Liguria, bando e indennizzo: a Laigueglia salta la tutela economica, ad Albenga entra in gara un big dei balneari

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Laigueglia e Albenga raccontano due facce della stessa emergenza ligure sulle concessioni balneari: da una parte un Comune che chiede perizie sugli indennizzi e poi le respinge, svuotando di fatto la tutela economica degli uscenti; dall’altra una gara molto competitiva alla quale prende parte anche un (ex) esponente di primo piano dell’associazionismo balneare nazionale e regionale. Il risultato è un quadro sempre più difficile da giustificare per chi, da anni, chiede regole certe, trasparenti e non punitive per le imprese storiche.

A Laigueglia il nodo centrale non è soltanto il bando, ma la sorte dell’indennizzo. Il Comune aveva chiesto le perizie per quantificare il valore degli indennizzi spettanti ai concessionari uscenti, mentre gli stessi operatori avevano depositato anche perizie di parte a tutela delle proprie aziende. Successivamente, però, quelle valutazioni sarebbero state respinte dall’amministrazione, con l’effetto di annullare nei fatti proprio quell’indennizzo che avrebbe dovuto rappresentare l’unica vera forma di compensazione per chi rischia di perdere l’attività costruita in anni di investimenti, lavoro e presenza sul territorio.

È questo il passaggio più duro dell’intera vicenda laiguegliese. Perché chiedere una perizia e poi disconoscerla significa trasmettere ai concessionari un messaggio devastante: il valore dell’impresa viene evocato solo formalmente, ma poi non riconosciuto nella sostanza. La minoranza consiliare, pur giudicando positivamente la proroga tecnica ai gestori, ha infatti chiesto di verificare la regolarità del bando, segnalando che il procedimento presenta profili tutt’altro che pacifici anche sul piano istituzionale e amministrativo.

Ad Albenga la situazione è diversa, ma non meno delicata. Qui il Comune ha messo a gara 14 concessioni balneari e ha raccolto 23 offerte complessive, con i Bagni Italia e i Bagni Gallinara tra i lotti più ambiti, segno di una competizione molto forte per le aree demaniali più appetibili. Proprio sui Bagni Gallinara, però, emerge un elemento rilevante: tra i partecipanti compare RTI Bagni Gallinara, con capofila Bagni Oneglio Srl, come abbiamo potuto rilevare della piattaforma di gara.

Il punto, qui, non è soltanto che un concessionario partecipi a una procedura comparativa. Il punto è che, a farlo sarebbe, a quanto ci risulta, un ex esponente di spicco dell’associazionismo balneare, vicepresidente nazionale e presidente regionale, cioè una figura che ha comunque rappresentato non solo un interesse imprenditoriale individuale ma anche, almeno sul piano pubblico, una platea più ampia di concessionari. In una fase in cui il settore denuncia l’instabilità normativa e chiede tutele per le imprese storiche, la partecipazione — anche se da parte di un ex rappresentante associativo — a una gara per una concessione altrui appare inevitabilmente esposta a rilievi critici sotto il profilo dell’opportunità e della coerenza.

La vicenda di Albenga, letta insieme a quella di Laigueglia, restituisce così l’immagine di una Liguria che sta diventando un laboratorio di contraddizioni sempre più pesanti per i concessionari. A Laigueglia si mette in discussione il riconoscimento economico degli uscenti attraverso il rigetto delle perizie sugli indennizzi; ad Albenga si assiste invece a una competizione nella quale entrano in campo anche soggetti che, per ruolo associativo, dovrebbero forse mantenere una postura diversa, o quantomeno più prudente, rispetto alle gare che investono altri operatori del comparto.

Se si guarda il quadro complessivo, il problema non è più solo giuridico ma anche politico e morale. Da un lato si chiedono sacrifici enormi ai concessionari uscenti, fino al rischio di perdere azienda e indennizzo; dall’altro si moltiplicano dinamiche che rendono ancora più amaro il senso di disparità e di isolamento vissuto dagli operatori storici. Ed è per questo che oggi la Liguria appare sempre meno come un modello di riordino e sempre più come un laboratorio di situazioni vergognose per i concessionari.

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