In Calabria i ristori annunciati per gli stabilimenti balneari colpiti dal maltempo rischiano di non essere sufficienti a garantire una vera ripartenza. Il nodo, secondo associazioni di categoria e operatori, non è soltanto economico: a pesare è soprattutto l’incertezza sulle concessioni demaniali marittime, che rende difficile investire, accedere al credito e programmare la stagione turistica.
Dopo i danni provocati dai cicloni e dalle mareggiate che hanno colpito le coste calabresi, è stata avanzata la richiesta di spostare la scadenza delle concessioni dal 2027 al 2033. Alla base della proposta c’è l’idea che il comparto balneare rappresenti un presidio essenziale per occupazione, turismo e servizi lungo tutto il litorale regionale. La richiesta parte da un presupposto semplice: i contributi emergenziali possono aiutare nell’immediato, ma non risolvono il problema di chi deve affrontare nuovi investimenti con un orizzonte amministrativo troppo corto. Molti operatori considerano infatti la scadenza del 2027 incompatibile con la necessità di ricostruire strutture, ripristinare servizi e rimettere in sicurezza le aree danneggiate.
A rafforzare questo quadro è anche il problema del credito. Senza certezza sul titolo concessorio, molte imprese non riescono ad accedere ai finanziamenti bancari, e questo rallenta o blocca gli interventi necessari per riaprire in tempo utile. Sul fronte economico, il tema non riguarda soltanto l’entità dei ristori, ma anche la loro effettiva disponibilità. A fronte di risorse annunciate per le regioni colpite, molti imprenditori lamentano che i fondi non siano ancora arrivati concretamente, mentre la stagione estiva si avvicina. Nel frattempo qualcosa si muove anche sul piano istituzionale. In Calabria sono state annunciate modifiche legislative sulle concessioni demaniali marittime, con l’obiettivo di introdurre maggiore flessibilità normativa e sostenere la ripartenza delle attività balneari colpite dal maltempo. Secondo le anticipazioni fin qui emerse, l’intenzione sarebbe quella di semplificare le procedure e agevolare una più rapida riapertura degli stabilimenti in vista della stagione 2026..
Parallelamente, a livello nazionale, si è consolidato un quadro transitorio che consente alle concessioni esistenti di proseguire fino al termine della stagione balneare 2026, comunque non oltre il 1° ottobre, mentre viene predisposto un bando-tipo per le future gare. Per gli operatori, però, questa misura tampone non basta. Può evitare il blocco immediato della stagione, ma non scioglie il nodo strutturale del rapporto tra investimenti, durata delle concessioni e sostenibilità economica delle imprese. È qui che si gioca la partita più delicata. Le imprese del settore insistono sul fatto che non si può chiedere la ricostruzione dopo i danni delle mareggiate senza garantire tempi certi per ammortizzare gli investimenti, ed è per questo che accanto al ristoro economico prende forza anche la richiesta di un “ristoro temporale”, cioè di un differimento delle concessioni che restituisca stabilità al comparto.
Il rischio, altrimenti, è duplice: da una parte stabilimenti impossibilitati a riaprire o a lavorare a pieno regime, dall’altra una stagione turistica segnata dall’incertezza proprio in una regione che sul turismo costiero fonda una parte importante della propria economia. In questo scenario, il tema delle concessioni non appare più soltanto come una questione giuridica o burocratica, ma come una variabile decisiva per la sopravvivenza stessa del comparto balneare.