È stata fissata per il 12 maggio 2026 alle ore 10:00, in camera di consiglio davanti alle Sezioni Unite della Cassazione, l’adunanza sul ricorso che chiede l’annullamento della sentenza n. 17/2021 dell’Adunanza plenaria del Consiglio di Stato.
In estrema sintesi, il ricorso sostiene che la Plenaria n. 17/2021 non si sia limitata a interpretare la legge, ma abbia di fatto creato una nuova disciplina sulle concessioni balneari, invadendo il campo del legislatore e della pubblica amministrazione. Secondo i ricorrenti, la sentenza avrebbe imposto regole generali a tutti, come la fine delle concessioni al 31 dicembre 2023, la disapplicazione delle proroghe legislative e criteri per future gare e indennizzi. I ricorrenti sono 23 società titolari di concessioni demaniali marittime nel territorio del Comune di Rimini, molte delle quali anteriori al 28 dicembre 2009, e affermano che il Comune aveva già riconosciuto l’estensione delle loro concessioni fino al 31 dicembre 2033. La tesi è che la Plenaria abbia poi travolto questo assetto, sostituendosi alla legge statale e imponendo alle amministrazioni di adeguarsi a una disciplina di origine giurisprudenziale.
I due motivi
Il primo motivo dice che c’è stato eccesso di potere giurisdizionale, perché il Consiglio di Stato avrebbe oltrepassato i limiti del giudicare e si sarebbe sostituito a Parlamento, Governo, Comuni e persino Corte costituzionale. In questa prospettiva, la Plenaria avrebbe trasformato una decisione giudiziaria in una sorta di normativa generale valida erga omnes.
Il secondo motivo sostiene che la Plenaria avrebbe anche stravolto il diritto UE, includendo indebitamente le concessioni demaniali marittime nel campo di applicazione della direttiva Bolkestein e del diritto primario europeo, senza attivare il rinvio pregiudiziale alla Corte di giustizia ex art. 267 TFUE. Per i ricorrenti, ciò avrebbe prodotto un vuoto di tutela e un diniego di giustizia.
Il punto decisivo
Il ricorso insiste molto sul fatto che la sentenza gemella n. 18/2021 è già stata cassata dalle Sezioni Unite con la sentenza n. 32559/2023 per eccesso di potere giurisdizionale. Da qui la tesi principale: se la n. 18 è stata demolita perché il giudice amministrativo ha creato norme anziché applicarle, lo stesso vizio colpirebbe anche la n. 17, che avrebbe continuato a essere usata come base per comprimere i diritti dei concessionari.
Secondo il ricorso, infatti, nonostante quella cassazione, il Consiglio di Stato e il Comune di Rimini avrebbero continuato a trattare la Plenaria n. 17 come fonte vincolante, riducendo la durata delle concessioni e precludendo una tutela effettiva ai concessionari. È proprio per fermare questi effetti che viene chiesto alla Cassazione di annullare senza rinvio anche la sentenza n. 17/2021.
Il 2033 è sacrosanto, timbrare le concessione e poi decidere di annullare la validità delle stesse è criminale, quando si prende un impegno va portato a termine, altrimenti si tratta di esproprio!
Penso che il ricorso avrebbe dovuto farlo i l governo ma a quel tempo il governo tecnico e purtroppo non ha fatto nulla il buon Draghi e’ con europa figuriamoci se faboriva i balneari …..qui quache grassa organizzazione vuole le spiagge grstis mentre noi attuali gestori le abniamo pagate