiaro segnale politico della volontà di chiudere con il passato.
- Oneri pubblici a carico del privato: Il Comune scarica sui futuri concessionari perfino i costi infrastrutturali, offrendo ben 7 punti a chi realizzerà opere di difesa costiera a protezione non solo della concessione, ma del litorale cittadino.
Gli aspiranti concessionari avranno 75 giorni di tempo dalla pubblicazione per presentare i propri progetti, che garantiranno concessioni da 5 a 20 anni. Eppure, dietro la facciata virtuosa dell’inclusività e del green, il messaggio dell’amministrazione è inequivocabile: nessuna tutela per la continuità aziendale. Imporre investimenti ciclopici per l’accessibilità, il rinnovo totale delle attrezzature e l’impiego di tecnologie sostenibili, rifiutando contemporaneamente di rimborsare il valore delle aziende uscenti, è una contraddizione che rischia di spazzare via decenni di storia dell’imprenditoria balneare ligure.