L’Associazione Turistica Balneare Siciliana (ATBS) interviene sull’esposto presentato alla Corte europea dei diritti dell’uomo (CEDU) dal deputato regionale Ismaele La Vardera, assistito dall’avvocato Stefano Giordano, con l’obiettivo dichiarato di “liberalizzare la spiaggia di Mondello”. In un articolato comunicato, l’associazione contesta la ricostruzione proposta dal parlamentare regionale, sostenendo che essa “non corrisponde alla realtà normativa e fattuale della Sicilia”.
Secondo l’ATBS, parlare di un presunto “monopolio inviolabile” delle concessioni balneari significa ignorare i dati reali. Su circa 1.800 chilometri di costa siciliana, infatti, le strutture balneari occuperebbero soltanto l’8% del litorale, compresa la concessione Italo-Belga di Mondello. La stragrande maggioranza della costa siciliana, sottolinea l’associazione, resta quindi libera e pienamente accessibile ai cittadini.
Uno dei punti centrali del comunicato riguarda la legittimità del sistema concessorio siciliano.
L’ATBS evidenzia che le concessioni demaniali marittime dell’isola non derivano da taciti rinnovi automatici, ma sono il risultato di uno specifico procedimento amministrativo previsto dalla normativa regionale, che ha imposto ai concessionari la presentazione di nuove istanze di estensione per ottenere un nuovo titolo concessorio.
L’associazione ricorda inoltre che questo sistema sarebbe stato riconosciuto legittimo sia dal Consiglio di Stato, che ha confermato la necessità di un nuovo iter istruttorio, sia dalla Corte di Cassazione, con la sentenza n. 3657/2026, che avrebbe ritenuto valida la proroga delle concessioni siciliane fino al 2033 proprio perché non fondata su un rinnovo automatico. Anche la Corte di giustizia dell’Unione europea, prosegue il comunicato, avrebbe più volte distinto tra rinnovi automatici illegittimi e procedure trasparenti o competitive.
Per quanto riguarda la vicenda della concessione Italo-Belga di Mondello, l’Associazione precisa che la questione ricade nella competenza del Comune di Palermo e deve essere affrontata nell’ambito del Piano di Utilizzazione del Demanio Marittimo (PUDM).
Secondo l’ATBS, eventuali riduzioni o rimodulazioni della concessione devono essere valutate attraverso gli strumenti urbanistici e amministrativi già previsti dalla normativa, e non mediante un ricorso alla CEDU che, di fatto, metterebbe in discussione l’intero sistema delle concessioni siciliane. L’associazione ricorda inoltre che resta vigente la norma regionale che limita l’estensione massima delle concessioni balneari a 5.000 metri quadrati, disposizione applicabile anche alla concessione Italo-Belga.
ATBS sostiene che l’iniziativa promossa davanti alla CEDU rappresenti più “una mossa di comunicazione politica che una soluzione tecnico-giuridica”, poiché esistono già gli strumenti amministrativi per intervenire su eventuali criticità, attraverso il PUDM, le delibere comunali e i controlli previsti dalla normativa.
L’ATBS difende poi il ruolo svolto dagli operatori balneari, ricordando che i concessionari:
- assicurano il servizio di salvataggio e primo soccorso;
- curano la pulizia e la manutenzione degli arenili;
- garantiscono l’accessibilità alle persone con disabilità;
- offrono occupazione diretta e indiretta, contribuendo allo sviluppo turistico ed economico della Sicilia.
L’associazione evidenzia inoltre come gli stabilimenti stiano affrontando anche i pesanti danni provocati dal Ciclone Harry, ritenendo quindi paradossale che il comparto debba contemporaneamente difendersi da iniziative giudiziarie che rischiano di aumentarne l’incertezza.
Nella parte conclusiva del comunicato, l’Associazione Turistica Balneare Siciliana rivolge una domanda politica al deputato regionale, chiedendosi perché abbia scelto di trasformare la vicenda di una singola concessione in una contestazione dell’intero sistema concessorio siciliano, ricorrendo alla CEDU anziché utilizzare gli strumenti ordinari già previsti dall’ordinamento.
Secondo l’ATBS, un futuro presidente della Regione dovrebbe puntare a sostenere un comparto che garantisce occupazione, servizi e immagine alla Sicilia, anziché alimentare una narrazione che descrive i concessionari come un “oligopolio da abbattere”, quando, a giudizio dell’associazione, i dati dimostrano un utilizzo limitato e regolamentato del demanio marittimo.
L’associazione conclude ribadendo la propria disponibilità a un confronto pubblico e tecnico, invitando però a non mettere in discussione un sistema che, a suo avviso, ha già garantito in Sicilia un equilibrio tra fruizione pubblica delle spiagge, sicurezza dei bagnanti e sviluppo economico del territorio, e che oggi necessita soprattutto di sostegno dopo i danni subiti dal Ciclone Harry.
Totalemente d’accordo, il La Vardera applica la discutibile tecnica delle Iene a tutto quelo che pensa di fare, spero che chi avesse pensato di votarlo, prima se ne renda conto,.
Osservazioni quelle di ATBS assolutamente da condividere in tutto e per tutto, specialmente se si considera la disponibilità delle spiagge libere siciliane, che supera il 90% (dico novanta per cento). Ormai, sulla vicenda dei balneari, siamo alle comiche, non soltanto in Sicilia!
Non è possibile continuare a gettare sacchi di letame a dritta ed a manca pensando che sia valido sempre il detto ndo cojo cojo. Soprattutto se si vuol puntare sulla credibilità e non sul populismo dilagante (pensando che la gente se alzi polvere ti segue ovunque e comunque)