La malagiustizia amministrativa sulle piccole e micro imprese balneari

È dannosissima ed esprime l’ingiustizia di sentenze astratte, in malam partem, applicate tout court ed erga omnes, che finiscono per togliere e confiscare il lavoro e il valore creato dalle imprese balneari. La maggior parte di queste sono piccole e micro imprese a carattere familiare, per le quali la concessione e l’attività svolta rappresentano l’unica e sola fonte di sostentamento per la famiglia.

  • A prescindere dal fatto che la direttiva Bolkestein non si applica alle concessioni di beni demaniali marittimi, essa è stata arbitrariamente trasformata, in astratto, in una sorta di strumento di “concertazione” tra i vari organi e poteri dello Stato, con la complicità di organi e poteri dell’Unione europea. Una direttiva nata per semplificare le procedure amministrative, ridurre l’eccesso di burocrazia ed evitare discriminazioni basate sulla nazionalità o a danno di chi intende stabilirsi in un altro Stato membro per prestare servizi, è stata di fatto piegata in una “direttiva espropriativa”, che confisca il lavoro e il valore delle piccole e micro imprese balneari sane esistenti, sostituendole con operatori economicamente più forti, così da farle cessare e farle uscire dal mercato.
  • La direttiva servizi 2006/123/CE non si applica alle concessioni di beni demaniali marittimi, che sono disciplinate da una normativa settoriale: il Codice della navigazione, e non dal codice degli appalti di servizi. La direttiva servizi ha carattere generale e non settoriale; essa pone un’armonizzazione esaustiva delle disposizioni legislative e regolamentari degli Stati membri, ma il diritto primario, ossia il TFUE, all’articolo 195, esclude espressamente qualsiasi armonizzazione delle disposizioni legislative e regolamentari degli Stati membri nel settore del turismo. Le concessioni demaniali marittime a uso turistico-ricreativo ricadono esattamente in questo ambito, che il Trattato ha voluto sottrarre all’armonizzazione.
  • La concorrenza si promuove accrescendo il numero di nuove imprese, non imponendo la sostituzione forzata e la chiusura di imprese esistenti e sane. Inoltre, le direttive non producono un effetto discendente verticale paragonabile a quello dei regolamenti o delle stesse norme del TFUE: se così fosse, non vi sarebbe bisogno né di regolamenti, né delle procedure di recepimento e attuazione a livello nazionale. La stessa direttiva 2006/123/CE, all’articolo 12, configura le gare come una vera e propria eccezione: se l’intento fosse stato quello di imporre sempre e comunque procedure selettive, l’articolo non sarebbe stato formulato con l’incipit condizionale “Qualora” (“Nel caso in cui”), ma in termini assoluti e generali, indipendenti dalla scarsità delle risorse naturali, applicando le procedure selettive in modo astratto, tout court ed erga omnes.
  • All’epoca, i giudici dell’Adunanza plenaria del Consiglio di Stato, nell’enunciazione dei principi di diritto (in particolare i nn. 17 e 18), hanno – a parere di chi scrive – abusato dei propri poteri. Hanno consumato i connotati dello Stato di diritto, accantonato le regole di legge e formulato una regola assoluta, generale ed astratta, pretendendo di vincolare il legislatore, anche per il futuro, dettando di fatto una riforma “a rime obbligate”. In questo modo hanno creato, in astratto ed in malam partem, erga omnes, una norma nuova nel giudizio: non più una sentenza nomofilattica, ma una vera e propria nomopoiesi. Tuttavia, la nomopoiesi, per sua natura, non può avere applicazione erga omnes: il giudice crea una nuova norma al solo fine di giustificare la decisione della singola controversia, ed è in quel contesto che la nuova regola esaurisce la sua funzione di ratio decidendi.

Credo che ormai, in Italia, la giustizia – in modo astratto, in malam partem ed erga omnes – abbia compresso, distorto e in buona parte soppresso la certezza del lavoro e del diritto delle piccole e micro imprese balneari a carattere familiare. Una malagiustizia che mina profondamente la fiducia nelle leggi e nei giudici e che rischia di spezzare il legame tra ordinamento, lavoro e comunità locali costiere.

Un balneare

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