La sentenza del TAR di Lecce accoglie i ricorsi di 13 gestori uscenti e manda in fumo la procedura di gara del Comune. Il vizio è “di radice”: le gare sono partite senza il Piano Comunale delle Coste, stravolto l’assetto del litorale con atti interni. Nella stessa giornata, la tromba d’aria che ha devastato il Lido Trocadero e la frase del consigliere Lemma riaccendono la polemica politica.
Cosa ha deciso il TAR di Lecce
Il TAR della Puglia, sezione di Lecce, ha annullato il bando con cui il Comune di Castellaneta aveva avviato la procedura per riassegnare le concessioni demaniali marittime del proprio litorale. La decisione, presa dalla Prima sezione del tribunale (presidente Pasca, estensore Cucchiara), accoglie 13 ricorsi presentati dai gestori uscenti contro il bando, pubblicato nel 2025: le offerte erano state aperte in estate, ma la procedura non era mai arrivata all’aggiudicazione. Ora il Comune deve decidere se impugnare la sentenza davanti al Consiglio di Stato; nel frattempo la procedura è nuovamente ferma e, con ogni probabilità, le nuove concessioni non potranno partire nemmeno per la prossima stagione balneare
I ricorrenti erano rappresentati dagli avvocati Danilo Lorenzo, Ignazio Lagrotta, Antonio Quinto e Pietro Quinto; il Comune dall’avvocata Raffaella Chiummiento.
Il difetto fatale: le gare senza il Piano delle Coste
Il vizio è “di origine”, come scrivono le prime ricostruzioni: le gare sono state bandite in totale assenza del Piano Comunale delle Coste.
Proviamo a spiegarlo in modo semplice. La pianificazione della costa pugliese non è un dettaglio burocratico: è un passaggio obbligatorio previsto dalla legge regionale, che individua dove e come si può concedere a privati un tratto di spiaggia demaniale. Questo percorso di pianificazione spetta al Consiglio comunale — l’organo che rappresenta la volontà della città — e deve raccordarsi con la pianificazione della Regione Puglia, proprio perché tutela una serie di interessi fondamentali: l’ambiente, il paesaggio, l’accessibilità pubblica al mare.
Secondo il tribunale, il Comune di Castellaneta ha invece cercato di ridefinire l’assetto del litorale con semplici elaborati tecnici interni, approvati da un atto del dirigente e da una delibera di Giunta comunale. Un atto del dirigente è un provvedimento interno, di gestione; una delibera di Giunta riguarda l’indirizzo dell’esecutivo comunale. Nessuno dei due può sostituire la pianificazione, che per legge richiede un percorso ben più robusto — appunto il “percorso aggravato” di cui parla la sentenza. Il TAR ha inoltre rilevato che alle richieste di spiegazioni sulle scelte del Comune non sono arrivate risposte chiare, e che l’istruttoria ha riscontrato lacune nella perimetrazione dei nuovi lotti: mancavano verifiche concrete sulla disponibilità di accessi pubblici al mare, parcheggi, collegamenti con la viabilità e allacci ai servizi essenziali.
La sentenza chiarisce anche due punti che gli operatori del settore devono conoscere:
- le proroghe tecniche delle concessioni in scadenza, concesse in attesa delle gare, valgono solo per il tempo strettamente necessario a garantire la stagione balneare: non si può pretendere la proroga automatica fino al termine massimo previsto dalle norme nazionali;
- la mancata quantificazione preventiva degli indennizzi per le strutture non ammortizzate non rende illegittima la gara: è il concessionario a dover fornire prove contabili certe degli investimenti effettuati.
Il quadro nazionale, spiegato in due minuti
Per capire perché i tribunali sono così severi con i bandi delle concessioni balneari, bisogna partire da lontano. Dal 2016 la Corte di giustizia UE, con la sentenza Promoimpresa, ha stabilito che le concessioni demaniali marittime — essendo attività economiche — devono essere assegnate con procedure trasparenti e competitive, senza rinnovi automatici a favore dei gestori uscenti, in applicazione della direttiva “Bolkestein” e dell’articolo 49 del Trattato sul funzionamento dell’UE.
Su questa spinta, la legge italiana n. 118 del 2022 ha ridisciplinato l’intera materia e fissato al 30 settembre 2027 il termine massimo per la conclusione del passaggio: entro quella data le gare devono essere concluse, perché le concessioni prorogate cesseranno comunque i loro effetti. La giurisprudenza del Consiglio di Stato ha più volte ribadito che le proroghe automatiche degli ultimi anni contrastano con il diritto europeo e vanno disapplicate, e che i Comuni devono bandire le gare senza indugi, senza aspettare decreti ministeriali o nuovi rinvii.
Proprio in questi giorni la sezione terza del TAR Puglia — con un’ordinanza cautelare pubblicata il 2 novembre 2026 sul ricorso n. 1215/2023 (La Baia di Sblendorio contro il Comune di Bari) — ha ripercorso tutto questo impianto normativo e ha respinto la richiesta di sospensione della gara indetta dal capoluogo pugliese, ritenendo che le procedure di gara siano “il precipitato logico-giuridico” della normativa vigente e non contengano vizi propri (ordinanza n. 00591/2026 reg. prov. cauz., estensore Ieva). Il contrasto con la sentenza di Castellaneta è solo apparente: a Lecce il problema non era la gara in sé, ma il modo in cui il Comune l’aveva costruita, aggirando la pianificazione. La lezione per i comuni è chiara: le gare si fanno, e in fretta — ma nel rispetto delle regole sulla pianificazione della costa.
Cosa succede ora
Il Comune di Castellaneta, secondo le prime indiscrezioni, ricorrerà al Consiglio di Stato. Ma in attesa dell’esito dell’appello la procedura va azzerata e ripartita da capo: prima di indire nuove gare, l’amministrazione dovrà completare l’iter del Piano Comunale delle Coste e svolgere uno studio approfondito e sostenibile dello stato del litorale. Nel frattempo i gestori uscenti potranno continuare l’attività solo in regime di proroga tecnica, limitata alla stagione in corso o a quella necessaria a concludere le procedure.
La tromba d’aria e la frase che ha infiammato il consiglio
La giornata è stata segnata anche da un evento drammatico: nella mattinata di lunedì 2 novembre una violenta tromba d’aria si è abbattuta sul lungomare di Castellaneta Marina, devastando il Lido Trocadero — vetrate infrante, coperture metalliche divelte, arredi scaraventati a decine di metri di distanza.
Sulla vicenda è scoppiata una bufera politica. Il consigliere comunale di maggioranza Donatello Lemma (AVS), delegato al centro storico, ha commentato su Facebook la notizia del lido distrutto con la frase «Non riesco a dispiacermi per il buon Tonio il massafrese», riferendosi al titolare dello stabilimento, Antonio Sisto. La frase ha provocato reazioni immediate: Lemma ha poi diffuso scuse pubbliche definendo il proprio intervento «inopportuno e irrispettoso». I consiglieri di opposizione Giuseppe Angelillo (Forza Italia), Stefania Giannico (Castellaneta Domani), Francesca Arrè e Maria Terrusi (Fratelli d’Italia), insieme al coordinatore cittadino di FdI Aldo Scarano, hanno chiesto le dimissioni del consigliere; anche il gruppo di maggioranza “Con Castellaneta” ha preso le distanze, definendo le dichiarazioni «inqualificabili» e le scuse «risibili», e chiedendo a Lemma di valutare le dimissioni dalla Commissione Attività Produttive e la restituzione della delega.
La chiosa: la dichiarazione di Angelillo
In questo clima, il consigliere comunale Giuseppe Angelillo (Forza Italia) ha commentato così la sentenza del TAR sul proprio profilo Facebook:
«Il TAR di Lecce ha pubblicato la sentenza in merito al Bando delle Concessioni emanato dal Comune di Castellaneta: il Bando è Annullato! Le motivazioni del Tar sono chiare, anzi cristalline! La pianificazione della Costa spetta al Consiglio Comunale ed alla Giunta Regionale con un percorso aggravato perché deve tutelare una serie di interessi fondamentali. La pianificazione non può essere sostituita da un atto del dirigente e da una delibera di Giunta Comunale. Il TAR rileva che la richiesta di spiegazione in merito ad alcune scelte del Comune non ha ottenuto risposte chiare, rilevando la carenza del bando sotto molti aspetti».
E ancora, sulla polemica legata alla tromba d’aria che ha devastato il Lido Trocadero:
«Al Comune di Castellaneta c’è chi, come il Consigliere Comunale Lemma, “non riesce a dispiacersi” quando una tromba d’aria si abbatte su un’attività del nostro paese. Per loro chi svolge attività di impresa è un nemico! Senza pudore e senza rispetto! Forse è tempo di andare a casa!».
La frase di Angelillo si riferisce dunque a un fatto concreto e verificato: la tromba d’aria dii oggi, 2 novembre 2026 che ha distrutto il ristorante del Lido Trocadero di Antonio Sisto e la successiva dichiarazione del consigliere Lemma («Non riesco a dispiacermi»), poi ritirata con scuse pubbliche e contestata anche da parte della maggioranza.