Viceministro Pichetto Fratin (FI), durante il suo tour elettorale: “Comuni pronti alle aste dal 1° gennaio 2023”

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“I Comuni entro l’autunno si devono attrezzare e nel nuovo anno essere nella condizione di iniziare a preparare le gare”. 

Lo ha dichiarato il  viceministro alla Sviluppo Economico Gilberto Pichetto Fratin, esponente di Forza Italia, durante  il tour elettorale in Romagna che ieri pomeriggio ha  fatto tappa a Riccione e a Forlì.

“Pensiamo di approvare definitivamente il disegno di legge Concorrenza entro i primi giorni di luglio, nel contempo il ministero del Turismo si è già attivato. Contiamo di arrivare con la parte attuativa entro ottobre – svela il viceministro -. Ci sarà ancora un confronto con le associazioni e i rappresentanti di categoria, ma questo lo valuterà il ministero competente. A partire dal 2023 potranno esserci pronti i decreti”. Questo significa che “i decreti attuativi stabiliranno anche la tempistica”. E il viceministro aggiunge “come parere personale dal 1° gennaio 2023 i Comuni dovranno farsi trovare pronti. I comuni entro tardo autunno devono iniziare ad attrezzarsi per le procedure. La norma dice che in presenza di difficoltà, a titolo esemplificativo contenzioso, si potrà andare fino al 31 dicembre 2024. Ma a questo punto l’interesse del settore balneare dovrà essere quello di chiudere la partita il prima possibile”.

 “La difficoltà la vedo nei comuni più piccoli e dovranno intervenire i soggetti di area vasta”. Secondo il viceministro Pichetto le imprese storiche, soprattutto a livello familiare, saranno tutelate e ci dovranno essere dei parametri per far pesare l’esperienza accumulata nel settore nel corso degli anni. “I bandi, io suggerisco di costruirli a punteggio, dando priorità a esperienza e professionalità. L’interesse dello Stato deve essere quello di avere delle persone capaci nel loro mestiere, al punto che è previsto che un esterno per concorrere deve avere già maturato esperienza nel settore”. I balneari non dovranno essere preoccupati? “Le gare ci saranno ed erano inevitabili – conclude il viceministro -, il Consiglio di Stato avrebbe inchiodato tutto al 1° gennaio del 2024. Non c’erano altre soluzioni”.

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