Calabria, doppio intervento sul demanio marittimo dopo il maltempo e in vista della stagione balneare 2026.
La IV Commissione del Consiglio regionale ha approvato due proposte di legge: una consente, per la sola stagione 2026, di ottenere una concessione in altra area per i lidi danneggiati o inaccessibili; l’altra interviene sul nodo della scarsità della risorsa “spiaggia”, indicando ai Comuni la necessità di una valutazione preventiva prima dell’eventuale ricorso alle gare pubbliche.
La Calabria prova a dare una doppia risposta al comparto balneare, colpito da mesi di incertezza normativa e dagli effetti del maltempo che ha interessato il territorio regionale a partire dal 18 gennaio 2026. Dopo quegli eventi meteorologici eccezionali, il Consiglio dei ministri ha dichiarato lo stato di emergenza per dodici mesi con delibera del 26 gennaio 2026, poi pubblicata nella Gazzetta Ufficiale del 2 febbraio.
È dentro questo quadro straordinario che si inserisce il lavoro della IV Commissione “Ambiente e Territorio” del Consiglio regionale della Calabria, riunita il 22 aprile 2026. In quella seduta la Commissione ha approvato all’unanimità due proposte di legge sul demanio marittimo, la n. 53/13 e la n. 56/13, poi trasmesse verso i successivi passaggi consiliari.

La prima risposta riguarda gli stabilimenti danneggiati dalle mareggiate e dagli eventi meteo. Per la sola stagione balneare 2026, nei Comuni ricompresi nelle ordinanze emanate in attuazione dello stato di emergenza, i concessionari impossibilitati a utilizzare l’area demaniale originaria perché danneggiata o non accessibile potranno ottenere una concessione in un’altra zona, così da evitare il blocco totale dell’attività durante l’estate.
Ma il secondo intervento approvato in Commissione è politicamente ancora più delicato, perché tocca il nodo della scarsità della risorsa naturale “spiaggia”, tema centrale nel confronto sulle concessioni balneari. Il resoconto sommario del Consiglio regionale riferisce che la proposta mira a fornire un quadro chiaro entro cui i Comuni possano operare, soprattutto per quanto riguarda la valutazione della scarsità delle risorse e dell’interesse transfrontaliero.
In base al testo approvato in Commissione sulla proposta di legge n. 53/13, gli enti locali costieri dovranno procedere, per i territori di rispettiva competenza, alla preventiva valutazione della sussistenza della scarsità della risorsa naturale “spiaggia” oppure dell’interesse transfrontaliero certo, ai sensi dell’articolo 12 della direttiva 2006/123/CE e degli articoli 49 e 56 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea. All’esito della valutazione, qualora sia accertata la scarsità della risorsa oppure l’interesse transfrontaliero certo, gli enti locali dovranno indire procedure ad evidenza pubblica per l’individuazione del concessionario.
Accanto alla norma emergenziale per i lidi danneggiati, la IV Commissione ha dunque approvato anche una proposta destinata a incidere sul nodo della scarsità della risorsa “spiaggia”. Il resoconto del Consiglio regionale riferisce che gli enti locali costieri dovranno valutare preventivamente, nei rispettivi territori, se ricorrano la scarsità della risorsa naturale oppure un interesse transfrontaliero certo; solo in presenza di tali presupposti scatteranno le procedure ad evidenza pubblica. L’obiettivo dichiarato è distinguere i casi in cui la gara è obbligatoria da quelli in cui, non essendo accertata la scarsità, potrebbe proseguire il rapporto concessorio esistente, secondo l’impostazione illustrata in Commissione.


Il risultato è un doppio binario. Da una parte la Regione tenta di salvare la stagione 2026 dei lidi colpiti dal maltempo con una misura eccezionale e temporanea; dall’altra prova a costruire una disciplina regionale che distingua i casi in cui la spiaggia sia davvero una risorsa scarsa da quelli in cui questo requisito non venga accertato in via preventiva.
Proprio questo secondo passaggio è destinato ad avere il peso maggiore nel dibattito sulle concessioni, perché lega l’obbligo di gara non a un automatismo generalizzato, ma a una verifica preventiva, Comune per Comune, della scarsità della risorsa e dell’eventuale interesse transfrontaliero. Si tratta di un’impostazione che punta a offrire riferimenti operativi agli enti locali e maggiore certezza agli operatori, in un contesto ancora segnato dall’intreccio tra normativa statale, diritto europeo e competenze territoriali.
Il via libera della IV Commissione, comunque, non esaurisce il percorso. I testi approvati dovranno ora affrontare i successivi passaggi istituzionali in Consiglio regionale, ma il segnale politico è già chiaro: la Calabria tenta di intervenire insieme sull’emergenza maltempo e sul criterio della scarsità, cioè sui due fronti più sensibili oggi aperti nel demanio marittimo.