Il Mediatore europeo, Teresa Anjinho, ha aperto un’inchiesta formale contro la Commissione europea per il modo in cui l’esecutivo di Bruxelles ha gestito la procedura d’infrazione INFR(2020)4118, quella che da anni tiene in sospeso il destino delle concessioni balneari italiane. La decisione, comunicata con una lettera datata 17 giugno 2026 e indirizzata alla Presidente della Commissione, segna un salto di qualità nel confronto istituzionale sulla vicenda: non si discute più solo del merito della procedura, ma del comportamento amministrativo di chi la gestisce.
Il caso è registrato come 901/2026/LA e la responsabile dell’indagine per l’Ufficio del Mediatore è Ludovica Aquino. Il reclamo alla base dell’apertura dell’inchiesta risulta presentato già nel mese di aprile 2026, diversi mesi prima che il caso tornasse alla ribalta con le successive iniziative politiche e associative sul tema.
I tre punti della denuncia
Il reclamo contesta alla Commissione tre ordini di problemi, ricostruiti punto per punto nella lettera della Anjinho:
- Ritardi ingiustificati nella gestione della procedura di infrazione, aperta con la prima lettera di messa in mora nel 2020 e mai giunta a una decisione definitiva.
- Assenza di comunicazione trasparente, sia verso il denunciante sia verso il pubblico, sullo stato di avanzamento del fascicolo.
- Mancanza di meccanismi di controllo sulla discrezionalità della Commissione nella gestione delle infrazioni, un vuoto che — secondo il reclamo — finisce per compromettere l’effettività del diritto UE e per scaricare incertezza sulle amministrazioni nazionali chiamate ad applicarlo.
Sulla base di questi rilievi, il Mediatore ha chiesto alla Commissione una risposta scritta, in italiano, entro il 18 settembre 2026, con il dettaglio delle misure adottate dal 2020 in avanti. Anjinho ha inoltre preteso l’accesso all’intero fascicolo della procedura, comprese le valutazioni interne e la corrispondenza scambiata con le autorità italiane, “compresi i documenti che potrebbero non essere stati registrati”. Una richiesta che va oltre la prassi ordinaria e che lascia intendere il peso attribuito al caso. Il Mediatore si è riservato anche di pubblicare la risposta della Commissione e di girarla ai reclamanti per eventuali commenti.
La lettera dell’Associazione Turistica Balneare Siciliana
A distanza di poche settimane dall’apertura dell’inchiesta, un nuovo capitolo si è aggiunto al fascicolo. Il 25 luglio 2026 l’Associazione Turistica Balneare Siciliana (ATBS), presieduta da Antonio Firullo, ha inviato una lettera formale al Mediatore europeo Teresa Anjinho, alla Direttrice generale del Mercato interno, dell’Industria, dell’Imprenditoria e delle PMI Kerstin Jorna e alla Presidente della Commissione Ursula von der Leyen, con copia agli eurodeputati italiani e a diverse istituzioni nazionali e regionali, tra cui la Presidenza del Consiglio, il Senato, la Camera, i Ministeri della Protezione civile e del Mare e delle Attività produttive, la Regione Siciliana e il suo Assessorato al Territorio e Ambiente.
Oggetto della missiva è la “richiesta di chiarimenti urgenti su presunta perdita di imparzialità e rapporti con l’associazione ‘Mare Libero'”. L’ATBS richiama una comunicazione della Direzione generale Mercato interno datata 26 luglio 2024, indirizzata proprio a Mare Libero, in cui figurava la formula “ringraziandovi per l’impegno e la collaborazione”. Secondo l’associazione siciliana questa espressione desterebbe “profonda preoccupazione”, perché Mare Libero persegue dichiaratamente l’obiettivo di rimuovere le strutture balneari dalle aree demaniali, e un simile ringraziamento da parte dell’ufficio competente configurerebbe “rilevanti profili di incompatibilità e di apparenza di conflitto di interessi”.
Nella lettera l’ATBS ricorda che Mare Libero ha presentato una denuncia alla Corte dei Conti Sicilia e una diffida al governo regionale in merito allo stanziamento di fondi pubblici per l’emergenza del ciclone Harry (gennaio 2026), sostenendo che gli operatori balneari siciliani non avrebbero titoli concessori validi. L’associazione ribatte che i titoli non derivano da proroghe automatiche, ma sono stati rilasciati dopo un nuovo iter istruttorio previsto dalla legge regionale n. 32/2020, coerentemente con le sentenze gemelle dell’Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato (nn. 17 e 18 del 9 novembre 2021) e con la sentenza della Cassazione n. 3657 del 29 gennaio 2026. Viene inoltre segnalata la costituzione in giudizio di Mare Libero davanti al TAR Palermo, nel ricorso contro la ditta Italo Belga di Mondello, per chiedere la decadenza della concessione demaniale.
L’ATBS sottolinea infine che Mare Libero non è titolata a rappresentare interessi pubblici in materia amministrativa né ha diritto a partecipare al Tavolo tecnico consultivo sulle concessioni demaniali marittime istituito dal decreto legge 29 dicembre 2022, n. 198, riservato ai rappresentanti ministeriali, regionali e alle associazioni di categoria maggiormente rappresentative del settore. Sulla base di questi elementi, l’associazione ha formalmente richiesto:
- Una descrizione dettagliata di natura, estensione e modalità della “collaborazione” con Mare Libero, incluse comunicazioni, incontri e scambi documentali.
- Una conferma scritta dell’imparzialità dell’Ufficio nella valutazione delle questioni relative alle concessioni demaniali marittime.
- La durata e le finalità di eventuali rapporti continuativi, con i provvedimenti adottati per prevenire conflitti di interesse.
- L’elenco di eventuali altri soggetti esterni con cui l’Ufficio intrattiene forme di collaborazione analoghe.
L’ATBS ha fissato un termine di 30 giorni dalla ricezione della lettera per un riscontro esauriente, riservandosi in caso contrario “ogni ulteriore iniziativa”, comprese azioni in sede nazionale e comunitaria a tutela degli interessi legittimi dei concessionari.
Vannacci porta il caso a Bruxelles
Sul fronte parlamentare europeo, il 27 luglio 2026 l’eurodeputato Roberto Vannacci, leader di Futuro Nazionale, ha depositato un’interrogazione a risposta scritta alla Commissione europea, chiedendo se l’esecutivo intenda procedere all’archiviazione immediata della procedura d’infrazione INFR(2020)4118.
L’iniziativa si fonda sull’ordinanza della Corte di giustizia dell’UE del 10 luglio 2026, nella causa C-574/25 (Balneari Rimini II), che secondo Vannacci e il responsabile della Direzione economica del partito, il professor Antonio Maria Rinaldi, avrebbe chiarito come l’accertamento della scarsità della risorsa naturale spetti allo Stato membro e non alla Commissione. Vannacci richiama la mappatura nazionale del 2023, con cui il governo italiano aveva concluso che le spiagge italiane — quasi 7.900 km di costa — non costituiscono una risorsa scarsa, a fronte del parere motivato con cui Bruxelles il 16 novembre 2023 aveva invece bocciato quella valutazione.
“La Commissione ha il dovere di vigilare sul rispetto dei Trattati, non di porsi come giudice delle valutazioni compiute dalle autorità nazionali”, ha dichiarato Rinaldi, aggiungendo che se Bruxelles insistesse a tenere aperta la procedura dovrebbe chiarirne il fondamento giuridico, “diversamente si rafforzerebbe l’impressione di un approccio ideologico”.
L’interrogazione alla Camera dei deputati
Il fronte si è poi spostato anche in Italia. Il 7 agosto 2026 un gruppo di deputati di Futuro Nazionale — Ziello, Davide Bergamini, Bof, Furgiuele, Pierro, Pozzolo, Ravetto e Sasso — ha presentato un’interrogazione a risposta scritta indirizzata al Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, al Ministro per gli Affari Europei, il PNRR e le Politiche di coesione e al Ministro della Giustizia.
Il testo richiama gli stessi argomenti sollevati a Bruxelles: la presunta contraddizione tra la giurisprudenza della Corte di giustizia (che riconosce agli Stati membri un margine di discrezionalità nella valutazione della scarsità delle risorse naturali) e l’approccio della Commissione, che avrebbe invece imposto un parametro di valutazione su scala comunale, respingendo il criterio dei macro-aggregati nazionali adottato dal governo italiano nella nota del 6 ottobre 2023. I firmatari citano inoltre l’ordinanza delle Sezioni Unite della Cassazione (n. 14568/2026), secondo cui la Plenaria del Consiglio di Stato avrebbe erroneamente ritenuto la direttiva Bolkestein direttamente applicabile, esponendo così il governo a possibili responsabilità civili.
Ai due ministri competenti viene chiesto se il governo intenda reiterare formalmente la richiesta di archiviazione della procedura d’infrazione, contestando quello che i deputati definiscono un “doppio standard” della Commissione nella scelta dei parametri di valutazione.
Una partita ancora tutta aperta
A oggi restano sul tavolo più livelli di richieste che si intrecciano ma non si sono ancora sciolti in risposte concrete. La Commissione europea deve rispondere per iscritto al Mediatore entro il 18 settembre 2026 sui ritardi della procedura d’infrazione, deve fornire i chiarimenti richiesti dall’ATBS sui rapporti con Mare Libero e, separatamente, deve ancora dare riscontro all’interrogazione europea di Vannacci sull’eventuale archiviazione del dossier. Sul fronte italiano, i ministeri interpellati dai deputati di Futuro Nazionale non hanno finora reso pubbliche indicazioni operative sulla linea che il governo intende seguire nei confronti di Bruxelles.
Va inoltre ricordato che l’ordinanza della Corte di giustizia UE dell’11 luglio 2024 (causa C-598/22, “S.I.I.B.”) già forniva indicazioni sul margine di discrezionalità statale, e che le stesse interpretazioni sull’ordinanza “Balneari Rimini II” del 10 luglio 2026 non sono univoche: secondo un’analisi di verifica dei fatti, la sentenza confermerebbe sì che le concessioni rientrano nella direttiva Bolkestein in presenza di scarsità della risorsa, senza però risolvere in modo automatico la disputa sui criteri di accertamento.
In questo quadro, la vicenda balneari si trova su più binari paralleli: il controllo amministrativo del Mediatore europeo sull’operato della Commissione, le richieste di trasparenza dell’ATBS sui rapporti con le associazioni ambientaliste, e la pressione politica di eurodeputati e parlamentari italiani per una chiusura rapida della procedura. Tutti questi fronti attendono ancora risposte esaurienti — dall’Unione europea come dal Parlamento italiano — che al momento non sono arrivate.
Dai risultati di quedte interogazioni, si capirà, chi opera onestamente e chi è ptezzolato, in modo da regolarsi come votare nelle prossime elezioni politiche in Italia. Con una raccomandazione ai ricorrenti del F.N. a non mollare se anche le indagini sull’opimione pubblica risulta contro i BALNEARI, perché prima di tutto deve essere la VERITÀ ‼️
Dai risultati di queste interrogazioni, si capirà, chi opera onestamente e chi è ptezzolato, in modo da regolarsi come votare nelle prossime elezioni politiche in Italia. Con una raccomandazione ai ricorrenti del F.N. a non mollare se anche dalle indagini sull’opimione pubblica risulta contro i BALNEARI, perché prima di tutto deve essere la VERITÀ ‼️9
Per quanto riguarda mare libero dovrebbero essere massacrati in quanto ricevere fondi dal più grande burattinaio e criminale al mondo “soros”. ,significa dí fatto essere dei burattini prezzolati. Voglio essere educato e gentile nel mio commento ma il mio disprezzo per certa gente è infinitamente più grande