Da Savona a Ventimiglia cresce l’allarme per la carenza di assistenti bagnanti. Alla denuncia della FISA Imperia si sommano una formazione insufficiente rispetto al fabbisogno, brevetti da rinnovare, condizioni di lavoro poco attrattive e una difficoltà cronica nel trovare personale qualificato.
Con l’avvio della stagione estiva, sulle spiagge liguri torna un problema ormai strutturale: i bagnini non si trovano. Da Ventimiglia a Sarzana, secondo quanto riportato dalla stampa ligure, i cartelli “cercasi bagnino” sono comparsi lungo tutto il litorale, segno di una difficoltà diffusa che quest’anno ha assunto i contorni di una vera emergenza organizzativa.
A riaccendere il dibattito è stata in queste ore la denuncia della FISA Imperia, che fotografa una realtà ben nota a molti gestori ma spesso raccontata solo a stagione iniziata: richieste altissime di personale, pochi nuovi brevetti e una crescente fatica nel rendere questo lavoro davvero appetibile. Nel post diffuso dalla sezione imperiese, il nodo non viene ricondotto a una sola causa, ma a un insieme di criticità che vanno dal trattamento economico ai turni troppo lunghi, fino alla scarsa valorizzazione professionale del ruolo.
Il quadro di contesto conferma che non si tratta di un caso isolato. In Liguria, il settore balneare deve coprire migliaia di postazioni tra stabilimenti e altre strutture, e secondo le stime riportate dalla stampa locale il fabbisogno complessivo arriva a 4.000-5.000 bagnini a pieno regime, con una carenza che in regione sarebbe vicina a un terzo del personale necessario. La stessa stampa ligure parla di oltre mille addetti mancanti e di una difficoltà che non riguarda solo il Ponente, ma l’intera costa regionale.
La denuncia della FISA Imperia punta il dito soprattutto sulle condizioni concrete di lavoro. Retribuzioni giudicate troppo basse, coperture orarie che spesso si allungano ben oltre quanto sarebbe sostenibile, riposi insufficienti, giovani alla prima esperienza lasciati soli a fronteggiare responsabilità importanti: sono questi, secondo il testo diffuso dalla sezione, alcuni dei motivi per cui sempre meno ragazzi scelgono di intraprendere questo percorso. A pesare sarebbe anche la percezione di un mestiere ad alta responsabilità ma poco tutelato e spesso poco rispettato.
Accanto al tema delle condizioni di impiego c’è poi quello della formazione. La FISA ha avviato a Sanremo il 32° corso per assistenti bagnanti mare, con una durata di circa due mesi e 100 ore complessive di formazione, articolate in tre lezioni settimanali serali, prova selettiva iniziale ed esame finale previsto ad aprile. È un’offerta importante, ma il problema è evidente: quando il fabbisogno cresce in tutta la regione, anche corsi strutturati rischiano di non bastare a coprire la domanda stagionale.
Un altro elemento che pesa è quello dei rinnovi e dell’accesso alla professione. Diversi operatori segnalano che molti bagnini esperti si sono trovati con brevetti scaduti e con procedure di rinnovo diventate più impegnative, anche per l’introduzione di ulteriori adempimenti formativi come il BLSD e per requisiti più stringenti nelle prove. Quando il ricambio generazionale rallenta e parte del personale storico esce dal circuito, la pressione sugli stabilimenti aumenta inevitabilmente.
La stessa FISA, sul proprio sito nazionale, ricorda che si tratta di un brevetto professionale rilasciato da un ente di formazione autorizzato, elemento che conferma il peso tecnico e la responsabilità del ruolo. Eppure proprio questa professionalità, secondo quanto denunciato da FISA Imperia, finisce spesso per essere sminuita nella pratica quotidiana, come se l’assistente bagnanti fosse una presenza obbligatoria da reperire all’ultimo minuto e non una figura centrale per la sicurezza in mare.
Il problema, del resto, non riguarda solo la Liguria. Già nel 2025 in Sardegna si parlava di centinaia di bagnini in meno rispetto al necessario, con difficoltà legate anche ai cambiamenti nelle linee guida per la formazione e al numero ridotto di percorsi disponibili. Questo rafforza l’idea che la carenza non dipenda soltanto dalle singole località, ma da un sistema che fatica a programmare per tempo formazione, reclutamento e fidelizzazione del personale.
In questo contesto, la denuncia della FISA Imperia ha il merito di riportare il tema su un piano concreto. Non basta lamentare che i bagnini “non si trovano” se poi il settore continua a offrire condizioni poco attrattive, turni pesanti e scarsa prospettiva di crescita. Senza un cambio di passo, il rischio è che ogni estate si ripresenti lo stesso copione: stabilimenti in affanno, selezioni last minute e una sicurezza balneare affidata a un mercato del lavoro sempre più fragile.
Per affrontare davvero l’emergenza servono almeno tre mosse: investire di più nella formazione, rendere il lavoro economicamente e professionalmente più dignitoso, e creare un rapporto più serio tra imprese, scuole, enti di brevetto e istituzioni di controllo. Altrimenti la ricerca disperata di assistenti bagnanti, da Savona a Ventimiglia, continuerà a essere non un’emergenza occasionale ma il sintomo di una crisi ormai cronica.