Il litorale romano ha aperto la stagione estiva 2026 con un’amara fotografia: su 61 stabilimenti balneari, circa un terzo è rimasto chiuso tra sequestri giudiziari, demolizioni, danni strutturali e attese burocratiche. Il risultato di una rivoluzione delle concessioni iniziata nel 2025 che — tra sentenze, ricorsi e incendi dolosi — ha lasciato Ostia con il lungomare a metà.
A febbraio 2025 il sindaco di Roma Roberto Gualtieri ha lanciato quella che ha definito “una svolta storica”: la messa a bando di 52 concessioni demaniali scadute sul litorale di Ostia, suddivise in tre procedure. Il primo bando — 31 lotti tra 25 stabilimenti, 4 ristoranti e 2 spiagge libere con servizi — ha ricevuto oltre 100 domande, con un solo lotto andato deserto. Poi è arrivato un secondo bando per 9 nuove spiagge libere da attrezzare, e un terzo per 3 beni confiscati e 9 strutture. La principale novità: una royalty sul fatturato da versare al Comune, da reinvestire sul litorale, con un peso massimo di 30/100 nella valutazione complessiva delle offerte.
I gestori storici non hanno accettato in silenzio. Subito dopo le aggiudicazioni, decine di ricorsi al TAR del Lazio hanno paralizzato le procedure: il Tribunale ha in più occasioni sospeso le assegnazioni in via cautelare, bloccando la consegna degli stabilimenti ai nuovi vincitori. La risposta è arrivata il 21 aprile 2026: il Consiglio di Stato, con ordinanza cautelare, ha ribaltato gli stop del TAR e ordinato al Campidoglio di procedere immediatamente con le consegne, riconoscendo l’urgente interesse pubblico. Il colpo finale è arrivato l’11 maggio 2026: la Quinta Sezione Ter del TAR ha depositato tre sentenze gemelle (nn. 8656, 8657, 8660) che confermano in pieno la legittimità dei bandi, respingendo i ricorsi dei concessionari uscenti contro l’Avviso pubblico del 14 febbraio 2025. Le sentenze hanno anche annullato l’atto con cui il Comune, il 1° aprile 2025, aveva disposto la proroga generalizzata fino al 30 settembre 2027 delle concessioni già prorogate ai 13 concessionari uscenti. Nessuna proroga, nessuna deroga: i bandi sono validi.
La posta in gioco era così alta che c’è chi ha scelto il fuoco. Nella notte tra il 25 e il 26 marzo 2025 — a poche ore dalla sentenza del Consiglio di Stato che aveva confermato i bandi — sette stabilimenti sul lungomare Toscanelli sono stati dati alle fiamme: Belsito, Le Dune, Vittoria Beach, Arcobaleno, Salus, Capanno e Plinius, su oltre due chilometri e mezzo di costa. Un 24enne romano è stato fermato nei pressi del Plinius assieme a una donna; successivamente, ha confessato di voler “vedere il mare”. Il fascicolo è stato tuttavia assegnato alla DDA — Direzione Distrettuale Antimafia —, segnale della gravità del contesto in cui si inseriscono i roghi. Il 12 aprile 2026, un nuovo incendio ha distrutto i resti dello stabilimento La Casetta. Le Iene, in un servizio del marzo 2025, avevano già documentato come gli incendi su Ostia fossero tutti di natura dolosa.
La somma di anni di contenziosi, roghi e demolizioni produce una situazione drammatica. All’apertura ufficiale della stagione — fissata al 10 maggio 2026 con ordinanza del sindaco — erano operativi solo una ventina di stabilimenti su 61. Confcommercio Ostia ha parlato senza eufemismi: «I numeri attuali sono impietosi. Su 72 stabilimenti ne apriranno una dozzina». A giugno, la situazione è migliorata di poco: circa 18 lidi aperti su 61 totali. Dieci stabilimenti risultano sotto sequestro della Procura di Roma (tra cui Mariposa, Peppino a mare spiaggia, Arcobaleno Beach, Caletta, V-Lounge e Venezia in parte). Cinque non apriranno affatto per danni strutturali, erosione costiera o atti vandalici: La Casetta, Hibiscus, Sporting Beach, Shilling e Kursaal. Altri sono fermi per demolizioni abusive in corso propedeutiche al cambio di gestore, come Battistini, La Conchiglia, Bahia e Curvone. Il 30 maggio 2026 l’assessore al Patrimonio Tobia Zevi ha annunciato che sono state firmate 45 concessioni in totale, di cui le ultime quelle degli storici stabilimenti Nuova Pineta, Belsito e Marechiaro.
Il Corsaro, storico stabilimento balneare sul lungomare Amerigo Vespucci 164 di Ostia, è al centro di una delle vicende più controverse del bando 2025. La struttura, gestita dalla Il Corsaro S.r.l. (P.IVA 05525761002, iscritta dal 2009 al settore delle concessioni demaniali marittime), è ufficialmente chiusa — come confermato dall’azienda stessa su Instagram: «Il Corsaro è chiuso. Stiamo procedendo con alcune operazioni di ripristino richieste da Roma Capitale. Ci scusiamo per il temporaneo disagio». Ma la vicenda va ben oltre il semplice ritardo nei lavori.
Il caso Corsaro è esploso a maggio 2026, quando i vecchi titolari hanno presentato una querela in Procura contro ignoti per falsità ideologica in atto pubblico. Il fascicolo è in mano al pm Stefano Pesci. L’accusa riguarda la società vincitrice del bando, la Benic S.r.l., che avrebbe portato in Comune documentazione non in regola per ottenere 10 punti extra nel punteggio di valutazione.
Il bando del 14 febbraio 2025 prevedeva che le «imprese giovanili», con partecipazioni di soci under 35, fossero premiate con 10 punti nella graduatoria. Nella documentazione consegnata al Comune, la Benic S.r.l. aveva dichiarato inizialmente una quota giovanile del 51%. Tuttavia, le visure camerali avrebbero dimostrato che questa partecipazione non risultava alla data di presentazione della domanda.
Secondo l’avvocato Sebastiano Russo, legale rappresentante degli storici gestori del Corsaro, la carenza sarebbe stata «corretta» con una cessione di quote datata 6 maggio 2025 — ovvero il giorno della consegna dei documenti per il bando — ma «stipulata con efficacia retroattiva al 1° aprile». Il legale contesta: «La cessione di quote ricorre dall’iscrizione al Registro delle imprese, non da data retroattiva decisa tra le parti». Si tratterebbe quindi di una dichiarazione sostitutiva mendace, presentata quando la Benic non aveva ancora i requisiti giovanili.
I vecchi titolari hanno anche chiesto spiegazioni al Comune sulla mancata esclusione della ditta dal bando pubblico, sostenendo che la società avrebbe dovuto essere automatamente esclusa per irregolarità nella documentazione.
Nonostante il bando sia stato assegnato, il Corsaro è tuttora senza concessione definitiva e oggetto di un contenzioso al TAR. La struttura è tra i numerosi lidi fermi per sequestri e ricorsi. Il caso è arrivato fino alle istituzioni capitoline, con denuncia sui social di Mauro Delicato di OstiaWakeUp: «CAOS BANDI SUL LITORALE: ESPLODE IL CASO “IL CORSARO” (ATTO QUARTO) — Le tensioni sulle concessioni balneari di Ostia arrivano fino a Fiumicino».
Il Corsaro rappresenta quindi un caso emblematico: da un lato la «legalità» del bando pubblico, dall’altro la complessità delle situazioni storiche accumulate in decenni di concessioni, con contestazioni di falsità documentale che potrebbero far saltare l’intera assegnazione.
OstiaWakeUp: “Ci avete ammazzato”
A dare voce alla rabbia dei cittadini e degli operatori è Mauro Delicato, animatore della pagina OstiaWakeUp su Facebook, diventata il principale punto di aggregazione del dissenso locale. Il suo messaggio è netto: «Ostia è morta. Ci avete ammazzato». Delicato documenta quotidianamente stabilimenti chiusi, vandalizzati e abbandonati, denunciando come la narrazione della “legalità” del Campidoglio si scontri con la realtà di un litorale deserto nella stagione estiva. La sua mobilitazione ha trovato eco concreta: per il 14 giugno 2026, ore 21:00, in Piazza Anco Marzio, è convocata una manifestazione-protesta battezzata provocatoriamente “Il Funerale di Ostia” — un atto simbolico per celebrare la morte del litorale per mano della politica. L’evento punta a richiamare residenti, operatori e lavoratori del settore balneare, stanchi di assistere alla paralisi di uno dei waterfront più popolosi d’Italia.
Ciò che accade sul litorale romano non è un caso isolato, ma un esperimento pilota per l’intera Italia. Ostia è il primo Comune ad aver applicato concretamente i principi della Direttiva Bolkestein alle concessioni demaniali marittime: bandi pubblici, royalty sul fatturato, durate limitate, stop alle proroghe automatiche. Le sentenze depositate a maggio 2026 dal TAR del Lazio — confermate in sede cautelare dal Consiglio di Stato — stanno costruendo una giurisprudenza di riferimento per tutti gli altri Comuni costieri italiani. La domanda che pone l’estate di Ostia è quindi la stessa che riguarda Rimini, Viareggio, Napoli e ogni altro litorale concessionario: quando si fa davvero la gara, quanti stabilimenti rischiano di rimanere chiusi nell’attesa?