Balneari, il Consiglio di Stato apre alle proroghe tecniche: a Sarzana sì a misure ponte per salvare la stagione

Al momento stai visualizzando Balneari, il Consiglio di Stato apre alle proroghe tecniche: a Sarzana sì a misure ponte per salvare la stagione
Photo by Tobi &Chris on Pexels

Nel decreto monocratico del 5 maggio 2026 la Settima Sezione sospende la sentenza del Tar Liguria solo nella parte in cui poteva impedire affidamenti provvisori o specifiche proroghe tecniche, purché limitate, motivate e senza rallentare le gare.

Non è una sanatoria delle vecchie proroghe, né un passo indietro rispetto all’obbligo di gara sulle concessioni demaniali marittime. Il decreto cautelare monocratico n. 1650/2026 del Consiglio di Stato interviene sul caso Sarzana in modo circoscritto e consente al Comune di valutare soluzioni provvisorie per evitare che l’avvio della stagione balneare si traduca in un vuoto gestionale delle aree demaniali.

Il provvedimento è stato pubblicato il 5 maggio 2026 nell’ambito del ricorso n. 2241/2026 e riguarda l’appello contro la sentenza del Tar Liguria n. 112/2026. Nel decreto si dà atto che il Comune di Sarzana ha segnalato l’imminenza della stagione balneare, calendarizzata per il 15 maggio 2026, mentre le procedure concorrenziali per l’affidamento delle concessioni non risultano ancora concluse. Secondo Palazzo Spada, in questa fase l’immediato rilascio delle aree da parte dei concessionari uscenti, senza contestuale consegna ai nuovi affidatari, potrebbe produrre conseguenze pregiudizievoli per l’utilizzo ottimale del demanio marittimo. Il decreto richiama espressamente anche la tutela degli interessi pubblici della sicurezza e della salute, che in prossimità della stagione diventano un parametro centrale della valutazione cautelare.

È questo il passaggio che rende la decisione rilevante anche oltre il perimetro di Marinella. Il presidente della Settima Sezione, Marco Lipari, chiarisce infatti che la sentenza appellata deve essere sospesa soltanto nella parte in cui potrebbe essere letta come impeditiva di provvedimenti comunali provvisori, compresi affidamenti temporanei o proroghe tecniche, purché non si traduca in un ulteriore rinvio delle gare. La formula usata dal Consiglio di Stato è però rigorosa e non lascia spazio a letture estensive. Le eventuali proroghe tecniche devono essere “debitamente circoscritte temporalmente e oggettivamente”, devono poggiare su una puntuale istruttoria, devono essere motivate area per area e non possono protrarsi oltre la conclusione della stagione estiva.

Per questo il decreto non può essere presentato come un via libera generalizzato alle proroghe. Al contrario, si tratta di una misura ponte costruita dentro un perimetro eccezionale, che salva la continuità amministrativa e la funzionalità delle spiagge senza toccare il principio per cui le concessioni vanno affidate tramite procedure comparative conformi al diritto europeo e nazionale. Il punto politico, però, è evidente. Quando la macchina pubblica arriva a ridosso della stagione senza nuovi concessionari già individuati, il rischio non è teorico ma concreto: spiagge formalmente da liberare, gare non chiuse, servizi non assicurati e Comuni esposti a una paralisi che finisce per colpire l’interesse pubblico prima ancora degli operatori economici.

Ed è qui che il caso Sarzana si intreccia con quello di Laigueglia. Nel comune savonese l’amministrazione ha presentato ad aprile un cronoprogramma per l’assegnazione di 46 concessioni, di cui 40 stabilimenti balneari, sottolineando apertamente che un numero così elevato di procedure grava su una struttura amministrativa di un piccolo Comune di circa 1.700 abitanti. Lo stesso sindaco Giorgio Manfredi ha spiegato che l’obiettivo era quello di ottemperare alla sentenza del Tar e insieme assicurare, per l’imminente stagione estiva, pulizia e servizi a residenti e ospiti. Ma proprio questa ricostruzione conferma quanto fosse fragile il punto di equilibrio imposto dai tempi del contenzioso: gare da mandare avanti in corsa, richieste di indennizzo da esaminare e stagione ormai alle porte.

In Liguria, del resto, il clima di allarme era già esploso all’inizio di febbraio, quando la stampa locale ha riassunto l’impatto delle sentenze del Tar su Pietra Ligure e Laigueglia con una formula brutale ma eloquente: gare assegnate entro giugno oppure, per la stagione 2026, spiagge tutte libere. È proprio questo il cortocircuito che la decisione su Sarzana sembra voler evitare almeno in via cautelare, riconoscendo che la transizione verso le gare non può ignorare la realtà materiale dell’avvio stagionale. A leggere il decreto del Consiglio di Stato su Sarzana, viene da dire che ciò che oggi appare chiaro a Palazzo Spada avrebbe dovuto essere considerato prima anche in casi come Laigueglia.

Volere bandi e aggiudicazioni in prossimità immediata della stagione, senza una vera finestra transitoria, significa infatti spingere i Comuni verso un vicolo cieco amministrativo in cui il rispetto formale del principio di gara rischia di produrre l’effetto opposto rispetto all’interesse pubblico che dovrebbe presidiare. A Laigueglia, con 46 concessioni da riassegnare, 40 stabilimenti coinvolti e una struttura comunale ridotta, il problema non era soltanto chi dovesse vincere i bandi, ma come evitare che l’intero sistema balneare arrivasse all’estate sospeso tra sentenze, indennizzi, atti preparatori e incertezza gestionale.

Se il risultato di una scansione giudiziaria troppo compressa è quello di bloccare stabilimenti, servizi e attività nel momento in cui dovrebbero aprire, allora il tema non è più solo la legittimità delle proroghe generalizzate. È anche, e soprattutto, la ragionevolezza del tempo amministrativo imposto ai Comuni quando in gioco non c’è una pratica astratta, ma la continuità concreta di un servizio turistico essenziale per territori, imprese e lavoratori.

Lascia un commento